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Salviamo la manifattura: “Dietro l’ok al progetto anche il risiko delle prossime candidature”

Il coordinamento: "Al posto di Marchini Tambellini ha messo quello che lui ritiene essere il futuro candidato sindaco in cambio dell’accettazione senza condizioni dell'operazione"

“Solo una conferma del patto blindato stipulato da tempo tra l’ente pubblico e il soggetto privato”. Così Salviamo la Manifattura commenta il consiglio straordinario di giovedì scorso sul tema del project financing.

“Non solo il sindaco e la giunta si arroccano, con un accanimento che scade nel ridicolo, su affermazioni ormai da almeno un anno sconfessate e si rifiutano di discutere nel dettaglio i rischi e i contenuti dell’operazione, ma la Fondazione ci mette del suo ergendosi in un silenzio sdegnoso e arrogante – va avanti il coordinamento -. Il patto va salvato, costi quel che costi. In ballo, oltre alla speculazione, deve esserci ben di più, ci sono scadenze che si approssimano e su entrambi i fronti c’è apprensione”.

“In completo tilt per il fronte sempre più compatto contrario alla svendita del patrimonio senza sapere cosa i privati vorranno realizzare negli edifici, firmando dunque una cambiale in bianco che inizia con il recupero di un’area di sosta già esistente – spiega il coordinamento -,  il sindaco ha cercato di contenere la spaccatura avvenuta anche in seno all’amministrazione, facendo fuori l’assessore Marchini (responsabile dei parcheggi e della mobilità) dopo che aveva sollevato dubbi sull’operazione voluta da Coima e Fondazione. Non solo: ha messo al suo posto quello che lui ritiene essere il futuro candidato sindaco, Raspini, ovviamente in cambio dell’accettazione senza condizioni dell’operazione“.

“Qui siamo di fronte ad un atteggiamento di regime, funzionale a squallidi interessi di pochi che niente hanno a che vedere con l’interesse pubblico della città, siamo di fronte a cordate che vanno ben al di là del project e puntano a perpetuare il loro potere su Lucca. La cartina di tornasole è la bocciatura di un vero processo partecipativo, da sempre cavallo di battaglia delle amministrazioni di centrosinistra, che preceda qualsiasi scelta sul futuro di quel contenitore. Asfaltando la volontà popolare. La Manifattura deve rimanere di proprietà pubblica, lo ribadiamo – conclude la nota -. E il compito dell’amministrazione è e non può che essere quello di ascoltare le istanze, assumere un autonomo ruolo di programmazione, avulso da logiche clientelari e persino dal loro sospetto, e individuare, entro gli strumenti normativi offerti da momento presente, gli strumenti tramite i quali garantire pubblica proprietà e pubblico interesse. Questo è buona amministrazione. Il resto è interesse privato”.

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