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Entro fine mese il piano operativo in Consiglio per l’adozione

L'assessore Mammini: "Una proposta concreta e che guarda al futuro"

Procedono a pieno ritmo, in queste settimane, gli approfondimenti in commissione urbanistica sul nuovo piano operativo che, entro la fine del mese di ottobre, approderà in consiglio comunale per l’adozione. Lo scorso 18 settembre gli elaborati del piano sono stati consegnati, tramite supporto digitale, a tutti i consiglieri che potranno presentare emendamenti. Il piano, una volta adottato sarà pubblicato sul Burt e da quel momento sarà possibile per tutti i cittadini trasmettere all’amministrazione le proprie osservazioni.

Il piano è un disegno del territorio che stabilisce con norme chiare, per le diverse zone, dove si può ristrutturare, trasformare, conservare e costruire, in che quantità e per quale uso. Lo fa a partire dalle più complete e aggiornate conoscenze, raccolte anche grazie al lavoro di cesello e precisione condotto nel corso di una campagna di schedatura del patrimonio edilizio storico.

È stato così rilevato il sistema delle ville e delle grandi architetture isolate, delle corti e dei centri storici minori e quello imponente della città antica e pianificata. Con un tablet collegato ad un sistema gestionale creato ad hoc, un gruppo di giovani architetti ha percorso in lungo e in largo tutto il territorio comunale e ha censito la totalità degli immobili storici compilando schede informative corredate di immagini fotografiche. Questo ha consentito, in fase di elaborazione del piano, di scrivere una normativa specifica, ma flessibile, per ogni zona e tipologia di edificio.

“Nei quartieri residenziali – anticipa l’assessora all’urbanistica, Serena Mammini – sarà consentita una gamma di interventi per il rinnovamento del patrimonio edilizio esistente anche per andare incontro alle politiche green nazionali. Non vogliamo essere vessatori o coercitivi verso gli edifici che non hanno connotazione storica; per fare un esempio: la villetta degli anni Sessanta non più efficiente non avrà limitazioni da un punto di vista urbanistico e potrà essere reinventata andando incontro alle esigenze e possibilità dei proprietari, anche con ampliamenti. Grazie alla qualità e al grado di approfondimento del quadro conoscitivo sono state definite le diverse zone del piano dove si è proposto sempre un meccanismo di salvaguardia, di controllo, di mitigazione degli effetti di quello che può essere un intervento edilizio, senza precludere le possibilità di intervenire guardando soprattutto al target della famiglia e delle esigenze più comuni e diffuse della città e dei suoi cittadini”.

Nelle carte del piano operativo, a scala 1:2000 o 1:1000, le diverse zone sono definite da un proprio colore che corrisponde a una precisa norma. La cartografia, ordinata in 106 fogli tutti dello stesso formato, (85 in scala 1: 2.000 e 21 in scala 1:1.000) mette a sistema il territorio con consapevolezza del rilievo, tipo per tipo, casistica per casistica: il disegno e la legenda non sono equivocabili.

Aggiunge l’assessora Mammini: “Questo è un piano concreto, che parla chiaro, con una realistica visione politica della città, ancorato alle capacità di governo di un Comune da 90mila abitanti. Genera una progettualità che si innesta sì nel presente, ma che si completerà nel futuro prossimo: non partiamo da un foglio bianco, per questo abbiamo lavorato per coordinare quello che già c’è con quello che non c’è ancora, con l’obiettivo di restituire armonia tra abitazioni, servizi e spazio pubblico. L’incontrollato eccesso di edificazione, con la spasmodica corsa all’accaparrarsi le volumetrie che ha caratterizzato i piani urbanistici del recente passato, congegnati soprattutto per la rendita fondiaria, si è finalmente interrotto grazie a un nuovo paradigma, a un coraggioso cambio di visione. Il piano operativo non è un regolamento ma un programma, espansivo non in termini di occupazione di nuove aree, ma nell’idea della città”.

La centralità della città pubblica per migliorare la qualità della vita degli abitanti, già affermata con il piano strutturale approvato nel 2017, è stata confermata con la redazione del piano operativo, entrata nel vivo proprio nei mesi della prima ondata pandemica, guardando alle singole e diverse realtà: dai centri rurali, alle frazioni, dal centro storico ai quartieri esterni alle mura. Il Po, dunque, si forma nella sua proposta progettuale nel periodo della pandemia: “Una situazione di grave fragilità – conclude l’assessora Serena Mammini – che ha messo a nudo tutte le debolezze di un sistema. Alla difficoltà di elaborare in gruppo un progetto organico con inedite modalità a distanza, ha fatto da contrappeso l’urgenza di intercettare bisogni che, in una condizione di normalità, non sarebbero emersi con altrettanta evidenza. Da qui un’ulteriore attenzione al valore dei luoghi all’aperto anche per le attività didattiche e culturali e un necessario ripensamento degli spazi privati, per una città che faccia della qualità dell’abitare e del senso di comunità un proprio tratto identitario”.

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