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Manifattura sud, l’opposizione: “Il sindaco si dimetta. Ha omesso alla città l’esistenza del progetto”

I consiglieri Santini, Di Vito, Barsanti e Bindocci: "Ora basta con le prese in giro: il re è nudo"

“Dopo aver omesso alla città l’esistenza del progetto totale di Coima e Fondazione il sindaco non dovrebbe far altro che dimettersi”.  Tornano all’attacco i consiglieri  di SìAmo Lucca Remo Santini e Alessandro Di Vito, di Difendere Lucca Fabio Barsanti e del Movimento 5 stelle Massimiliano Bindocci dopo la dura replica del primo cittadino alle accuse mosse da una parte dell’opposizione sulla “mancata trasparenza” in merito al futuro dell’ex Manifattura Tabacchi.

“E’ inutile che il sindaco si arrampichi sugli specchi: ha omesso alla città e al consiglio comunale straordinario, convocato proprio per aggiornare sugli sviluppi della vicenda Manifattura, che Coima e Fondazione Cassa il primo marzo hanno protocollato in Comune un loro progetto per la trasformazione del complesso. E’ un motivo sufficiente affinché Tambellini debba dimettersi, considerato che nel momento in cui ha detto di voler fare chiarezza, ha sottaciuto un aspetto a nostro avviso non proprio marginale”.

“Visto che il primo cittadino la mette sul piano dei titoli di studio, offendendo la dignità delle persone, gli diciamo che pure un bambino delle elementari sa che un privato che vuole investire milioni di euro in un’operazione, fa contestualmente un piano economico-finanziario per sapere quanto gli renderà il tutto – affermano – . Quindi Coima e Fondazione devono sapere quale sarà per loro la redditività della Manifattura, ed è normale che debbano sapere cosa ci vanno a realizzare. Il sindaco vuole forse farci credere che il privato sia disposto a farsi sconvolgere il piano economico-finanziario attraverso il piano attuativo? Noi non abbiamo l’anello al naso, e quello che afferma Tambellini è sconcertante. Sembra un principiante della politica, ma soprattutto sta prendendo in giro noi e la cittadinanza”.

“Il sindaco ha perso le staffe perché si sente punto sul vivo, insieme a chi lo sostiene, perché il progetto siamo stati noi a tirarlo fuori – proseguono -. Quell’allegato parla di 4mila metri di superficie commerciale, è stato scoperto con un accesso agli atti ma solo incidentalmente, in quanto lasciato lì per errore dopo che un tecnico lo aveva riportato a corredo delle proprie valutazioni. Con quale faccia Tambellini continua a dire che non c’è nulla di vero? Abbia il coraggio di ammettere che avalla la soluzione proposta, anziché affermare che si tratta solo di valutazione del sistema impiantistico massimo possibile”.

“È pacifico si faccia un progetto impiantistico nel momento in cui la progettazione delle architetture c’è già, e deve essere un progetto impiantistico funzionale alle destinazioni d’uso previste, per poter formulare delle valutazioni economiche e quantificare l’investimento necessario – concludono i consiglieri -. Quello sembra proprio un progetto definitivo, che è il presupposto per formulare un piano attuativo. Ora basta con le prese in giro: il re è nudo”.

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