L'intervento
|Festa nazionale per San Francesco, don Cerri: “Occasione persa per onorare anche Santa Caterina”
Dal parroco di San Giusti riflessione sui due patroni d’Italia: “Il parlamento ha avuto timore di fare un passo in avanti”
Da don Franco Cerri, parroco di San Giusto, riceviamo e volentieri pubblichiamo una riflessione sui ‘patroni d’Italia’
Che delusione! Speravo che il 4 ottobre diventasse la festa nazionale dei due santi patroni d’Italia, San Francesco d’Assisi e Santa Caterina da Siena. In unico giorno celebrare due grandi della storia d’Italia, due che hanno dato, nel loro tempo un volto nuovo alla realtà civile e religiosa dell’Italia.
Invece mi sembra che il parlamento abbia avuto timore di fare un passo in avanti. Si è preferito lasciare il 4 ottobre riservato al solo poverello d’Assisi. Non a caso, il presidente della Repubblica, pur ratificando il provvedimento, ha segnalato alcune criticità a riguardo. Non so se santa Caterina sia rimasta offesa. Forse, poco considerata, senza dubbio.
Oltre a vedere nei due i medesimi valori religiosi e civili, mi sarebbe piaciuto moltissimo che fossero stati messi sullo stesso piano. Si parla, ormai, da anni di parità di genere, si sono fatte battaglie per affermare e far capire che l’uomo e la donna hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri. Non vorrei che fosse un segnale di ritorno “ai santi vecchi”. Strano che si sia persa un’occasione d’oro, proprio mettendo in evidenza non soltanto la grandezza dei due, presi singolarmente, ma insieme come uomo e donna, che collaborano, ognuno con le proprie capacità per il bene di tutti, senza dimenticare il ‘genio’ femminile.
Caterina ama i suoi connazionali, contribuisce con esemplare impegno a portare pace tra le fazioni del tempo. Porta pace e si adopera nella Chiesa, perché il Papa di allora ritorni a Roma, da Avignone, alla sede di Pietro: Cura i malati, le vittime della peste. Contribuisce a far crescere la fede con i suoi insegnamenti, fino a meritare il titolo di ‘dottore’ della Chiesa, paragonata ai Padri ed ai Maestri della fede. È onorata come patrona d’Italia e patrona anche d’Europa.
Francesco è ugualmente grande. È diventato uomo simbolo della pace, riconosciuto da tutti, anche da coloro che non sono credenti: esempio di pace con Dio, con gli uomini, per cui tutti, per lui, sono fratelli e sorelle. Uomo in pace con la natura, per cui fratelli e sorelle, per lui, sono anche l’acqua, gli animali, tutto il creato. Si pensi al Cantico delle creature. Uomo di fede immensa, contribuisce alla crescita della fede in tutta la Chiesa. È certamente il più vicino nell’imitazione di Cristo. Ha il coraggio di andare dal Sulitano facendosi portatore di pace tra i musulmani e i cristiani. Si fa vicino ai poveri, ai malati, lui che, prima, viveva in modo spensierato. Si fa vicino a tutti, si pensi al suo incontro con il lupo di Gubbio, simbolo del suo avvicinarsi ad ogni persona, anche a chi lo rifiutava. Fu un di esempio per i giovani, tanto che moltissimi lo seguirono.
Davanti a Dio, ambedue hanno lo stesso valore. Non so la loro posizione in paradiso, ma li immagino tutti e due nello stesso posto d’onore. Perché, allora, li vogliamo dividere e trattarli in modo diverso sulla terra? Perché considerare di più san Francesco, quando, forse, santa Caterina potrebbe avere qualche punto in più, come dottore della Chiesa?
Anche per questo, a maggior ragione, avrei rispettato la “par condicio”.


