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Legambiente e Atto Primo, sit-in a Lucca contro l’innalzamento dei limiti ai campi elettromagnetici

Lettera alle istituzioni per frenare lo sviluppo della tecnologia 5G: "Non si possono ignorare i rischi per la salute"

Lunedì (26 aprile) dalle 17,30 alle 19,30, si terrà in piazza Grande, davanti all’edificio della prefettura, un sit-in organizzato da Legambiente e dal movimento Atto Primo – Salute, Ambiente e Cultura per dire no all’innalzamento dei limiti di esposizione ai campi elettromagnetici proposto dall’attuale governo per consentire lo sviluppo della tecnologia 5G.

“Grazie alla legge 36/2001 – dicono i promotori – negli ultimi venti anni l’Italia ha potuto vantare dei limiti di esposizione molto conservativi rispetto alla media europea che tengono i valori massimi di emissione sotto ai 6 volt per metro. Nonostante ciò, l’attuale governo si prepara apertamente ad innalzare tali limiti fino a 61 V/m producendo un incremento significativo delle emissioni.
Il rapidissimo progresso delle tecnologie basate sull’uso di radiofrequenze, come la telefonia mobile ed il wi-fi, è avvento ignorando sistematicamente, seppur dimostrati, i possibili nessi tra l’esposizione ai campi elettromagnetici e la salute umana. Le evidenze scientifiche oggi disponibili, come quelle prodotte dall’istituto Ramazzini e dal National toxicology program del dipartimento della salute Usa, dimostrano, ancora una volta, che tale innalzamento possa concretamente provocare effetti sulla salute dei cittadini, specialmente in età infantile, già a livelli più bassi da quelli previsti da governo”.

“Tutto ciò non è giustificabile – proseguono – da alcun processo di digitalizzazione e/o informatizzazione. Inoltre, è fondamentale chiarire che lo sviluppo della tecnologia 5G non presenta alcuna necessità di innalzamento dei limiti di esposizione in quanto essa può entrare in già funzione anche con quelli previsti attualmente. Di conseguenza, la comunità scientifica, insieme alle diverse associazioni ambientaliste territoriali si è mossa per fermare quest’ulteriore danno ambientale”.

Legambiente, con il contributo, tra gli altri, della dottoressa Fiorella Belpoggi dell’Istituto Ramazzini, ha provveduto ad inviare una lettera al presidente del Consiglio Mario Draghi, al presidente della Camera Roberto Fico ed alla presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, nella quale si esprimono serie perplessità in merito alla necessità di alzare tali limiti sia per ragioni tecniche che per l’ingiustificato aumento del rischio sanitario. Oltre a questo, sempre Legambiente ha predisposto una petizione nazionale che sta circolando sul web da qualche settimana alla quale l’associazione chiede di aderire a questo link.

Nella stessa direzione va la lettera inviata da Atto Primo insieme al professor Livio Giuliani, autore della legge 36 del 2001, al signor presidente della Repubblica Sergio Mattarella dove si richiede di fermare il provvedimento del governo a causa di un evidente rischio per la salute.

“A livello locale – spiegano – Atto Primo ha provveduto a richiedere formalmente al sindaco di Lucca, Alessandro Tambellini ed agli assessori competenti, di applicare il principio di minimizzazione delle esposizioni della popolazione ai campi elettromagnetici come previsto dal comma 8 della legge 36/2001. Contestualmente, la stessa associazione ha scritto una lettera indirizzata a tutti i dirigenti scolastici degli istituti comprensivi di scuole elementari e medie, all’assessore alle politiche formative dottoressa Ilaria Maria Vietina e dirigente dell’Ufficio scolastico territoriale delle province di Lucca e Massa dottoressa Donatella Buonriposi, con lo scopo di sensibilizzare educatori e genitori non solo sui rischi connessi alla salute finora discussi, ma anche sugli evidenti danni che l’impiego delle tecnologie digitali in età scolare producono sulla crescita intellettuale e sulla predisposizione alla socialità dei bambini e dei giovani in età scolastica. Capiamo bene che Lucca, come il resto del paese e del mondo, stia attraversando un momento difficile legato all’emergenza pandemica. Questo però non può dare il diritto a chi governa di ignorare il principio di precauzione e i rischi associati per la salute, per i soli interessi legati al profitto delle aziende di telefonia mobile e dell’industria digitale. Per questo motivo chiediamo una partecipazione numerosa all’evento del 26 Aprile, che avverrà nel rispetto dei protocolli di sicurezza Covid”.

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