Quantcast

Arpat, la Piana di Lucca ancora maglia nera per la qualità dell’aria

Il monitoraggio sullo stato di salute della regione: i dati peggiori registrati dalla centralina di Capannori

Anche nel 2020 il limite dei 35 superamenti della media giornaliera di Pm10 nell’aria è stato superato solo nella stazione di fondo di Capannori. È quanto emerge dall’annuario Arpat dei dati ambientali della Toscana 2021, che monitora lo stato di salute della regione in sei aree tematiche: aria, acqua, mare, suolo, agenti fisici e sistemi produttivi.

Uno strumento semplice, utile per orientare scelte che non possono più essere rimandate e avviare riflessioni in quelle zone, come nella Piana lucchese, dove le criticità permangono nonostante le misure previste dal Piano di azione comunale d’area.

Tra gli altre ‘costanti’ della lucchesia c’è il primato di Lucca per raccolta differenziata pro capite e per la malagestione degli impianti di depurazione dei reflui urbani con 10 strutture sanzionate su 18 presenti. Clicca qui per scaricare l’annuario completo.

“Il ruolo di Arpat riguardo alla rappresentazione degli aspetti legati all’ambiente è fondamentale – ha detto Giani -. Come lo è, anche e soprattutto, rispetto alla qualità e professionalità nell’effettuazione dei controlli. L’annuario è uno strumento ben concepito e realizzato. Grazie a grafici, illustrazioni, testi comprensibili e dati statistici permette di avere, ormai da dieci anni, una fotografia accurata dell’ambiente in Toscana. Proprio per questa sua chiarezza e facilità di comprensione non deve essere limitato e confinato ad addetti ai lavori e operatori, ma va diffuso perché ritengo sia giusto che i cittadini avvertano il ruolo che l’istituzione pubblica, attraverso Arpat, svolge a tutela della loro salute e benessere. In questo momento a livello mondiale assistiamo a tre diverse transizioni: demografica, quella legata all’innovazione tecnologica e climatica. Tutte e tre strettamente correlate tra loro, ma quella che maggiormente interessa in questa sede è l’ultima, ponendo tutta una serie di obiettivi (contrasto ai disastri ambientali, emissioni zero nel 2050) che anche Pnrr e fondi europei mettono al centro, legandola a quella della trasformazione e riorganizzazione del modello produttivo e di sviluppo. Grazie al lavoro di Arpat siamo in grado di valutare e prendere decisioni che, pur nel nostro piccolo, possono comunque avere un impatto sullo scenario globale”.

“L’annuario – ha spiegato Monia Monni – è il risultato del lavoro attento e trasparente, fatto di controlli, prelievi e analisi, condotto da Arpat nel 2020, tanto più importante in un anno segnato dall’emergenza sanitaria. Un volume che permette a tutti una lettura semplice e veloce e quindi di farsi un’idea immediata dello stato delle matrici ambientali. Uno strumento utile non solo a conoscere le condizioni del proprio territorio ma anche per mettere in atto azioni e comportamenti per tutelarlo e migliorarlo. La sfida della transizione ecologica non è più soltanto una questione di opportunità, ma di necessità. La Toscana è una piccola fonte di emissioni, ma questo non la esenta dal poter fare la propria parte. Occorrono una strategia che renda attuali, precisi e misurabili gli interventi di riduzione delle emissioni, e soprattutto azioni immediate per arrivare, ancor prima del 2050, ad un bilancio emissivo pari a zero. Come? Superiamo il modello di economia tradizionale, con modalità circolari di produzione e consumo, promuoviamo la transizione dell’economia dall’utilizzo delle fonti fossili a quelle rinnovabili. E adottiamo interventi di adattamento per fronteggiare i cambiamenti climatici già in atto”.

“Cinque grandi sfide, neutralità climatica, transizione verso l’economia circolare e la bioeconomia, azzeramento dell’inquinamento, adattamento ai cambiamenti climatici, ripristino della biodiversità e degli ecosistemi, tutte da ricondurre in un unico Piano regionale per la Transizione ecologica. Abbiamo già avviato l’iter per la modifica della legge di settore regionale proprio per unificare l’intera strategia sulla sostenibilità. Occorre – ha concluso – una vera rivoluzione culturale: non più un approccio settoriale e lineare alle criticità, ma un’educazione sempre più intersettoriale. Pensare un diverso modello di consumo e produzione vuol dire tutelare l’ambiente, ma anche promuovere diversi stili di vita e di conseguenza migliorare salute e benessere”.

L’annuario in sintesi

La situazione per la qualità dell’aria nel 2020 si presenta nel complesso positiva. Come nel passato, rimangono alcune criticità per tre inquinanti (Pm10, ossidi di azoto e ozono): il limite dei 35 superamenti della media giornaliera del Pm10 non è stato rispettato nella sola stazione di fondo di Lucca Capannori, come l’anno precedente. Rispettato invece in tutte le stazioni il limite di legge relativo alla media annuale. Per quanto riguarda l’ozono, il limite per la protezione della popolazione non è stato rispettato nel 20% dei siti, in aumento rispetto al 2019 quando la percentuale era stata dell’80%; la soglia di informazione, che nel 2019 aveva registrato alcuni superamenti che avevano coinvolto il 30% delle stazioni, nel 2020 non è mai stata oltrepassata.

Complessivamente, il 9% dei fiumi toscani monitorati raggiunge nel 2020 l’obiettivo di qualità ecologica elevata e il 57% lo stato buono, relativamente allo stato chimico il 64% è in stato buono. Il 72% delle acque sotterranee registra, nel 2020, uno stato chimico buono, in aumento rispetto al 2019 quando era il 65% e in linea con il 2018 quando era il 71%. È proseguita anche nel 2020 la ricerca di Pfas in acqua e biota, ovvero specie tipiche di pesci in fiumi e acque di transizione, su un numero selezionato di stazioni in acque superficiali e sotterranee. Il 76% delle stazioni monitorate ha registrato presenza di Pfas in concentrazioni misurabili (nel 2019 erano il 96%). Le acque superficiali destinate alla produzione di acqua potabile nel triennio 2018-2020 presentano criticità, come avviene ormai dal 2004.

Non buono lo stato chimico delle acque marino costiere nel 2020, per la presenza di metalli ne biota (pesci), fa eccezione un solo corpo idrico, che fa registrare un lievissimo miglioramento rispetto all’anno precedente quando tutti i corpi idrici risultavano in stato chimico non buono. Migliore lo stato ecologico, tutti i corpi idrici indagati risultano, infatti, in stato elevato o buono ad eccezione di Costa Albegna e Costa del Serchio, che risultano in classe sufficiente (nel 2019 ad essere in classe sufficiente era stato solo un corpo idrico).

Per quanto riguarda i rifiuti antropici presenti sulle spiagge toscane questi sono quantificabili mediamente in circa 3 oggetti per metro lineare, l’86% dei rifiuti sono di plastica (nel 2020 erano il 76%). La qualità delle aree di balneazione nel 2020 si è mantenuta ad un livello “eccellente” con quasi il 99% delle aree (271 su 275) e oltre il 99% dei km di costa controllati che si colloca in questa classe. Dai controlli svolti da Arpat nel 2020 durante la stagione balneare (causa pandemia la campagna di prelievo è iniziata a maggio anziché ad aprile) per determinare l’idoneità alla balneazione, il numero di aree interessate da almeno un caso di non conformità (superamento dei limiti normativi per almeno un parametro in almeno un campione) è stato sensibilmente inferiore rispetto al 2019, e praticamente sui livelli del 2018 (11%).

Sono 191 i nuovi procedimenti di bonifica attivati a marzo 2021. In termini di numero e superfici sono le attività industriali ad aver maggiormente determinato l’attivazione di un procedimento di bonifica. A fronte dell’incremento costante dei siti interessati da procedimento di bonifica, si registrano 2123 siti con procedimento chiuso per non necessità di intervento (a marzo 2020 erano 2021) e 481 certificazioni di avvenuta bonifica (a marzo 2020 erano 449). Come nelle edizioni precedenti, l’Annuario riporta i dati sui rifiuti urbani, riferiti al 2019 e forniti da Arrr: la produzione di rifiuti per abitante in Toscana è pari a 613 kg, in linea con il 2018 (614 kg), la percentuale di raccolta differenziata si attesta, a livello regionale, al 60,2%, in aumento rispetto al 56,1% del precedente anno, ma ancora distante dall’obiettivo del 65% fissato dalla normativa per il 2012. Quanto al consumo di suolo, secondo i dati del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, al 2020 in Toscana, in termini assoluti, risultano consumati 1.417 km2 di suolo, il 6,17% del territorio regionale.

Il controllo e il monitoraggio del rumore generato dalle strade, effettuati nel 2020, riportano un 22% delle infrastrutture controllate fuori norma. Percentuale inferiore rispetto a quella delle sorgenti fisse (attività commerciali, professionali, pubblici esercizi, etc..) controllate e sanzionate per il superamento dei limiti (53%). Le misure dell’induzione magnetica generata da elettrodotti e cabine elettriche mostrano il rispetto dei limiti in tutti i punti indagati. Quanto agli impianti di telefonia e radio-tv, qui i limiti di legge sono rispettati in tutti i casi, ad eccezione di due siti radiotelevisivi e due siti di telecomunicazione.

Il 27% dei depuratori di reflui urbani maggiori di 2 mila abitanti equivalenti controllati da Arpat nel 2020 ha registrato varie tipologie di irregolarità che hanno prodotto una sanzione amministrativa e/o una comunicazione di reato, in linea con quanto evidenziato nel precedente anno. In linea anche i dati relativi agli impianti Aia di competenza regionale controllati che hanno evidenziato irregolarità: nel 2020 la percentuale è del 47% mentre nel 2019 era del 48,5%. Il 20% dei principali impianti di incenerimento di rifiuti urbani e speciali toscani controllati hanno rilevato irregolarità (anno scorso il 29%), non riguardanti però i valori emissivi che sono in genere ampiamente inferiori ai limiti per tutti gli inquinanti controllati. I controlli agli impianti Aia di competenza ministeriale fanno emergere irregolarità nel 40% degli impianti controllati, in aumento rispetto allo scorso anno che erano il 20%.

I controlli agli impianti geotermici non hanno fatto registrare superamenti dei valori limite di emissione per i parametri autorizzati (acido solfidrico, mercurio e anidride solforosa). I controlli effettuati negli stabilimenti a rischio di incidente rilevante hanno portato alla richiesta di misure integrative, fra raccomandazioni e prescrizioni, nell’82% dei casi per gli impianti di soglia inferiore e in tutti i casi per quelli di soglia superiore. Continua il trend di miglioramento delle condizioni ambientali delle cave controllate da Arpat: 45% le cave con controllo regolare nel 2020, in aumento rispetto al 36% del 2019.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di Lucca in Diretta, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.