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Una vita da social, gli studenti lucchesi a lezione con la polizia a bordo di un truck foto

Approdata a Lucca, in via Carrara, la campagna di prevenzione itinerante per la prevenzione al cyberbullismo e alla violenza online

Virtuale è reale. Reale è l’interesse che i ragazzi e le ragazze dimostrano per argomenti che toccano da vicino il loro quotidiano. Un quotidiano che oggi è fatto dalle più svariate tecnologie, quanto mai penetranti dopo due anni di pandemia. È in questo senso che iniziative come Una vita da social, la campagna educativa itinerante della polizia di stato a bordo di un truck, sono necessarie, soprattutto laddove la scuola tarda a ‘istituzionalizzare’ una sorta di educazione civica digitale.

campagna polizia di stato una vita da social

Approdati a Lucca per la settima tappa del tour della nona edizione della campagna, i rappresentanti della polizia di stato hanno parlato agli alunni delle scuole superiori di social network, cyberbullismo e revenge porn a bordo di un camioncino, parcheggiato sotto la discesa del Caffè delle Mura. Nell’attesa di salire per prendere parte alla lezione, studenti e studentesse hanno letteralmente tempestato di domande gli operatori di polizia, incuriositi dai fenomeni del dark web e dalle più svariate dinamiche dei social. Interesse dimostrato anche all’interno del truck, dove sono stati proiettati i filmati di Sofia e Flavia, vittime l’una della nuova frontiera del bullismo, l’altra della viralità delle proprie immagini intime, pubblicate sul web e circolate sugli smartphone. Storie vere, storie di un mondo virtuale che fatica a trovare una ‘punizione’ nel mondo reale. Il caso di Carolina Picchio, una ragazzina di quattordici anni che decise di togliersi la vita dopo un episodio di bullismo online, in questo senso, fa scuola. C’è voluta lei, una vittima, per avere la prima legge italiana contro il cyberbullismo in vigore dal giugno 2017.

Ma sul camioncino di Generazioni connesse, il progetto del ministero dell’istruzione nel quale si inserisce la campagna della polizia Una vita da socialla soluzione per evitare di sprofondare nell’isolamento causato dalle violenze digitali e non solo è stata data. È il ruolo dello spettatore attivo, dell’aiutante che assume le vesti di un genitore, un insegnante, un poliziotto. In questo senso l’iniziativa ha un duplice obiettivo, prevenire il dilagare della violenza online attraverso un utilizzo più responsabile della parola e sapere che esiste un luogo, una persona fidata alla quale rivolgersi. Un seme piantato nei giovani che potrebbe (e dovrebbe) germogliare tra gli adulti, considerando che oggi tutte le generazioni sono connesse.

“Fin dalla prima edizione, con la sue finalità formative e la sua forza comunicativa la campagna educativa Una Vita da Social – afferma la dirigente del compartimento di polizia postale e delle comunicazioni per la Toscana Alessandra Belardini – raggiungendo in Toscana migliaia di studenti e con loro altrettante famiglie, ha fatto entrare nelle case delicati temi quali il sexting e il cyberbullismo. Capire i ragazzi oggi non è sempre per gli adulti compito agevole, soprattutto quando si tratta di comprenderne i bisogni, i modelli di riferimento, gli schemi cognitivi inerenti i diversi gruppi di riferimento che compongono il variegato universo giovanile. Giovani che sempre più spesso restano contagiati da modelli sociali trasgressivi completamente sconosciuti ai genitori. Sempre più sono i giovanissimi a rischio solitudine che per ore su Internet incontrano altri internauti altrettanto solitari che, a volte, sono già stati contagiati dai pericoli del web. Il fascino della rete e la sottile suggestione del messaggio virtuale, così come l’idea di sentirsi anonimi, nonché il senso di deresponsabilizzazione rispetto ai comportamenti tenuti online, stanno dilagando così da determinare serie preoccupazioni in coloro che ancora credono in valori fino a ieri condivisi. Per fare della rete un luogo più sicuro occorre continuare a diffondere una cultura della sicurezza online in modo da offrire agli studenti occasioni di riflessione ed educazione per un uso consapevole degli strumenti digitali”.

Nel corso della mattinata, nella tappa lucchese del tour da 73 fermate sul territorio nazionale, sono intervenuti per parlare di prevenzione anche il sindaco di Lucca Alessandro Tambellini, la questora Alessandra Faranda Cordella, e il prefetto Francesco Esposito. Insieme a loro alcuni rappresentanti di Avis Toscana.

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I dati

Dalla ricerca di Skuola.net per Una Vita da Social emergono anche altri fattori interessanti che spesso i Millennials e la Generazione Z tengono ben segreti. Emerge infatti che 1 ragazzo su 3, sul proprio social di riferimento, possiede un account falso.
sono circa il 28% quelli che dichiarano di averne uno oltre a quello ufficiale, mentre il 5% è presente ma solo con un fake. Perché questa identità anonima? Principalmente per conoscere gente nuova senza esporsi troppo online (26%), oppure per controllare i propri amici senza che loro lo sappiano (21%) nonché per controllare tutti quelli da cui sono stati bloccati (20%). Non manca chi ricorre ai fake per controllare il proprio partner (10%) o chi cerca di sfuggire dal controllo dei propri genitori (il 4%).

Non manca tuttavia uno zoccolo duro, neanche così piccolo, che vive per i like. Per 1 su 3, infatti, un contenuto che genera poche interazioni ha un effetto negativo sull’umore. Mentre il 40%, più o meno sporadicamente, è disposto a cancellare un contenuto dalle scarse performance. Su una cosa, invece, i giovani sono in assoluto accordo: il controllo di chi commenta, condivide o clicca mi piace sui propri contenuti. Solo 1 su 6 dichiara di non farlo mai. Questo perché attraverso la guerra dei like si costruiscono amicizie e rapporti personali: solo il 56% è disposto a dare un giudizio positivo ad un contenuto postato da una persona che in genere non ricambia (il cosiddetto like4like). Mentre sono ancora meno (48%) quelli che non ricorrono mai al like tattico, ovvero a una approvazione di un contenuto altrui col solo scopo di farsi notare.

Un minore su due è inoltre vittima di violenza, un dato in netta crescita per i giovanissimi.

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