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Manifattura sud, Mammini: “Scarsa trasparenza? Amministrazione parla per atti, non per opinioni”

L'assessora all'urbanistica: "I sinceramente innamorati dell'immobile stiano vigili, ma tranquilli. Chi invece si è speso generando caos si basi sugli atti veri, non quelli in commedia"

“L’amministrazione ha sempre avuto una posizione chiara e autorevole rispetto alla proposta sulla Manifattura”. Così l’assessora all’urbanistica Serena Mammini replica alle accuse di “mancata trasparenza” mosse dall’opposizione.

“Le amministrazioni parlano per atti. E tra un atto e l’altro si apre il dibattito, che dovrebbe basarsi sulla conoscenza dell’atto stesso prodotto dall’amministrazione – spiega Mammini -. Nel caso del dibattito sulla Manifattura sud di Lucca, invece, si è creata una preoccupante anomalia. Un’aberrazione lunga mesi, perché quel dibattito non è scaturito sul disappunto generato dagli atti prodotti dall’amministrazione, ma sui documenti protocollati (depositati) dai proponenti il progetto di finanza“.

“Una parte dei partecipanti al dibattito ha voluto dare per scontato, fin dall’inizio, che quelle proposte fossero accettate tout court dall’amministrazione, senza colpo ferire, senza battere ciglio, piegata a 90 gradi tutta intenta a macchinare chissà cosa per svendere una parte di città – prosegue Mammini -. Abbiamo letto di accordi già chiusi, trame sotterranee, amministratori succubi di certi poteri. C’è chi ha venduto come grandi scoop documenti visibili a tutti. Chi ha spacciato per progetto della ‘nuova Manifattura’ una scheda tecnica omettendo volutamente che la variante approvata lo scorso settembre prevede, entro un mix di funzioni già stabilite (residenziale, direzionale e di servizio, commerciale al dettaglio, turistico-ricettivo, industriale e artigianale a basso impatto ambientale, parcheggi), il piano attuativo, a conferma che di già deciso non c’è nulla. Si tratta infatti di uno strumento urbanistico per cui qualsiasi decisione di trasformazione edilizia dovrà essere subordinata a più passaggi in consiglio comunale, alle osservazioni da parte dei cittadini e alle relative risposte da parte dell’amministrazione”.

“Abbiamo quindi assistito a un dibattito vivo, acceso, appassionato, offensivo in alcuni frangenti, ma basato quasi sempre sul nulla, ipocrita, molto fumoso e lunghissimo. È emerso un amore sviscerato per quel luogo: davvero commovente. Amore che invece per lunghi anni è parso timido, latente, potremmo dire assente. Ai tempi dell’approvazione dell’atto di indirizzo (masterplan), nel 2016, in quella calda sera di luglio in consiglio comunale, non c’era la folla. Eppure la visione era già delineata e da anni si parlava di alienazione per poter assorbire le spese della parte a nord, tutta pubblica – prosegue Mammini -. Fino a che non si è parlato di denaro vero, della Fcrl, che poteva essere investito per rianimare quel luogo immenso, adagiato come un gattone sotto le Mura a sud ovest della città, gli innamorati, i vari difensori, non si sono svelati. E allora la Fcrl che ieri era madre perché restaurava il San Francesco, oggi è matrigna perché intraprende un percorso per tentare di dare nuova vita alla Manifattura sud. Da fatina di Biancaneve quando elargisce contributi per miriadi di attività, si è trasformata in strega cattiva perché propone un investimento che presuppone un minimo di rendimento che, ovviamente, sarà riversato sulla città.  C’è dell’impegno a manipolare i fatti. C’è dell’agitazione comunicativa: le opinioni diventano fatti e questo è pericoloso“.

“Autorevoli professionisti cittadini hanno studiato le carte, ottimo, Un contributo in più, ma partendo da un presupposto errato: dando per scontato che quelle carte fossero la decisione presa dall’amministrazione e non la proposta di un soggetto terzo. Chiara e autorevole è sempre stata la risposta dell’amministrazione, che parla per atti, a quella proposta. In mezzo a tanto rumore, infatti, l’amministrazione ha portato a termine una variante per rendere possibile un percorso di riqualificazione, qualunque sarà il proponente. Ha costituito un gruppo di lavoro. Ha chiesto che la manifestazione di interesse divenisse un project financing a tutti gli effetti. Ha approvato un atto di indirizzo formalizzando al proponente tre pregiudiziali. E, infine, ha chiesto integrazioni e modifiche per poter valutare la fattibilità e la rispondenza all’interesse pubblico della proposta – conclude Mammini -. Questi gli atti prodotti dall’amministrazione. E allora? Proponiamo un minuto di silenzio e un esame di coscienza. I sinceramente innamorati della Manifattura stiano vigili, ma tranquilli. Chi invece si è speso generando caos per evidenti altre finalità, si basi sugli atti veri, non quelli in commedia“.

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