Ex Manifattura, Lazzarini: “Maggiori interessi calcolati nel project simili al contributo chiesto al Comune”

Il commercialista di Salviamo la Manifattura mette nel mirino l'operazione

“I maggiori interessi calcolati nel Project Financing, rispetto a quanto si potrebbe spuntare ricorrendo al mercato del credito, sono molto simili al contributo richiesto al Comune che, com’è noto, consiste nel cedere l’immobile della Manifattura sud stimato 3 milioni e 200 mila euro”.  A sostenerlo è il commercialista Giorgio Angelo Lazzarini per il comitato Salviamo la Manifattura, che torna così sull’argomento affrontato nei giorni scorsi.

“Il sindaco Alessandro Tambellini giustamente, durante la recente seduta della Commissione consiliare di controllo e garanzia convocata da Remo Santini, ha detto che si prenderà altro tempo per approfondire – spiega Lazzarini -. Un approfondimento che ritengo opportuno, viste tutte le questioni aperte e i molteplici aspetti riguardanti proprio il project financing dei parcheggi, modificato per la terza volta da Coima. Si era già ipotizzata una non completa conformità dell’indice Wacc (costo medio ponderato del capitale), rispetto alle linee guida redatte recentemente da Anac. Ma ora vorrei provare a scendere più nel dettaglio. Leggendo il Piano economico finanziario si nota che la società di Project, per un investimento di circa 15 milioni, sarà dotata di un capitale di soli 1 milione e 500 mila euro. 12 milioni e 560 mila euro saranno immessi infatti nella società dai soci ma a titolo di prestito al tasso del 4 per cento (i primi due anni al 2%)”.

“La durata del prestito è ventennale – va avanti Lazzarini -. I soci verseranno il finanziamento in due tranche durante i primi due anni e a partire dal terzo cominceranno le rate di rimborso comprensive di capitale e interessi. In venti anni il prestito produrrà interessi pagati ai soci della Società di Project o a chi tra essi presterà i 12,56 milioni di finanziamento, per la ragguardevole somma di 5 milioni e dodicimila euro, così come riportato nel Pef. Quello che si era rilevato, a commento del Wacc, era che il tasso del 4% pareva veramente alto rispetto al mercato del credito bancario attuale, dove i tassi sono molto, molto bassi e lo resteranno per molto tempo secondo gli analisti. Ora, prendendo esattamente lo stesso piano di rimborso in linea capitale e sostituendo al 4% un tasso dell’1%, che potrebbe essere spuntato concedendo una garanzia reale sull’immobile della manifattura (che si appresta a ricevere investimenti per 60 milioni), si può facilmente procedere al riconteggio degli interessi, determinando la somma di 1 milione e 300 mila Euro (contro i 5 al tasso del 4%). Se volessimo considerare un tasso del 1,5% gli interessi salirebbero a poco meno di 2 milioni. Se poi volessimo considerare prudenzialmente un tasso del 1,75%, l’importo degli oneri finanziari sarebbe di 2 milioni e 260 mila Euro”.

Secondo Lazzarini la differenza tra i 5 milioni (al 4% ) inseriti nel Project e gli interessi ricalcolati con tassi più convenienti sarebbe: nel caso di interessi di mercato dell’1% di oltre 3 milioni e mezzo, nel caso del tasso all’1,5% di circa 3 milioni e, al tasso dell’1,75%, di 2 milioni e 700 mila Euro; quindi, facendo la media tra le tre ipotesi il differenziale medio potrebbe assestarsi a 3,160 milioni.

“Se l’osservazione è giusta, non può non notarsi che i maggiori interessi calcolati nel Project rispetto a quanto si potrebbe spuntare ricorrendo al mercato del credito, sono molto simili al contributo richiesto al Comune che, com’è noto, consiste nell’immobile della Manifattura Sud stimato 3 milioni e 200 mila euro – conclude l’esponente del comitato Salviamo la Manifattura -. In termini finanziari, in sostanza, si potrebbe ipoteticamente concludere che il contributo del Comune (cioè l’immobile della Manifattura Sud) paga i maggiori interessi (rispetto a quelli che si potrebbero spuntare dal mercato del credito), che affluiscono alle casse dei Soci del Project. Quindi se giusta è l’ipotesi, si potrebbe concludere che qualora si prendessero i capitali a prestito dalle banche e non dai Soci, non occorrerebbe che il Comune concedesse il contributo, poiché il piano resterebbe egualmente in equilibrio. Facendo valere queste considerazioni l’immobile potrebbe restare nel patrimonio del Comune come valore, altrimenti perduto”.

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