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Uniti per la manifattura lancia un ultimo appello al sindaco: “Fermatevi”

Il comitato: "La Manifattura non merita il progetto Coima, per la sua storia e la sua identità culturale"

Il comitato Uniti per la Manifattura lancia un ultimo appello al sindaco e all’amministrazione per chiedere di fermare il progetto Coima-Fondazione.

“Apprendiamo che il 25 marzo si dovrebbe tenere un Consiglio comunale per decidere in modo definitivo – si legge nella nota -. Desideriamo sottolineare alcuni aspetti decisivi di questa vicenda così importante per il futuro della città, per il ruolo delle istituzioni, per la nostra vita democratica. Sono emerse in questi giorni, anche grazie al serio e approfondito lavoro di esperti legali, ingegneri e commercialisti indipendenti, vistose contraddizioni tra le parole proclamate dal sindaco e dal presidente della Fondazione e quanto scritto nei documenti ufficiali.  Ci dicono che dopo venti anni di degrado bisogna cogliere l’occasione, il treno che passa. Chi ha permesso questo degrado, chi ha aspettato venti anni? Questa amministrazione e quelle precedenti, non certo i cittadini lucchesi. Che ora sono chiamati a pagare”.

“Ci dicono che non ci sono alternative: il treno che passa, l’occasione storica, sarebbe l’accoppiata Coima-Fondazione – prosegue la nota -.
Qualcuno ha visto cosa fa in giro per l’Italia Coima? Quali sono le caratteristiche e la storia di questa impresa? E perché dobbiamo accettare la prima proposta che arriva, farla modificare solo in dettagli marginali per ben tre volte, rifiutare altre proposte senza neanche esaminarle? La verità purtroppo è  che si pensa a fare un po’ di cassa in assenza di una chiara, globale visione del futuro della città e delle sue istituzioni. Col rischio che questa operazione realizzi un danno erariale, mentre favorisce interessi privati. Non può esistere interesse pubblico nel togliere i parcheggi, e relativi introiti, alla società Metro, azienda partecipata dal Comune, per passarli alla privata Coima & soci. E mentre manca un piano aggiornato e adeguato di mobilità del Comune e della Piana di Lucca, in un’ottica di area vasta, alla luce dei nuovi orientamenti ecologici e ambientali, ci si appresta a subire anche su questo terreno le pesantissime imposizioni di Coima”.

Uniti per la Manifatture chiede poi alcuni chiarimenti alla Fondazione. “Nella sua mission c’è anche la ristrutturazione di parcheggi? – prosegue il comitato -. Ci spiega il presidente in cosa consisterebbe l’operazione di ‘acquisto’ di 2500 metri dei 18.000 di cui si tratta se, a parole, la Fondazione dovrebbe già esserne e restarne proprietaria? Quindi è falso che la Manifattura non viene venduta. La Manifattura, valutata quattro soldi, entra in quel gioco di scatole cinesi definito Fondo chiuso con una operazione niente affatto trasparente in cui si intrecciano gli interessi di Coima, Rocco & Puccetti e Fondazione, che in ogni caso è soggetto privato, altra cosa dal Comune e dalla proprietà pubblica”.

“Ci dicono: non ci sono soldi, bisogna bussare ai privati – va avanti la nota -. Falso. I soldi si trovano, se si cercano con competenza e professionalità. Molti Comuni anche vicini a noi,  da anni realizzano progetti importanti di valore culturale, ambientale e sociale, con fondi regionali, nazionali ed europei. Perché non si seguono questi percorsi? Non rispondono. Ci dicono anche che faranno, non si sa quando e come, nella Manifattura 25 appartamenti poi negozi, uffici e un qualche spazio per eventi culturali, tutto e il contrario di tutto. Sanno che vi sono precisi vincoli della Sovrintendenza che li impediscono in quanto bene culturale? Dunque è solo un fritto misto senza capo né coda. Il tentativo di dare un contentino ai non pochi clientes , che curano con sguardo miope il loro orticello, in attesa che si realizzi tutto quello di cui la città non ha bisogno”.

“Ci dicono che sono democratici e che sanno ascoltare – prosegue ancora il comitato -. Ci sarebbe da ridere se la questione non rasentasse il tragico. Non siamo, ormai, solo di fronte alla finzione del circuito partecipativo ma ora registriamo anche un giro di vite sulla democrazia formale nelle istituzioni che ci preoccupa fortemente. Ci dicono infine che non abbiamo idee, che sappiamo solo dire no. Falso. Noi le idee le abbiamo. Non è a noi che manca una visione d’insieme del futuro di Lucca in raccordo con la Piana; una strategia sul possibile uso delle varie strutture pubbliche, un piano della mobilità aggiornato in chiave ecologica, un piano abitativo serio sulla base di un censimento degli alloggi vuoti che sono sicuramente alcune migliaia e della nuova domanda sociale, un vero programma di decementificazione e di realizzazione di isole verdi nella città”.

“Noi le idee le abbiamo. E dalle idee nascono i progetti. E la Manifattura non deve diventare un banale contenitore di auto né luogo di residenze e negozi. La Manifattura non lo merita: per la sua storia e la sua identità culturale. Potrebbe essere invece un luogo  di spazi sociali per gruppi giovanili, per le donne;  un laboratorio di arti e mestieri antichi,  un laboratorio per musica, archeologia industriale e memoria del lavoro femminile, per sperimentazione di aule scolastiche di tipo nuovo, per ospitare grandi eventi culturali, attività artigianali e industriali di lavoro alto,  qualificato e pulito da offrire alle nuove generazioni. Insomma arte, cultura, lavoro ecologico. Questo è il filone dentro il quale possono essere realizzati concorsi internazionali anche per reinventare senza tradire l’identità del passato. E infine isole verdi per ricordare al futuro la seta e il tabacco, che hanno fatto la storia di Lucca – conclude il comitato -. Noi andremo avanti, forti delle nostre idee e di questi valori, e ci batteremo in tutti i modi democratici possibili. Sono già pronti gli esposti al Mef, alla Corte dei Conti, alla Procura. Ognuno si assuma le proprie responsabilità. Fermatevi”.

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