Piano freddo, al Foro Boario le associazioni in campo foto

Dal pranzo all'assistenza, ecco come l'emergenza covid ha modificato la struttura

Prosegue l’approfondimento sul piano freddo messo in campo dall’amministrazione comunale per aiutare le persone colpite da estreme e gravi condizioni di marginalità. Una misura emergenziale volta ad affrontare le basse temperature invernali e nel momento attuale anche di dare un po’ di sostegno a chi vive una situazione emergenziale, sia da un punto di vista economico che sanitario. Il Piano Freddo nasce dal Tavolo Marginalità, messo in campo dall’amministrazione, al quale siedono l’assessorato alle politiche sociali e tutte le associazioni e le realtà del volontariato presenti sul nostro territorio.

Come spiegato dall’assessora con delega alle politiche sociali, Valeria Giglioli, per il terzo anno viene istituito il piano freddo, questo inverno con importanti novità. Sono riproposti i dormitori di emergenza al Foro Boario e alla Carlo del Prete, ma vengono aperti anche dei centri diurni, sempre al Foro Boario e in via Brunero Paoli nel centro storico di Lucca. Gli spazi per il diurno, includono, la mensa, l’utilizzo di docce, la lavanderia e altri servizi definiti essenziali.

Fabio Casapieri, dell’associazione Onda espressiva, che si occupa di politiche giovanili e di varie associazioni sul territorio, gestisce dal 2011 gli spazi del Foro Boario, con notevoli risultati: “Fino allo scorso anno, dall’inizio del progetto, partito nel 2011, sono 112 le associazioni/realtà, che hanno utilizzato gli spazi del Foro Boario. Inoltre nel 2019 (prima dell’emergenza Covid), il foro è stato utilizzato l’88 per cento dei giorni dell’anno”.

Un’attività che praticamente non si è mai fermata e un luogo a disposizione di tutti per affrontare le più disparate esigenze e realtà, dalle associazioni sportive dilettantistiche, alle associazioni di musica e eventi.
Con l’arrivo dell’emergenza Covid e con le basse temperature invernali, il Foro Boario cambia volto e viene utilizzato per far fronte alle varie situazioni, diventando un centro adibito alla prestazione di servizi essenziale per le persone che hanno bisogno.

“Per affrontare l’emergenza delle basse temperature invernali e della pandemia, abbiamo fatto tesoro dell’esperienza del lockdown vissuta a primavera – spiega Fabio Casapieri di Onda Espressiva –. C’è stata un’estrema fiducia, anche da parte dell’amministrazione, nel riportare tutto al Foro Boario. Dal 1 dicembre al 28 febbraio da noi è aperto il dormitorio straordinario maschile e lo spazio per i servizi diurni. Molte le associazioni, tra le quali Onda espressiva, hanno compreso la necessità di creare questo spazio, per aiutare con servizi essenziali chi ha gravi problemi di marginalità”.

Negli spazi del Foro Boario dalle 11,30 alle 14 viene servito il pranzo grazie all’impegno dell’associazione Gvai, la stessa che si occupa anche della gestione della mensa della carità in via del Fosso.

Dalle 9,30 alle 16,30 è possibile accedere ai servizi messi a disposizione nello spazio diurno.
“In ogni momento della giornata sono presenti gli operatorio della cooperativa ‘L’impronta’, che seguono e danno una mano alle persone, con massima attenzione anche al un punto di vista sanitario, grazie ai contatti diretti con Misericordia, Croce rossa, Croce verde e Asl – prosegue Casapieri –. Le associazioni di volontariato hanno un ruolo di accoglienza, misurazione della temperatura corporea e controllo mascherine. Due bagni sono stati dotati di doccia e ciò sottolinea l’importanza che viene data all’igiene, le docce in un futuro potranno essere utilizzate dalle numerose società sportive che occupano stabilmente il Foro Boario”.

Il centro diurno è accessibile a tutti, donne, anziani e bambini, il dormitorio straordinario invece è rivolto esclusivamente agli uomini, il dormitorio straordinario femminile si trova alla Carlo del Prete. Gli operatori che si occupano della gestione e accoglienza delle persone fanno parte della cooperativa L’impronta.
“Per ovvie ragioni il dormitori sono divisi tra maschi e femmine – precisa Federico della cooperativa L’impronta – il dormitorio notturno straordinario femminile si trova alla Carlo del Prete, il dormitorio maschile al Foro Boario con 18 posti letto. Gli spazi diurni invece sono una novità importante di quest’anno e servono anche per fronteggiare l’emergenza legata al Covid-19. Permettono alle persone di avere una base in cui poter stare al caldo durante il giorno, di ordinare il pasto pranzando qui da noi, abbiamo la macchinetta del caffè, portiamo quotidiani locali, giornali, riviste e libri. Intorno al 20 dicembre abbiamo fatto richiesta, tramite associazioni vicino a noi, per la donazione di libri e sono stati portati al Foro Boario, per creare una piccola libreria da mettere a disposizione degli ospiti. Mettiamo a disposizioni giochi per il tempo libero, carte, dama, scacchi, biliardino e anche il wi-fi”.

Il centro del Foro Boario è aperto tutti giorni della settimana, sette giorni su sette, senza alcuna pausa per le feste, dal 1 dicembre fino al 28 febbraio e forse sarà prorogato, ma questo spetterà al comune a deciderlo.

Fino ad adesso, quante persone si sono rivolte al centro del Foro Boario? Quanti hanno usufruito dei servizi messi a disposizione nel piano freddo?

“I dati precisi ad oggi, possiamo riferirli solamente al mese di dicembre e possiamo dire che c’è stato un po’ di movimento diurno – dice Federico della cooperativa “L’impronta” – Nella prima metà di dicembre, abbiamo avuto una media alla settimana al di sotto delle 20 persone, nel fine settimana il numero saliva fino alle 25 persone. Nella seconda parte di dicembre, con l’arrivo delle feste, il numero è salito ad una media di 20-25 accessi al giorno al diurno e nel fine settimana siamo arrivati a 32-33 persone”.

Sono dati che il Foro Boario riesce a soddisfare grazie al fatto che il numero degli accessi non è contemporaneo, ma i dati si riferiscono a tutta la giornata, altrimenti i problemi sarebbero maggiori.
L’unico grosso inconveniente è quello di garantire le distanze per le misure anti contagio – prosegue Federico –. Se nell’orario diurno si raggiungono anche più di 30 accessi al giorno, per noi è impossibile sostenere questo numeri tutti insieme, quando si parla di accessi giornalieri ci riferiamo a dei numeri non contemporanei, contiamo un massimo di 20 persone da poter gestire assieme. Non abbiamo necessità di organizzare dei turni, nemmeno durante il servizio di mensa, con le persone abbiamo instaurato un rapporto, perché ormai li conosciamo bene e sono collaborativi, siamo riusciti trovare una buona sinergia che ha risolto molti problemi”.

Le misure di distanziamento sociale portano notevoli inconvenienti anche durante le ore notturne, il numero massimo di posti letto disponibili nel dormitorio di emergenza è di 18 persone e non è possibile garantire l’accesso ad un numero maggiore.
“La notte, quando arriviamo alle 18 persone, non è più possibile accedere, ma per adesso, per fortuna non è mai rimasto fuori nessuno – dice Federico -.  Su 45 notti, abbiamo raggiunto il massimo numero, cinque o sei volte, non di più, possiamo dire che la media degli accessi per il dormitorio straordinario notturno è di 16-17 persone”.

Di fronte all’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia di Covid-19, molte persone si sono lamentate di difficoltà nel mettersi in contatto con i propri medici di famiglia, facendo una gran fatica ad accedere alla così detta “medicina territoriale”.
“Sulla questione sanitaria bisogna fare molta attenzione – spiega l’operatore della cooperativa “L’impronta” – spesso alcune persone ci vengono a chiedere una mano su come far fronte a determinate situazioni di problematiche sanitarie, c’è chi lamenta un dolore, o altri problemi cronici. Non tutti hanno un medico di famiglia, le situazioni sono molto variegate, c’è chi non ce l’ha mai avuto, chi non ce l’ha da anni. Noi ultimamente stiamo cercando di fare un po’ da tramite tra le persone e i servizi. Non con poche difficoltà, perché gli strumenti a nostra disposizione sono pochi. Continueremo a documentare le situazioni più fragili, è successo che vengono persone diabetiche o con problemi alla vista e abbiamo cercato di farli accedere a servizi diretti”.

Molte persone che accedono ai servizi di emergenza previsti dal piano freddo, non hanno un tetto sopra la testa, di conseguenza non hanno nemmeno una residenza.
Se non si ha una residenza non si ha accesso a tutta una serie di diritti a cascata, non puoi avere documenti, Isee, carta d’identità, codice fiscale e nemmeno un medico di famiglia. Ripeto, non tutti si trovano nella stessa situazione, le persone che hanno accesso al centro sono di tutte le età, si vai dai 25-30 anni, fino ai 60, ci sono tanti italiani e stranieri, lucchesi e di altre città, la maggior parte sono uomini”.

La cooperativa L’impronta mette a disposizione del centro sei operatori a cui si uniscono i volontari che offrono un apporto importante nelle situazioni della giornata più concitate, come durante il pranzo. La sera, in apertura del dormitorio notturno, dopo l’accoglienza, un operatore rimane fino alla mattina dopo.

“All’interno del centro non vi è un vero e proprio regolamento, ma vi sono norme di convivenza, non chiediamo una registrazione con documenti, altrimenti sarebbe un controsenso, ma se si verificano dei problemi siamo costretti ad intervenire”.
Sicurezza e controlli vengono garantiti anche dai tempestivi interventi di polizia municipale e Carabinieri, che monitorano la situazione in caso di problemi.

“Un piano freddo è una situazione emergenziale – conclude Federico della cooperativa L’impronta – ma la soluzione, è quella di trovare una stabilità nel reinserire una persona all’interno della società, dopo anni per la strada al freddo a chiedere spiccioli, c’è anche un assurdo modo di adagiarsi alla situazione, assurdo perché difficilmente condivisibile, vista la situazione di marginalità estrema in cui si trovano”.

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