Spi Cgil: “Rsa, risolvere subito il problema del personale”

Il sindacato chiede interventi risolutivi

Secondo il sindacato pensionati Spi Cgil, la drammatica evoluzione dell’epidemia ha evidenziato come la condizione delle Rsa sia sempre più critica. Ed è per questo richiede l’attuazione di interventi della massima urgenza.

“L’organizzazione di queste strutture, realizzata in modo da assicurare la massima socialità al grande numero di persone fragili, per età avanzata e/o concomitanza di patologie, che vi vivono ne rende la gestione estremamente difficile durante una pandemia. La dolorosa chiusura alle visite di parenti e amici si è resa necessaria a causa della grande diffusione del virus all’esterno e dell’elevato numero di asintomatici, ma deve essere sostituita da contatti video in stanze appositamente attrezzate, per mantenere vive le relazioni che sono essenziali. Rimane il rischio non eliminabile dato dal personale, ma mitigabile con la frequente somministrazione di tamponi, la stretta osservanza delle misure anti-contagio e con la disponibilità e il corretto uso dei dispositivi di prevenzione”.

“A queste difficoltà – aggiunge il sindacato – si sta aggiungendo il problema di una sempre maggiore scarsità del personale. Le Rsa, anche quelle pubbliche, sono gestite con contratti di appalto tramite le cooperative, con cui il personale ha un rapporto di dipendenza che offre remunerazione e diritti assai inferiori rispetto al contratto della sanità pubblica. In questo momento di scarsità del personale sanitario, le Asl stanno assumendo tutto il personale reperibile: parte di esso viene dalle Rsa, e di conseguenza il personale di queste strutture si sta riducendo in maniera preoccupante, mettendo a rischio la possibilità di garantire l’assistenza necessaria agli ospiti. Le scelte degli operatori per assicurarsi condizioni di lavoro migliori sono facilmente comprensibili, e riteniamo che questo derivi dalla gestione privatistica attuata in passato, sicuramente da riconsiderare. Lo Spi ritiene di massima urgenza trovare una soluzione a questo problema, perché in questo momento la possibilità che gli operatori si ammalino o debbano rimanere in quarantena richiederebbe invece un aumento della disponibilità di personale”.

“Si suggerisce quindi di perseguire ogni strada per assumere operatori che reintegrino quelli in uscita,
individuare forme di integrazione del salario, dovute alla situazione epidemica, del contratto delle cooperative che possano rendere appetibile il lavoro nelle Rsa, e realizzino una forma di equità che si spera possa divenire stabile in futuro, verificare la possibilità di intensificare la frequenza dei corsi Oss in modo da poter abbreviare l’iter formativo. È infine doveroso evidenziare come la criticità attuale suggerisca di ripensare tutto il percorso che precede l’arrivo nelle RSA, sia per strutturare percorsi di presa in carico atti a mantenere la massima salute e autonomia dell’anziano, sia per prevedere strutture e presidi maggiormente articolati, che consentano di progettare l’assistenza in modo più differenziato e personalizzato. Si tratta di scelte complesse ma che ormai come Spi riteniamo ineludibili”.

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