La cerimonia
|Ricordati al Real Collegio i convittori caduti nella Prima guerra mondiale
Smarrita la lapide che li ricordava. Impegno dall’associazione Classicum per mantenerne ancora viva la memoria
Si è svolta il 31 maggio, qualche giorno dopo la data in cui nel 1915 l’Italia entrò in guerra contro l’impero Austro-ungarico, una cerimonia di commemorazione con la quale l’associazione Classicum ha ricordato i convittori caduti del Real Collegio.
Dopo i saluti istituzionali del presidente del Real Collegio Francesco Franceschini, dell’assessore all’istruzione del Comune di Lucca Simona Testaferrata, del presidente del gruppo Classicum Romeo Menchise e del responsabile del settore cultura dì Classicum Andrea Borelli, si è svolto un momento di approfondimento con i ragazzi della classe 5BLC dell’Isi N. Machiavelli che hanno letto alcune testimonianze dei ragazzi dal fronte e con la dottoressa Michela Guidi, consulente culturale del Gruppo Classicum.
Classicum, attraverso una ricerca artistica e d’archivio ha riportato alla luce numerosi aspetti del Real Collegio ed ha scoperto la presenza di una lapide, oggi perduta, risalente al 1925 e che ricordava i convittori caduti in guerra. Il Real Collegio ospitava infatti un convitto dentro al quale vivevano i convittori, dieci dei quali caduti in guerra. La struttura scolastica era direttamente collegata a quella del Liceo Reale (oggi Liceo Classico Machiavelli). Il preside del liceo aveva giurisdizione su quanto decideva il direttore del collegio: motivo per cui non si può parlare della memoria dei convittori senza collegarla a quella degli alunni del liceo classico.
Purtroppo, nonostante le numerose ricerche, non è stato possibile capire che cosa sia successo alla lapide vera e propria.
Queste le parole del presidente Menchise nel commentare la cerimonia: “ Vorrei anzitutto sottolineare quello che cento anni fa venne scelto di enfatizzare, di esempio a questa e a tutte le famiglie italiane, Così recita la frase apposta alla memoria dei caduti. Una memoria necessaria e condivisa che riconosce quella come Famiglia: se già all’epoca questa era una famiglia, oggi ci piace lasciarci travolgere da questi grandi spazi, chiostri e sale che creano opportunità, relazioni e conoscenze, legami e tanto altro. Questo spazio è famiglia. Ricordare questi ragazzi continua a far vivere di loro il sentimento di creare una nuova pace, disarmata e disarmante, ed è quello che conosciamo dalle loro lettere, dalle loro storie e dai loro amori: liberare la Patria dall’oppressione e dalla guerra. Spesso purtroppo la nostra quotidianità si lascia offuscare dalla semplice voglia di criticare e rifarsi a rimandi politici che, evidentemente, sono semplicemente sterili e fuori luogo. Occorre invece focalizzare l’attenzione su ciò che è veramente importante della memoria di questi ragazzi e, soprattutto, comprendere che davvero l’unico grande appello che ne scaturisce è quello della pace e della concordia. Sì, è veramente necessario continuare a ricordare momenti come questo, anche oggi, cento anni dopo, nel 2025, continuando a sperare, quali pellegrini di speranza, un mondo senza guerra e senza male”.


