Campo di Marte, Scannerini (FI): “Ancora tanti dubbi sulle scelte intraprese”

Il consigliere provinciale di Forza Italia esprime le perplessità in merito al ripristino della palazzina A

“Il 15 dicembre saranno terminati i lavori a Campo di Marte ma ancora rimangono tanti punti interrogativi”. Così il consigliere provinciale di Forza Italia Matteo Scannerini solleva dubbi sui ritardi e sulle scelte intraprese dall’amministrazione per ripristinare l’edificio.

“Fa piacere che finalmente anche la Regione si sia resa conto della necessità di recuperare il vecchio ospedale di Lucca, in chiave anticovid19 – spiega Scannerini -. Ci si dimentica però un fatto importante: Alessandro Di Vito, collega consigliere lucchese di SìAmo Lucca aveva sollevato la questione già ad inizio pandemia lo scorso marzo. La sua idea venne cestinata così come senza risposte è rimasta la sua interrogazione presentata il 9 febbraio scorso, con la quale chiedeva di avere informazioni sulla organizzazione del nuovo ospedale San Luca, in chiave anticovid. Già in questo documento si evidenziava che la precedente epidemia (Sars 2003) era stata efficientemente contrastata grazie all’efficienza della struttura del Campo di Marte. Recentemente poi, è stata bocciata anche una mozione con la quale chiedeva, per il nostro vecchio ospedale, una ricognizione sociosanitaria finalizzata ad un planning generale in modo che l’azienda sanitaria quantificasse le funzioni sanitarie che avrebbe avuto necessità di collocare all’interno dell’ex presidio”.

“Bene che le sensibilità siano cambiate. Ma come al solito, i no a prescindere della sinistra alle idee che provengono da esponenti dell’altro schieramento politico, ci fanno rimanere indietro. Non si capisce poi la scelta della palazzina A, senza antisismica, quando esiste quella O, sempre all’interno del Campo di Marte nata per le problematiche dell’Aids, inaugurata nel 2003 e adibita una volta alle malattie infettive – va avanti Scannerini -. Già utilizzata, seppur in ritardo, lo scorso aprile, in quanto con il suo ingresso separato, la potenziale capienza di 90 posti letto, gli adeguati scambi di aria nelle stanze a ‘pressione negativa’ e il suo isolamento dagli altri edifici, è perfetta per la gestione di questa emergenza. Perché allora questa scelta e questo spreco di tempo e risorse per una ristrutturazione di un edificio, la palazzina A,  i cui lavori di costruzione sono iniziati negli anni sessanta e terminati negli anni ottanta? Ricordiamo che uno dei motivi a sostegno del nuovo ospedale era la mancanza dei criteri antisismici in queste vecchie strutture: e ora ci sono? Ci piacerebbe avere una risposta”.

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