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Steward fuori dai locali e più controlli contro gli episodi di malamovida: il Comune cerca il patto con gli esercenti

Una bozza di proposte trasmessa alle categorie: sarà il tavolo fra Palazzo Orsetti e esercenti a darsi le regole

L’obiettivo è quello di arrivare ad una sorta di “codice” di autoregolamentazione, per trovare un equilibrio fra la movida e i locali, da un lato, e i residenti del centro storico e dell’immediata periferia, dall’altro. Partendo dagli strumenti esistenti: la normativa in vigore (in primis il regolamento di polizia urbana) e le ordinanze che nel corso degli anni sono state applicate per disciplinare la vendita degli alcolici ed evitare gli schiamazzi e il rumore.

Sono questi i presupposti che stanno alla base della bozza del patto di autoregolamentazione per una “movida responsabile”, che l’amministrazione comunale ha trasmesso negli ultimi giorni ai rappresentanti delle categorie che con il Comune hanno già avviato il confronto al tavolo, presieduto dall’assessore al commercio, Chiara Martini. Tra le proposte da vagliare insieme ai commercianti, spicca l’ipotesi che i locali possano dotarsi di steward per vigilare sulle eventuali norme che il tavolo vorrà darsi, per evitare spiacevoli episodi dovuti ad abuso di alcol o assembramenti troppo rumorosi nei pressi dei locali.

Un percorso avviato, in un periodo molto delicato in cui le attività sperano di essersi lasciate definitivamente alle spalle la pandemia, proprio per agevolare “un divertimento responsabile” in città, che tenga però conto delle esigenze di tutti. L’idea è quella di arrivare con le categorie ad una intesa a stretto giro e partire con una sperimentazione di una trentina di giorni a cominciare forse già da metà giugno.

“Abbiamo pensato di raccogliere in una bozza tutta la normativa in materia e le ordinanze nel tempo applicate per condividerle con gli esercenti – spiega l’assessore Chiara Martini -: la giunta ha lavorato in questo modo perché non si vuole arrivare a nessuna nuova ordinanza, a nessun nuovo limite al settore, né tanto meno a chiusure”. Per questo, quello che si punta a ottenere è far sì che si trovi l’accordo comune sulla necessità di far rispettare alcune fondamentali regole che il tavolo si darà, con l’obiettivo di conciliare al divertimento la quiete dei residenti. “La giunta – ribadisce Martini – non ha nessuna intenzione di arrivare ad adottare nuove norme che colpiscano le attività commerciante, deve trovare un punto di equilibrio tra attività e residenti”.

L’obiettivo comune è quello di evitare gli episodi di malamovida, gli schiamazzi e i danneggiamenti che negli ultimi mesi hanno riportato sotto i riflettori il tema del divertimento responsabile in città: “Solo una movida sana – osserva Martini – è in grado di garantire il bene comune”.

Con una serie di indicazioni e di impegni, che dovranno essere ovviamente concertati con le associazioni di categoria, e in particolare con Confcommercio, con cui Palazzo Orsetti punta a sottoscrivere e ad applicare un patto di autoregolamentazione con queste finalità. Una intesa che cercherà anche di coinvolgere i residenti del centro storico.

Qualcosa, è l’intendimento, va fatto, perché gli episodi di cronaca sono lì a confermare la necessità di porre un freno a chi eccede con l’alcol e poi compie gesti che minano la tranquillità, della residenza, certo, ma rischiano anche, talvolta, di fare danni agli stessi locali.

“La bozza fotografa – ribadisce Palazzo Orsetti anche in una nota – la situazione attuale e l’amministrazione non ha nessuna volontà di adottare atti maggiormente restrittivi ma solo di discutere le modalità per attuare misure informali condivise che consentano un miglioramento della situazione delle zone maggiormente esposte. Il percorso vede la partecipazione di tutte le parti interessate, commercianti e residenti proprio per trovare un punto di equilibrio che tuteli tutti, attività, residenzialità e svago dei giovani”.

“Nei periodi estivi – si ricapitola infatti nella bozza – in relazione anche all’aumento del flusso di persone nel centro storico e nelle zone limitrofe, si sono verificati episodi contrari alle regole del vivere civile: schiamazzi, danneggiamenti, ubriachezza, ebbrezza alcolica, abbandono di rifiuti, anche causati dal consumo prolungato ed eccessivo di bevande alcoliche”.

L’area sotto i riflettori è in particolare quella che comprende le zone di Corso Garibaldi, via San Girolamo, via della Polveriera e via Carrara, oltre all’area di via Michele Rosi tra Porta dei Borghi e via della Zecca, oltre che piazza San Michele – si elenca nel documento. Zone per le quali i residenti, come ormai noto, hanno prodotto numerosi esposti lamentando disagi sia per il grande afflusso che per il rumore. Le loro si sono tradotte in diversi sopralluoghi di Arpat tra il 26 agosto e il 1 settembre scorsi e che hanno evidenziato, si ricapitola nella bozza, “il superamento dei limiti di immissione assoluti nel periodo di riferimento notturno”, a causa del gran numero di persone. Dopo aver ricevuto l’esito dei controlli Arpat, il Comune si è mosso per arrivare ad un protocollo d’intesa con le categorie. E lo ha fatto con l’intenzione di evitare chiusure o provvedimenti che colpiscano i locali.

Dal canto suo il Comune è pronto a impegnarsi a proseguire con i progetti, come Lucca Si-Cura, per la sorveglianza delle zone maggiormente coinvolte dalla movida, a sorvegliare sulla corretta raccolta dei rifiuti e a incentivare iniziative per sensibilizzare al decoro urbano e a evitare gli eccessi nel consumo di alcol, soprattutto fra i giovani. In questo senso, la proposta sul tavolo è quella di contribuire con iniziative di sensibilizzazione come cartelloni nei locali e gadget per incentivare consumi consapevoli e una movida più responsabile.

Nel documento che sarà integrato dalle proposte delle categorie, si ricapitola tutta la normativa vigente, soprattutto per quello che concerne la vendita di alcolici da asporto, che è stata oggetto di diverse ordinanze in passato: dallo stop alle 22 fino al divieto di vendite simile già dalle 19, nei fine settimana. Ordinanze tutte già applicate in situazioni più o meno eccezionali, legate in qualche caso ai grandi eventi, su cui il Comune chiede agli attori del tavolo di scegliere, vagliare e decidere eventuali correttivi, facendo anche nuove proposte.

Non solo quella di istituire la figura dello steward, il cui numero potrebbe essere deciso in accordo fra categorie e amministrazione, ma anche quella di un impegno da parte degli esercenti di impegnarsi ai sensi del regolamento di polizia urbana che in caso di assembramenti e concentrazione di persone in una zona al di fuori del dehors, non si proceda ad alcuna “attività di incentivazione o attrazione di ulteriori persone, anche tramite vendita per asporto di cibo e bevande”.

Tra le proposte che potrebbero mettere al riparo i locali da altri esposti dei residenti c’è anche quella di inserire appositi tappini antirumore al di sotto di sedie e tavolini nei dehors e provvedere, con proprio personale, alla sorveglianza nel perimetro di suolo pubblico occupato.

Nello specifico, i compiti di questi steward potrebbero essere quelli di far rispettare il decoro e evitare schiamazzi, oltre che vigilare sul rispetto delle limitazioni orarie delle attività degli esercizi di somministrazione.

L’obiettivo, adesso, è quello di riconvocare un tavolo per arrivare ad una sintesi fra le proposte dell’amministrazione e quelle che arriveranno dagli esercenti. Una volta giunti all’intesa si potrà procedere con una sperimentazione limitata nel tempo, al termine della quale si tireranno le somme sui risultati decidendo eventuali correttivi o miglioramenti.

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