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Povertà, con la pandemia aumentano del 30% le persone accolte ai centri di ascolto della diocesi

Per la prima volta, stando al dossier del primo semestre 2020, sono più italiani che stranieri a chiedere aiuto

Nel 2019 le persone accolte dalla Caritas di Lucca sono state 1904 e nel 2018 erano state 1653. Un trend in sensibile crescita purtroppo confermato nei primi 6 mesi del 2020, anche a causa della pandemia. Nel primo semestre dell’anno, infatti, si è registrato un aumento del 30% delle persone accolte rispetto agli stessi mesi del 2019: gli italiani a chiedere aiuto alla Caritas per la prima volta superano gli stranieri.

Sono i dati contenuti nel dossier sulla povertà nella Diocesi di Lucca 2020, intitolato Vicinissimi a portata di mano, presentato oggi (27 novembre) in conferenza online a cui hanno partecipato il vescovo di Lucca Paolo Giulietti e la direttrice della Caritas di Lucca, Donatella Turri.
Con un breve saluto il Vescovo Paolo introduce il rapporto della Diocesi sulla povertà del comune di Lucca, riferito ai primi sei mesi di quest’anno.

“Sono molti anni che la Caritas compila questo dossier ed è importante perché fotografa la situazione di povertà che vive la nostra provincia, quest’anno i dati hanno strabordato anche nei primi mesi del 2020. Caritas durante il lockdown è rimasta attiva per alcuni servizi ed è stato possibile misurare la situazione, con un riscontro immediato sulla quantità di persone che si sono avvicinate ai nostri sportelli di ascolto o che hanno fatto richiesta per alcuni aiuti – precisa il vescovo Paolo Giulietti – Il mio più grande ringraziamento va ai volontari che hanno prestato il loro impegno anche nei mesi della pandemia. La situazione attuale è interessante e con questo studio è possibile constatare le differenze prima e dopo lo scoppio dell’emergenza sanitaria. Naturalmente a pagare il prezzo maggiore di questa situazione sono le fasce più deboli della popolazione e questo conferma le numerose difficoltà del nostro sistema sociale”.

“Come suggerisce Papa Francesco – conclude il Vescovo – c’è bisogno di impegno per venire incontro alle difficoltà, ma ci vuole anche un ripensamento su ciò che viene fatto e i presupposti giusti per contrastare questa area di povertà che si sta allargando ogni anno di più”.

Il dossier compilato dalla Caritas si compone di quattro capitoli per un totale di poco meno di 100 pagine. Nel primo capitolo vengono presentati i dati raccolti dai Centri di ascolto (Cda) nel 2019, integrati con quelli raccolti nel primo semestre del 2020. Nel secondo capitolo, ci sono alcune informazioni sul vissuto degli operatori volontari che hanno prestato la loro opera in prima linea durante gli ultimi difficili mesi. Poi vi sono due capitoli, con considerazioni sul ruolo della solidarietà diffusa e delle strategie presenti di contrasto alla povertà, con un focus sul Fondo RiUscire, e alcune riflessioni sugli scenari possibili dei prossimi mesi.

L’obiettivo del dossier, come ogni anno, è duplice, spiegano dalla Caritas diocesana: “Da una parte fornire informazioni sui meccanismi di impoverimento alle istituzioni e a tutta la comunità, dall’altra attivare tutti i soggetti nella costruzione di strategie di contrasto sempre più efficaci, anche attraverso la mobilitazione del potenziale civico presente sul territorio. Insieme a questi due obiettivi tradizionali, quest’anno se ne aggiunge un terzo: legare la lettura dello scenario pre-covid con la situazione conseguente alla diffusione del virus. Infatti la pubblicazione nel Dossier anche dei dati del primo semestre 2020, caratterizzati per la gran parte dall’emergenza Coronavirus, mette in luce alcune forme di disuguaglianza di vecchia data e altre di più recente definizione“.

“Questo è il frutto del lavoro di molti volontari che hanno proseguito il loro impegno durante i mesi della pandemia – precisa la direttrice della Caritas di Lucca, Donatella Turri -. Abbiamo dedicato anche un capitolo del dossier per raccontare il loro vissuto, perché è una testimonianza importante che non deve andare persa. Dei 400 volontari che di solito abbiamo sul territorio, durante il lockdown se ne sono aggiunti altri 200, molti sono ragazzi che una volta che c’è stata la riapertura sono tornati ai propri lavori, ma con molti riusciamo ancora ad avere dei contatti”.

Il confronto dei dati 2019, con il parziale del 2020, fa emergere chiaramente che l’emergenza sanitaria si è innestata in un tessuto socioeconomico di per sé già ricco di fragilità e in esso ha contribuito ad accentuare la forbice delle disuguaglianze sociali pregresse. “Non bisogna infatti dimenticare – si fa notare nel dossier – che la preesistenza di disuguaglianze costituisce un elemento di vulnerabilità dei territori in caso di condizioni di emergenza sanitaria. Diverse realtà che lavorano a contatto con la deprivazione, tra le quali i Cda della Caritas, avvertono il rischio dell’aggravamento della situazione di disagio di coloro che sono già poveri e lo scivolamento in povertà di nuove persone. Il virus e le politiche di contenimento, infatti, colpiscono in modo tutt’altro che democratico la popolazione”.

E’ sempre dello stesso parere anche la direttrice della Caritas Donatella Turri: “La pandemia ha accelerato le dinamiche di impoverimento che erano già state individuate nel 2019. Con il 2020 vi è stato un incremento degli accessi ai servizi di almeno un 30 per cento in più rispetto all’anno precedente, che consistono in più di 900 persone, di cui 450 circa sono i nuovi contatti. Questo dato oltretutto è sottostimato – continua – perché gli operatori tutt’oggi gli operatori si stanno mettendo in pari con le registrazioni”.

I dati raccolti nei centri di ascolto durante il 2019. Nel 2019 i Cda, dopo un periodo di stabilizzazione degli accessi, registrano un nuovo e significativo aumento di richieste di aiuto. Le persone accolte sono state 1904, contro i 1653 dell’anno precedente. Questo incremento è riconducibile in buona parte all’aumento di coloro che si sono rivolti per la prima volta ai cda (419 nuovi accessi). Il fenomeno si è aggiunto alla permanenza in condizione di bisogno delle persone già conosciute negli anni precedenti. I cittadini che si rivolgono al CdA sono nella grande maggioranza dei casi, giovani. A Lucca e nella Piana di Lucca la fascia di età maggiormente rappresentata è quella 35-44 anni, mentre nelle altre zone (Versilia e Valle del Serchio) è 45-55 anni. Ma in generale il 68,61% delle persone accolte ha meno di 44 anni (contro il 41,13% dell’anno precedente).

I cittadini con più di 65 anni, non in età da lavoro, costituiscono l’11,27% e quasi sempre sono di nazionalità italiana. Le donne sono più giovani degli uomini e risultano più rappresentate soprattutto nella fascia di età che va dai 25 al 44 anni. Anche con riferimento al 2019, guardando i dati relativi alla distribuzione delle persone incontrate per stato civile, genere e età ci si rende facilmente conto che la grande maggioranza delle richieste di aiuto formulate presso i CdA provengono da contesti familiari composti da coppia di adulti in età lavorativa con figli piccoli, oppure da famiglie monogenitoriali. Situazione che appare valida sia per gli italiani, sia per gli stranieri.

“Tutto questo, come sottolineato più volte anche in passato – è stato spiegato -, è indicativo della presenza sul territorio di un numero significativo di minori che sperimenta forma di povertà, con le conseguenze drammatiche che da questo deriva in termini di riproduzione delle carriere di povertà nei singoli nuclei familiari e in merito alla fragilità della comunità tutta, che preserva al suo interno forme importanti di vulnerabilità e meccanismi di marginalizzazione. Tra gli italiani vi è in più un gruppo di persone anziane e un sottogruppo di uomini intorno ai 50 anni, con limitate competenze lavorative, che chiede aiuto prevalentemente per difficoltà economiche nella gestione delle spese straordinarie e per uscite monetarie legate a esigenze di natura sanitaria”.

Il lavoro continua a rappresentare una delle dimensioni fondamentali intorno alle quali si sviluppa il percorso di impoverimento: il 63,28% delle persone incontrate è disoccupata. Nel 9,96% dei casi l’occupazione non basta a far fronte alle esigenze della famiglia. Un altro fattore di disagio è rappresentato dalla condizione abitativa. La casa, che, quando è presente, solitamente è in locazione (36,04%), costituisce una spesa che grava in maniera significativa nei percorsi di vita delle persone incontrate. Rilevante è anche il numero di soggetti che hanno un alloggio precario o sono senza alloggio (9.13%), oppure che ricorrono a forme di coabitazione temporanea con amici e parenti (8.56%). La povertà economica grave (60.43%) e le difficoltà nel mercato del lavoro (23.72%) rappresentano le principali problematiche per le quali i cittadini si rivolgono ai CdA in cerca di aiuto.

I dati raccolti nei cda nel primo semestre del 2020. Nel primo semestre del 2020 i dati raccolti presso i CdA della Diocesi di Lucca mostrano un aumento considerevole del numero di persone che hanno richiesto aiuto rispetto al 2019. Alla fine di maggio le persone incontrate erano 979, circa il 30% in più rispetto a quelle registrate nello stesso semestre dell’anno precedente. “È importante dire – fanno sapere dalla Diocesi – che si tratta di un dato sottostimato. Durante i mesi di diffusione massiccia dell’epidemia molti volontari sono stati interamente assorbiti dalle attività di aiuto e non sono riusciti a registrare nel programma di raccolta dati tutte le attività e i contatti avuti. Gli inserimenti stanno continuando anche in questi giorni. Sarà possibile avere un quadro più puntuale del fenomeno nel prossimo dossier sulle povertà e le risorse. Tuttavia già fermandoci a questi numeri siamo comunque davanti ad un incremento consistente. A questo si aggiunge il dato che mostra un aumento anche superiore al 100% nei servizi più facilmente monitorabili come quelli di risposta alla marginalità estrema e ai bisogni primari, che sono del resto gli unici servizi rimasti aperti in maniera continuativa durante il periodo del lockdown (ad esempio mense e centri distribuzione alimentare). È prevedibile che almeno una parte di queste persone continueranno a rivolgersi ai Centri di Ascolto e ai servizi Caritas nel secondo semestre del 2020. Le informazioni in nostro possesso segnalano un aspetto importante rispetto alla ripartizione tra italiani e stranieri. Per il primo anno assistiamo al sorpasso della presenza italiana (50,9%) rispetto a quella straniera (49.1%). Un dato interessante riguarda il fronte lavorativo. Oltre a una forte presenza di persone disoccupate, cresce il numero di persone che dichiarano di avere un’occupazione. Le domande di aiuto sono fortemente concentrate, ancora più che nel passato, sul disagio economico grave (73,3%) e sulle richieste di aiuto nella ricerca del lavoro”.

Il vissuto dei volontari dei centri di ascolto. Si sono svolte interviste specifiche sui volontari che hanno reso possibile delineare un quadro del loro vissuto così sintetizzabile: nella prima fase di sviluppo del virus e con l’inizio del lockdown (marzo aprile) anche tra i volontari erano prevalenti sentimenti di incertezza e smarrimento di fronte a qualcosa di mai visto, cui lentamente però hanno fatto spazio la voglia di fare squadra per essere presenti e portare aiuto. Gli appelli a donare tempo per chi era in difficoltà hanno raccolto molti nuovi volontari, soprattutto giovani, che hanno potenziato e sostenuto la risposta nell’emergenza e anche nei mesi successivi. Tra maggio e ottobre, con la riapertura e poi l’arrivo della nuova ondata, da parte dei volontari c’è maggiore stabilità ma anche il timore di non riuscire a fare abbastanza. Ai 400 volontari già attivi, durante la fase del lockdown se ne sono aggiunti circa 240, di cui circa 20 scout, che hanno supplito alle difficoltà incontrate dalla metà circa dei volontari parrocchiali, per i limiti dell’età.

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