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Giornata della Memoria: medaglie d’onore ai familiari delle vittime dei campi di concentramento foto

Ieri la cerimonia in prefettura. Fosco Guidugli, Geremia Lorenzetti e Giovanni Unti gli insigniti dal presidente della Repubblica

Il prefetto ha consegnato tre medaglie d’onore ai familiari delle vittime dei crimini nei campi di concentramento. L’obiettivo è “preservare e rinsaldare ogni giorno i valori che pongono al centro la persona umana e la sua dignità senza alcuna discriminazione”.

Nell’ambito delle manifestazioni celebrative del Giorno delle Memoria si è svolta ieri (25 gennaio) in prefettura la consegna, in forma privata, delle medaglie d’onore che il presidente della Repubblica concede agli ex internati nei campi di prigionia durante il secondo conflitto mondiale.

Quest’anno gli insigniti della provincia di Lucca sono stati tre: Fosco Guidugli, Geremia Lorenzetti e Giovanni Unti.

“Mai come quest’anno – ha detto il prefetto Francesco Esposito – la memoria non si ferma. Anzi proprio ora, mentre siamo costretti a sostenere forti sacrifici, dobbiamo ancor più tener viva la memoria di quella orrenda pagina della storia recente dell’umanità. L’emergenza pandemica non deve portarci ad abbassare l’attenzione su quegli episodi di offesa dei diritti umani che ancora oggi minacciano il nostro vivere civile. Ricordare ma non solo, dobbiamo anche indagare le cause che portarono al compimento di quelle barbarie, affinché non si ripetano mai più. Abbiamo il dovere di farlo per evitare che con il progressivo venir meno dei testimoni diretti, si perda di vista il pericolo che si può annidare ogni qualvolta si apre una frattura nel baluardo dei nostri valori. Siamo chiamati tutti, non solo oggi in occasione di questa ricorrenza ma ogni giorno, a preservare e rinsaldare quei valori e ognuno di noi deve impegnarsi a farlo nei gesti quotidiani, nelle piccole attenzioni senza lasciarsi andare all’indifferenza o all’egoismo, condannando la violenza, la prevaricazione e ogni forma di discriminazione”.

Per ribadire la centralità delle nuove generazioni, incaricate di mantenere vivo il ricordo di ciò che è stato per essere testimoni nel prossimo futuro di un modello di cittadinanza attiva, attenta all’altro e al vivere civile della propria comunità, il prefetto ha coinvolto anche la Consulta degli Ssudenti che ha preso virtualmente parte alla Giornata con questo messaggio: “Il significato della memoria non si riduce solo al ricordo degli eventi avvenuti tra il 39 e il 45, ma rappresenta anche un monito per il futuro che ci deve far pensare al dolore che una parte dell’umanità ha provato. Questi avvenimenti hanno dato il via alla costruzione di una Europea Unita e pacifica. La consulta si impegna con tutti i suoi studenti a portare avanti un forte piano di sensibilizzazione su questi argomenti. In tempi come questi, in cui siamo separati dal distanziamento sociale e dalle norme di restrizione, ognuno di noi si sente di dare il più caldo e vigoroso supporto virtuale a chi si impegna affinché stragi come queste non si verifichino più, e a chi purtroppo ha subito direttamente gli effetti di queste sciagure”.

FOSCO GUIDUGLI
Nato a Massa l’1 agosto 1907 è militare di professione. Sottufficiale capocannoniere in servizio sull’incrociatore Fiume è ferito nello scontro di capo Matapan e fatto prigioniero in Grecia. Liberato dai tedeschi, torna in Italia, si sposa, riprende l’attività militare, incaricato di seguire i corsi per ufficiali a Gaeta e poi a Venezia, alla colonia Alberoni. Qui lo coglie l’8 settembre; rinunciando alla fuga, è catturato dai tedeschi. La sua prigionia comincia con un lungo terribile trasferimento a Thorn, in Polonia, poi a Gorlitz, quindi nel distretto di Breslavia, Comando di Sagan, nello Stalag OttavoC, dove comincia il lavoro forzato in condizioni di sopravvivenza sempre più dure. Con il 20 settembre del 1944 inizia il suo nuovo status di lavoratore civile straniero a Blechhammer nell’Alta Slesia, da dove riesce a fuggire il 24 gennaio 1945, iniziando un percorso verso il fronte russo, che raggiunge a Staro Konstantinov.  Da qui potrà iniziare, il 20 agosto un lungo e avventuroso viaggio di ritorno che lo ricondurrà il 15 settembre a casa, a Viareggio.

GEREMIA LORENZETTI
Nato a Castiglione Garfagnana il 15 febbraio 1915, figlio di Giovanni, morto nella Grande Guerra e di Alitti Annina che pure lo aveva presto lasciato orfano, inizia giovanissimo la sua carriera di insegnante elementare con diversi incarichi in Garfagnana. Chiamato alle armi con la leva della sua classe nel 1936, congedato in vista della sua partecipazione al Corso allievi ufficiali, allo scoppio della guerra è verosimilmente risparmiato dal richiamo, sia per classe di età che per carichi di lavoro e di famiglia, che ha presto messo su, trasferendosi poi a Massa dove dal 1942 insegna stabilmente. Reclutato solo nelle ultime fasi della guerra, convocato in fanteria presso una caserma vicino Firenze, qui è catturato l’11 settembre 1943 dall’esercito tedesco e deportato in Germania. E’ imprigionato nel lager Stalag VII B, dislocato a Memmingen e quindi assegnato per il lavoro coatto nel campo di Lindenberg (Allgau). Finita la guerra può iniziare il rimpatrio il 30 luglio 1945 e si ricongiunge alla famiglia, tornata da Massa a Castiglione il 4 agosto.

GIOVANNI UNTI
Nato a Porcari il 4 maggio 1923, coltivatore diretto prima e dopo la prigionia, è interessato alla chiamata di leva proprio nelle ultime fasi della guerra. Presentatosi in caserma a Lucca il 5 gennaio 1943, ha come destinazione il 65esimo reggimento di fanteria di Piacenza, che raggiunge il 7 gennaio, per essere poi trasferito il 20 giugno alla 154esima Compagnia Presidiaria. Sbandato dopo l’8 settembre, la sua cattura ad opera dei tedeschi avviene, durante i rastrellamenti dell’estate del 1944, il 26 giugno. Portato a Savona, poi su carro ferroviario a Innsbruck, è infine destinato nei campi di concentramento tedeschi, nei pressi di Lubecca, nel nord della Germania. Qui è destinato al lavoro coatto, in condizioni disumane e pressoché disperate. Alla fine della guerra, abbandonato il campo dai tedeschi, si dà alla fuga con un suo compagno. Dal campo, dove ritorna con gli inglesi che avevano liberato la zona, avvia il suo ritorno in Italia che si conclude alla fine dell’agosto 1945.

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