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Ex Manifattura sud, Bertocchini: “Senza Tagetik non c’è project che tenga. Il Comune? La nostra proposta è vantaggiosa”

Il presidente della Fondazione Crl fa il punto rispondendo ad una lettera di Francesco Colucci

“Senza Tagetik non c’è project per l’ex Manifattura Tabacchi”. Una affermazione che in una lunga lettera a Francesco Colucci e Alberto Baccini di Italia Viva fa il presidente della Fondazione Crl Marcello Bertocchini invitato a fare chiarezza sul progetto e sullo stato di avanzamento dell’iter. Bertocchini ha anche chiarito i motivi della “urgenza” legata all’intera questione: la disponibilità della multinazionale a prendere in locazione ampi spazi del complesso è a scadenza e potrebbe non ripresentarsi una condizione simile se si decidesse di bloccare adesso l’operazione, spiega in estrema sintesi Bertocchini.

“La struttura dell’operazione è stata esposta chiaramente fin dal febbraio 2020 (almeno così a noi era sembrato di fare). Forse abbiamo dato per scontato che si sapesse cosa sono un fondo comune di investimento di tipo chiuso e una società di gestione del risparmio, oppure che chi non lo avesse saputo (cosa più che lecita) si fosse informato e documentato prima di scrivere e parlare – afferma – ma, purtroppo, oggi è così che vanno i dibattiti e di questo non si può certo farne una colpa alla Fondazione. Non vado oltre su questo punto, perché mi sembra che ormai la struttura dell’operazione, almeno a Lei, sia chiara”.

“A proposito delle sue valutazioni circa il continuo miglioramento dell’offerta – prosegue Bertocchini -, Le preciso che ad ora si parla ovviamente del solo project, unica operazione per il momento sul tavolo. La riduzione a 40 anni della durata della concessione è dovuta al venir meno delle spese che erano destinate all’ intervento del Baluardo San Paolino ed anche su questo tema, caro Colucci, quante stupidaggini sono state dette. L’operazione di project, finanziariamente parlando, è proposta ad un tasso di rendimento più basso rispetto a quello che sarebbe richiesto da un operatore di mercato. La Fondazione ha accettato questa condizione, perché è proprio della sua missione intervenire a sostegno del territorio non solo con le erogazioni, ma entro certi limiti anche con il proprio patrimonio. L’originario rendimento del 7% era già un’ottima proposta. Si è poi scesi al 5%, dopo non poco dibattito interno, conclusosi con voto favorevole unanime negli organi decisionali ed a larghissima maggioranza in Assemblea, chiamata ad esprimersi anche se con parere non vincolante. Se il Comune avesse accettato il 7%, il fondo avrebbe ottenuto maggiori entrate annue per circa 300.000 euro (che nell’ultima proposta vanno invece al Comune di Lucca), somma che il fondo avrebbe riconosciuto, al netto del 26% di imposta, alla Fondazione, la quale a sua volta, al netto del 20% di riserva obbligatoria, avrebbe avuto la possibilità di aumentare le erogazioni annue di circa 175.000 euro. Tutto qua. Mi scuso per i troppi tecnicismi: mi sembrano utili quantomeno per far capire quale sarebbe stato l’effetto finanziario e la destinazione della cifra, per non dar adito a chissà quali supposizioni”.

“E veniamo al fattore tempo da lei richiamato: l’urgenza – lo ripetiamo da mesi, ma sembra di parlare al vento – è legata unicamente al fatto che Wolters Kluver, la multinazionale nella quale è confluita Tagetik, è disposta a prendere in locazione ampi spazi dell’immobile a patto che si possa consegnare entro una data ben precisa la parte dell’immobile oggetto del project – spiega il presidente della Fondazione Crl -. Il cronoprogramma è sempre più stretto. Il rischio che corriamo è che Wolters Kluver – ripeto, una multinazionale poco avvezza ai tentennamenti troppo spesso utilizzati nel nostro Paese e causa principale della disaffezione degli investitori stranieri -, si chiami fuori e in tal caso la Fondazione si ritirerebbe. Su questo punto siamo stati chiari fin dal primo giorno. Nessuno può dire il contrario. Il project è funzionale a rendere l’area utilizzabile. Senza Wolters Kluver non può esserci il project, ma anche senza il project non ci sarebbe Wolters Kluver”.

“Possiamo rimandare? Certo, a condizione che si trovi chi è disposto a sostituire Wolters Kluver e che di questa Azienda mondiale abbia le stesse caratteristiche e pari livello di affidabilità, cioè condizioni pressoché inesistenti, una chimera. Quindi, no, caro Colucci, questa prima parte dell’intervento non può essere rimandata oltre. Sia ben chiaro (ed anche in questo caso quanta confusione! Effettiva o voluta?): si sta parlando del solo project relativo alle opere pubbliche e dell’investimento sulla parte di immobile destinato a Wolters Kluver. In tutto circa 25 milioni di euro di investimento. Il resto dell’immobile sottoposto alla presentazione di un Piano Attuativo sarà oggetto di futuri interventi ed avremo quindi modo di parlarne, di confrontarci, di ricercare soluzioni il più possibile condivise. Le idee della Fondazione su questa seconda parte di interventi si sono evolute da un anno a questa parte, ma sono ancora mere ipotesi. Ed in questo caso non c’è bisogno di fretta. Questo in estrema sintesi è il quadro. E veniamo al gesto di responsabilità che mi chiede, ma ritengo intendesse chiederlo a tutti i membri degli Organi decisionali della Fondazione, perché qua non vi è nessuno solo al comando”.

“Ritengo – sottolinea Bertocchini – che il vero senso di responsabilità dimostrato sia quello di aver tenuto ferma la proposta, nonostante le accuse quotidiane di vario tipo divulgate sempre e soltanto a mezzo stampa, alcune anche esplicite offese personali e nonostante il lungo periodo di gestazione e l’impegno profuso per chiarire la natura dell’intervento. La responsabilità ritengo la Fondazione l’abbia dimostrata tenendo quale obiettivo l’esclusivo interesse della città. Riteniamo, infatti, che consolidare 300 posti di lavoro di grande qualità su Lucca, creare le condizioni per ampliarli nel prossimo futuro, far sì che siano riversati sul territorio almeno 25 mln di euro di lavori nei prossimi 48 mesi – lavori compatibili con i più avanzati criteri di sostenibilità – siano importanti priorità per Lucca. La Fondazione ha avanzato la sua proposta perché ciò si possa realizzare. Ora sta al Consiglio Comunale stabilire se c’è interesse pubblico o no. La Fondazione non vuole imporre nulla a nessuno, anche questo lo scrivo per l’ennesima volta! Non condivido affatto gli ultimi paragrafi della sua mail dove parla di dolorosa ferita e di spaccatura verticale: ad oggi il consenso esplicito verso l’operazione appare diffuso sia tra le forze politiche e tra i gruppi consiliari, sia tra ampie rappresentanze delle categorie economiche. Leggo, infine, di una Fondazione che terrebbe sotto schiaffo (sic!) le istituzioni locali, lasciando intendere, forse, che usa le erogazioni come armi di ricatto. Spero francamente di aver interpretato male. Invito comunque tutti gli amministratori locali che dovessero sentirsi sotto schiaffo dalla Fondazione a dichiararlo pubblicamente”.

“Come Italia Viva – commenta invece Francesco Colucci – non ci siamo mai espressi tecnicamente sulla proposta Coima, perché non essendo nel Consiglio Comunale e quindi non a conoscenza dei documenti ufficiali, abbiamo sempre preferito dare il nostro convinto assenzo alla Rigenerazione urbana della Manifattura Sud, al di là di chi avesse fatto l’intervento e in che forma. Abbiamo indicato, più volte, solo le nostre preferenze su cosa fare nell’aerea: 1.000 posti auto, appartamenti social housing, spazi per la cultura. Parte da qui anche la proposta che Baccini e da me condivisa di una approvazione formale, oggi, della rigenerazione urbana sull’area e lo spostamento della parte esecutiva al 2022, sia per una doverosa verifica elettorale che per trovare momenti di ricomposizione sociale su un argomento troppo diviso della società lucchese, in un momento di così grave disagio pandemico. Abbiamo visto con piacere che la nostra proposta non è esclusa in toto dal presidente Bertocchini, che però ci pone il gravoso dilemma temporale, legato al trasferimento Tagetik, esiziale per l’intervento proposto. Con Baccini ci siamo riproposti di valutare assieme agli amici di Italia Viva e ai Riformisti, le problematiche nuove che la corretta informazione del Presidente Bertocchini, ci ha aperto e che, se il Comune di Lucca, avesse gestito con più trasparenza, sarebbero state pubbliche da tempo”.

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