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Salviamo la Manifattura: “Ecco quali rischi corre anche la Fondazione Cassa di risparmio”

Il comitato: "Lungo elenco di punti critici che si trova proprio nel regolamento del Fondo Chiuso"

“Con l’operazione che vuole fare sulla Manifattura sud, la Fondazione Cassa di risparmio dimostra non solo di contraddire la propria mission, ma oltretutto propone alla città un intervento che più che arricchire Lucca ne drena le risorse”.  Così il comitato Salviamo la Manifattura ribadisce la propria contrarietà al progetto e ne spiega i dettagli in una serie di slide pubblicate sul profilo Facebook e inviate anche ai componenti dell’organo di indirizzo e ai soci della Fondazione stessa.

“Esponendosi a gravi rischi finanziari, a cui si cerca di ovviare garantendosi i proventi dei parcheggi per 40 anni, l’immobile in proprietà gratuitamente o imponendo vincoli che di fatto addirittura impediscono al Comune e alle amministrazioni future di compiere liberamente le proprie scelte politiche – va avanti il comitato -. Un investimento del proprio patrimonio che prescinde dalle implicazioni sociali, culturali e urbanistiche, concepito come di tipo immobiliare, ignorando per il ritorno economico tutte le esigenze di Lucca e creando addirittura degli effetti distorsivi”.

Il comitato Salviamo la Manifattura, che finora aveva concentrato le critiche sul Comune, mette ora al centro delle polemiche la Fondazione. “Analizzando la legislazione vigente, lo statuto della Fondazione e i documenti dell’operazione, anche con riferimento al Fondo chiuso Fund Urban Regeneration Fund II , la Fondazione Cassa cerca di contemperare la sua missione statutaria con gli obiettivi di investimento patrimoniale, derivanti dalla necessità di amministrare il proprio fondo di dotazione – sottolinea il comitato -. Tuttavia, questo tentativo non può sortire effetti positivi proprio per la contraddittorietà degli obiettivi. L’errore consiste nell’aver concepito un intervento ‘a favore’ del territorio attraverso un’operazione di tipo patrimoniale che comporta esiti negativi non solo al territorio come sosteniamo da tempo, ma anche alla stessa Fondazione”.

“L’attività di ristrutturazione della Manifattura sud, la sua successiva messa a reddito, la gestione, la manutenzione, l’eventuale cessione degli immobili o di parte di essi, il tutto per una durata così lunga e per un investimento così ingente, comportano un’attività talmente complessa e duratura da configurare una vera e propria attività di impresa, che la Fondazione delega interamente alla Sgr Coima – va avanti il comitato -. Ma i rischi rimangono integralmente in capo alla Fondazione, e non sono affatto immaginari, perché vengono elencati uno per uno proprio nel Regolamento del Fondo che la Fondazione conosce, riconosce e di cui prende atto accollandoseli. Vanno dal rischio di cantiere, al rischio di morosità dei locatari, alla possibilità che appartamenti o fondi commerciali possano rimanere sfitti, alla possibilità che cambino nell’arco dei decenni le politiche urbanistiche, dei trasporti, la legislazione e altro ancora”.

“Non solo, ma data anche la particolare natura dello strumento del Fondo Chiuso, la Sgr Coima non può che dichiarare espressamente, che essa ovviamente non non garantisce e non può garantire il risultato e che, sempre ovviamente, la stessa non è responsabile di eventuali perdite patrimoniali che potrebbero verificarsi e che ricadrebbero tutte sulla Fondazione – prosegue il gruppo Salviamo la Manifattura -. Quindi, dato che statutariamente la Fondazione deve perseguire politiche prudenziali di investimento e dato che l’alto rischio dell’operazione è palesemente dichiarato negli atti, ci chiediamo come tutto ciò non possa non contrastare fortemente con la natura stessa della Fondazione Cassa”.

“Tutto ciò – conclude la nota – non significa che non deve esistere un progetto realizzabile. Non è affatto vero che se non interviene la Fondazione, la Manifattura resterà un rudere. Il tipo di intervento deve guardare innanzitutto le esigenze del territorio, deve essere in sintonia con i vincoli posti dalla Soprintendenza e deve lasciare al territorio stesso intatte le proprie risorse, cioè l’immobile deve restare di proprietà pubblica e i parcheggi alla Metro. Tutto ciò è possibile attraverso imprenditori che operano nel settore sociale e cultura e che hanno già realizzato importanti strutture in altre città”.

 

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