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Raspini: “Viale S. Concordio, la riapertura del canale provocherà solo danni”

L'assessore: "Non è il tempo di fare esperimenti, mi auguro che la Soprintendenza torni sui suoi passi"

Riaprire un tratto del canale Benassai sul viale San Concordio? “Non qui, non ora”. La pensa così l’assessore ai lavori pubblici Francesco Raspini che non esita ad affermare che le prescrizioni della Soprintendenza se l’ente non farà un passo indietro creeranno soltanto danni.

“Era prevedibile – afferma Raspini – che la scelta di riaprire un tratto del canale Benassai sul viale San Concordio, anziché ripristinare la pista ciclabile, avrebbe suscitato malumori e proteste. Ho provato in questi giorni a farlo presente ai funzionari della Soprintendenza, ma hanno prevalso altre considerazioni, probabilmente ispirate alla necessità di dare soddisfazione alle richieste di un comitato di quartiere che, come si vede, non rappresenta il pensiero della stragrande maggioranza delle persone che a San Concordio vive e lavora”.

“In generale – afferma -, non è certo sbagliato immaginare di riaprire i canali tombati, ma con un progetto complessivo che tenga conto di tutto. Viabilità, parcheggi, esigenze dei commercianti e dei residenti. Dunque non qui e non ora, perché questa situazione è un danno da riparare in fretta, non l’occasione per fare esperimenti. Mi auguro che, anche alla luce della perplessità che questa decisione sta generando in città e soprattutto nel quartiere, ci siano ancora lo spazio e il tempo per ripensarci”.

Commenti

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  1. Contrada S.Concordio
    Scritto da Contrada S.Concordio

    L’assessore Raspini cerca di riversare sulla Soprintendenza e sui comitati lo scontento per la sua incapacità e inefficienza a risolvere i problema della voragine aperta sul viale S.Concordio.
    In tre mesi l’assessore ha solo perso tempo, proponendo soluzioni infattibili che brillavano per la mancanza di conoscenze elementari sulla situazione del fosso. In compenso ha acquistato scatolari inservibili ed ha abbattuto inutilmente due alberi.
    E’ disdicevole, per il ruolo pubblico che l’assessore ricopre, fare il processo alle intenzioni della Soprintendenza e mettere in dubbio la competenza e i riscontri scientifici del suo operato. Soprattutto, si tratta di una illazione del tutto falsa ed ingiustificata, perché non è affatto vero che la Soprintendenza, imponendo di lasciare scoperto il tratto di fosso ceduto, abbia voluto dare ascolto ai comitati, semplicemente perché i comitati questo non glielo hanno mai chiesto! Raspini lo sapeva benissimo, essendo anche lui tra i destinatari della lettera che i comitati e Legambiente hanno inviato il 21 giugno scorso alla Soprintendenza, ove, testualmente, le chiedevano “di valutare la opportunità di salvaguardare le strutture murarie del cinquecentesco Fosso Penitese, così importante per la storia delle Mura e della Città, e di chiedere al Comune di procedere alla riparazione del tratto di copertura ceduto con nuova copertura, anche mediante la posa di griglie, senza interventi di “scatolatura” che compromettano le sponde e il letto dell’antico canale”. (v.allegata lettera).
    Se l’assessore stesso ha concluso che non è possibile coprire il fosso con pannelli o griglie perché manca la portanza, che non è possibile foderarlo con scatolari, più o meno grandi, perché se ne alza il fondo e se ne riduce la sezione e la portata, e che in pratica non si sa più, con le norme attuali, come coprire i tratti di canale ceduti, è inevitabile che si lascino scoperti! La stessa conclusione cui, per altre vie e motivazioni, è arrivata la Soprintendenza, alla quale Raspini dovrebbe porgere i suoi ringraziamenti per averlo sollevato dal prendere in prima persona una decisione che lui ritiene così impopolare!
    Nessun ingegnere esperto di acque avrebbe potuto avallare un restringimento della sezione del fosso, come voleva Raspini, perché non è vero, come abbiamo sentito affermare da tecnici del Comune, che il Penitese è “una fogna delle acqua bianche”, bensì è uno degli assi principali del sistema colatorio che allontana l’acqua della piana verso la depressione dell’Ozzeri. I cambiamenti climatici in atto, con il rischio di piogge eccezionali, la impermeabilizzazione del suolo enormemente aumentata a S.Concordio con le costruzioni degli ultimi 40 anni, consigliano prudenza. Eppoi, diciamo la verità, la “riqualificazione” del Viale S.Concordio fatta 21 anni fa, con a destra quelle larghe spiattellate di mattonelle rosa e a sinistra quella pretenziosa pista ciclabile, era orribile, oltre ad aver distrutto l’impianto storico del viale. Questa sarà l’occasione per cominciare a risistemarlo, intanto un pezzetto alla volta, e siccome il fosso è più stretto della pista ciclabile che gli correva sopra, con un può di buona volontà si può affiancare al fosso, una volta dotato di spallette, un marciapiede ciclabile, senza perdere un solo posto auto e senza restringere la carreggiata. Raspini avrebbe dovuto rassicurare di questo i commercianti, invece di fomentarli ingiustificatamente contro la Soprintendenza e contro i comitati dei residenti. Forse ha pensato che innestando questa gazzarra la avrebbe fatta franca, e tutto il tempo da lui perso e la sua incapacità a risolvere il problema potessero passare in secondo piano.
    Clara Mei