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Il vescovo Giulietti: “Coronavirus, bisogna affidarsi a cure e vaccini” foto

Tradizionale incontro con i giornalisti per San Francesco di Sales: "Fare informazione è una professione faticosa ma che ripaga"

Una professione discerne, verifica, controlla. Un atteggiamento che “a lungo termine paga, perché infonde affidabilità per il giornalista e per la testata per cui opera”. Sono queste le parole che il vescovo Paolo Giulietti ha rivolto stamani (28 gennaio) ai giornalisti durante il tradizionale incontro con i media locali. Il discorso non poteva che finire sulla pandemia, anche se solo per ribadire – sono parole del vescovo che dal coronavirus è appena guarito – la necessità di “affidarsi a cure e vaccini”, dicendo no “ai complottismi”.

Un appuntamento diocesano che si colloca da sempre a fine gennaio, in occasione della vicina festa di San Francesco di Sales, patrono degli operatori dell’informazione (24 gennaio). Ai presenti, è stato distribuito il messaggio di Papa Francesco, intitolato Ascoltare con l’orecchio del cuore, scritto e diffuso in vista della 56esima giornata mondiale delle comunicazioni sociali che si svolgerà il prossimo 29 maggio. Prima di iniziare, a causa di un problema di malfunzionamento dell’audio, il vescovo con ironia ha dato una notizia: “Vi do un annuncio: a breve faremo un restauro di questo Salone per migliorarne la fruizione e l’audio”.

Monsignor Paolo Giulietti ha poi commentato a braccio questo messaggio per concludere poi il suo discorso così: “Se il buon giornalismo nasce dall’ascolto, significa che serve la cura delle relazioni, la disponibilità a cambiare idea, la predisposizione ad ascoltare più fonti, e la capacità di esercitare discernimento”.

Poi Giulietti ha aggiunto: “Certo fare queste cose è faticoso, l’ascolto è faticoso. Ma servono giornalisti che paghino volentieri il prezzo di questa fatica, per interesse sincero della verità che si racconta”.

A chi chiedeva come mai il Papa, dopo una prima fase della pandemia in cui si era esposto in prima persona, offrendosi come punto di riferimento per tutti e non solo per la Chiesa, sembra poi aver cambiato atteggiamento, l’arcivescovo ha risposto: “In effetti eravamo tutti di fronte a qualcosa di mai visto e una figura come quella del Papa è stato naturale divenisse un punto di riferimento ma quando è terminato il lockdown più duro, il Papa ha smesso di diffondere le messe ogni mattina sui canali internet e tv perché ha voluto dare un segno alle comunità di ritorno alle proprie parrocchie e alle chiese del territorio”. Sulla pandemia monsignor Giulietti, oltre a stigmatizzare gli approcci complottisti sulla pandemia si è detto a favore di un affidamento alle cure e ai vaccini.

Infine ha rivolto un messaggio a tutte le testate locali: “Vi ringrazio perché anche grazie alle vostre testate la Diocesi arriva a comunicare eventi, idee, messaggi alla gente. Questo penso sia molto significativo. Giustamente la comunità cristiana ha i suoi canali (il sito internet, i social, il settimanale Toscana Oggi). Però è anche giusto che questa componente della società riesca ad emergere anche su altre testate e vi ringrazio per la vostra disponibilità”. Al termine del suo intervento si è aperta un’ampia e articolata discussione sull’informazione nell’attuale contesto storico ed è stata rimarcata, da tutti, l’importanza del giornalista che di professione discerne, verifica, controlla. Un atteggiamento che “a lungo termine paga, perché infonde affidabilità per il giornalista e per la testata per cui opera”, ha sottolineato monsignor Giulietti.

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