Stangata per energia e beni alimentari: a Lucca una spesa di 1.173 euro all’anno in più a famiglia

Allarme inflazione: il capoluogo di provincia è al 38esimo posto fra 80 città monitorate secondo i dati Istat

Pandemia, guerra, siccità, alimentano la crisi economica e lavorativa un po’ ovunque. Ma non solo. Sono in aumento numerosi beni e servizi che toccano direttamente le tasche dei cittadini. A Lucca città sono previsti rincari annuali per famiglia pari a circa 1173 euro per una percentuale di inflazione pari al 4,5 %. Nella classifica a cura dell’Unione consumatori Lucca è al 38esimo posto sulle 80 città monitorate, dove il rincaro maggiore è previsto a Bolzano, 1972 euro all’anno per famiglia, e il minore a Potenza 914 euro. Arezzo la città toscana più cara (1329 euro), mentre la meno cara è Pisa (1068 euro).

I dati elaborati sono stati forniti da Istat che  ha spiegato che la marcata accelerazione dell’inflazione su base tendenziale è dovuta prevalentemente “ai prezzi dei beni energetici (la cui crescita passa da +29,1% di dicembre a +38,6%), in particolare a quelli della componente regolamentata (da +41,9% a +94,6%), e in misura minore ai prezzi dei beni energetici non regolamentati (da +22,0% a +22,9%), dei beni alimentari non lavorati (da +3,6% a +5,3%) e a quelli dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +2,3% a +3,6%)”. Rallentano, invece, i prezzi dei servizi relativi ai trasporti (da +3,6% a +1,5%).

L’istituto nazionale di statistica ha puntualizzato che l’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, rimane stabile a +1,5%, mentre quella al netto dei soli beni energetici accelera da +1,6% a +1,8%. E sempre secondo l’istituto di statistica in Italia a giugno l’inflazione accelera di nuovo salendo a un livello (+8,0%) che non si registrava da gennaio 1986 (quando fu pari a +8,2%). Le tensioni inflazionistiche continuano a propagarsi dai Beni energetici agli altri comparti merceologici, nell’ambito sia dei beni sia dei servizi. Pertanto, i prezzi al consumo al netto degli energetici e degli alimentari freschi (componente di fondo; +3,8%) e al netto dei soli beni energetici (+4,2%) registrano aumenti che non si vedevano rispettivamente da agosto 1996 e da giugno 1996. Al contempo, l’accelerazione dei prezzi degli Alimentari, lavorati e non, spingono ancora più in alto la crescita di quelli del cosiddetto “carrello della spesa” (+8,3%, mai così alta da gennaio 1986, quando fu +8,6%).

Gli ultimi dati Istat

Si legge infatti nel report pubblicato ieri (1 luglio): secondo le stime preliminari, nel mese di giugno 2022 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, registra un aumento dell’1,2% su base mensile e dell’8,0% su base annua (da +6,8% del mese precedente). In un quadro di diffuse tensioni inflazionistiche, l’ulteriore accelerazione della crescita su base tendenziale dell’indice generale dei prezzi al consumo si deve prevalentemente da una parte ai prezzi dei beni energetici (la cui crescita passa da +42,6% di maggio a +48,7%) e in particolare degli energetici non regolamentati (da +32,9% a +39,9%; i prezzi dei Beni energetici regolamentati continuano a registrare una crescita molto elevata ma stabile a +64,3%), e dall’altra a quelli dei beni alimentari, sia lavorati (da +6,6% a +8,2%) sia non lavorati (da +7,9% a +9,6%), dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +4,4% a +5,0%) e dei servizi relativi ai trasporti (da +6,0% a +7,2%).L’“inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, accelera da +3,2% a +3,8% e quella al netto dei soli beni energetici da +3,6% a +4,2%. Su base annua accelerano sia i prezzi dei beni (da +9,7% a +11,4%) sia quelli dei servizi (da +3,1% a +3,4%); si ampia, quindi, il differenziale inflazionistico negativo tra questi ultimi e i prezzi dei beni (da -6,6 di maggio a -8,0 punti percentuali). Accelerano i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona (da +6,7% a +8,3%) e quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +6,7% a +8,4%).L’aumento congiunturale dell’indice generale è dovuto a diverse componenti e in particolare ai prezzi dei beni energetici non regolamentati (+6,0%), dei Servizi relativi ai trasporti (+2,0%), degli Alimentari lavorati (+1,7%), dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+1,3%) e dei Beni non durevoli (+0,7%).L’inflazione acquisita per il 2022 è pari a +6,4% per l’indice generale e a +2,9% per la componente di fondo. Secondo le stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) registra un aumento su base mensile dell’1,2% e dell’8,5% su base annua (da +7,3% nel mese precedente)”. Tempi duri per tutti.

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