Spazzatura, degrado ed edifici in abbandono. Il comitato di San Pietro a Vico: “Vogliamo essere ascoltati”

La presidente Lucia Dianda: "La comunità vorrebbe essere coinvolta sulla costruzione del nuovo impianto a biometano"

“Ci sentiamo abbandonati. Nonostante le segnalazioni susseguitesi nel corso degli anni, non siamo mai stati considerati dalle varie amministrazioni. Per questo abbiamo deciso di costituire un comitato paesano apolitico: vogliamo delle risposte”.

A cercarle sono gli abitanti di San Pietro a Vico, che attraverso la presidente del neonato comitato cittadino, l’abogado Lucia Dianda, prendono la parola per portare alla luce i problemi della loro frazione. “Nonostante le pressioni, dei nostri problemi non si è mai fatto carico nessun rappresentante delle istituzioni, né da destra né da sinistra”.

Dalla alla mancanza di servizi essenziali quali gas, acqua e fognature nella zona nord alla presenza dell’ex molino Pardini completamente fermo da circa 15 anni, “che accentra degrado e spazzatura”, ai sei silos dell’ormai chiuso molino Casillo, “enormi strutture mai smantellate da San Pietro a Vico” spiega la presidente del comitato.

“San Pietro a Vico – spiega Lucia Dianda – nasce come paese agricolo ma si è trasformato nel tempo in una zona industrializzata, spesso a discapito delle numerose famiglie che sempre più scelgono questa periferia cittadina al centro”.

Lo dimostrerebbe ciò che sta accadendo proprio nel centro della frazione. Qui, a due passi dalle case, a breve entrerà in attività il nuovo impianto a bio metano da 6 milioni di euro della cartiera Modesto Cardella Spa, una struttura “in piena regola, avendo ricevuto il via libera di tutti gli enti competenti, che tuttavia fa sorgere non poche preoccupazioni”.

Dopo il parere favorevole della conferenza dei servizi, il progetto della cartiera Modesto Cardella Spa il 14 dicembre scorso ha ottenuto il via libera anche da parte del consiglio comunale di Lucca, con il nulla osta alla variante urbanistica. Il nuovo impianto sarà realizzato all’interno del sito produttivo della ditta in via Acquacalda.

“Si tratta di un gassificatore edificato attraverso un consistente ampliamento della presente cartiera Cardella, che sorgerà nel pieno centro del paese accanto alle abitazioni. Accanto alle abitazioni – prosegue Lucia Dianda – saranno posti dei silos che potrebbero causare da cattivo odore a rumore, fino a fuori uscite di metano, un gas altamente infiammabile”.

Nel dettaglio, l’impianto sarà dotato di: vasca di preacidificazione, torre di raffreddamento, reattore anaerobico, serbatoio di stoccaggio fanghi anaerobici, deodorizzatore, desolfaratore, gasometro, torcia, impianto upgrade biogas, compressore di rete e cabina remi. I due nuovi silos, ovvero la vasca di stoccaggio fanghi anaerobici e il reattore anaerobico, avranno rispettivamente un’altezza di 11 e 18 metri (5,2 metri il primo e 10 metri il secondo per quanto riguarda il diametro).

L’area su cui sarà realizzato il nuovo impianto sarà chiusa sul lato sud (lato via Massagli) e sul lato ovest (lato Condotto Pubblico) per una lunghezza complessiva di circa 225 metri da una barriera fonoassorbente di 7 metri di altezza. Dimensioni che potrebbero avere sul centro paesano “un impatto altamente svalutante per una zona già lasciata a sé stessa, su cui non c’è mai stato un vero e proprio interesse a investire in attività e centri ricreativi. A parte una pizzeria che appunto ha dovuto chiudere, qui non c’è mai stato niente. La chiesa porta avanti varie attività: ma non si può sostituire al Comune”.

Dal Comune come dalla cartiera Modesto Cardella stessa, gli abitanti di San Pietro a Vico non sono mai stati informati della costruzione di questo gassificatore. “Quando ce ne hanno parlato, non si poteva più partecipare in alcun modo a questa iniziativa o dire cosa ne pensavamo. Nel pieno del Covid, infatti, sono state intensificate le procedure per portare avanti i lavori, e abbiamo saputo della costruzione del gassificatore solo durante la fase esecutiva. A cose fatte, praticamente”.

“A cose fatte, poi, la cartiera Cardella, ha organizzato una riunione a settembre per coinvolgere la cittadinanza. Ma la cittadinanza ora non può più fare nulla. Doveva essere coinvolta prima”.

“Per questo ci siamo costituiti in un comitato – sottolinea la presidente – che nasce da un’esigenza maturata nel tempo e culminata con la questione dell’impianto di biogas della cartiera Cardella: dare voce alle richieste del paese, a tutte quelle problematiche accumulatesi nel corso degli anni che creano disagio, e che nonostante le segnalazioni, non hanno mai avuto una risposta”.

A partire dalla questione dell’ex molino Pardini, una struttura completamente ferma da circa 15 anni che attualmente “sta cadendo a pezzi. Vetri rotti, lamiere e rifiuti la circondano: è una vera accentratrice di degrado. Mettere delle transenne qua e là, poi, non risolve il problema della sicurezza. Questa situazione andrebbe curata e tenuta maggiormente sotto controllo e soprattutto, noi cittadini vorremmo essere informati sul futuro di questa struttura”.

Come vorrebbero essere stati informati a tempo debito sulla questione della cartiera Modesto Cardella Spa, e su quella del molino Casillo. Con i suoi sei silos installati poco prima che l’attività chiudesse, senza essere smantellati: “Sono sei enormi silos non lontano dal centro, e il mulino non è attivo da un anno. Gli abitanti si chiedono a cosa servano, quale sia il loro futuro, sempre che ce l’abbiano, un futuro. O se siano destinati a diventare parte integrante del paesaggio”.

Un paesaggio, in particolare vicino all’ex molino Pardini, sempre più invaso di sporcizia e spazzatura “tanto da avere le sembianze di una discarica a cielo aperto – dice un’abitante – Come anche il resto del paese, che si trova in uno stato di degrado marcato. Lungo le strade e nel parcheggio della scuola primaria ci sono bottiglie e flaconi abbandonati, così come alla stazione. Per non parlare poi delle auto che sfrecciano a velocità elevata e delle corse dei motorini che vengono fatte in via della Chiesa”.

Siamo preda degli incivili. E nonostante le mie segnalazioni ai vigili urbani di Lucca di cui l’ultima a giugno chiedendo anche l’installazione di fototrappole, non c’è mai stato nessun intervento. Chiediamo che questa situazione cambi”.

 

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