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Laudatio della professoressa Marta Cartabia dopo la prolusione del rettore Casini: “Non saremo spettatori passivi della dittatura dei dati”

Non c’era forse miglior modo di festeggiare i 20 anni di Imt. Non solo per la prestigiosa presenza in prima fila del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in prima fila, a dare il massimo imprimatur istituzionale alla cerimonia. Ma anche per l’altro, vero, grande protagonista della giornata, Sabino Cassese.

Visita Mattarella, Imt Lucca

Il giurista (e non solo) classe 1935 ha ricevuto dalle mani del rettore, Lorenzo Casini, il dottorato di ricerca in cultural system, ha illuminato il San Francesco con un rapido quanto significativo excursus su 80 anni di Italia repubblicana dopo aver ricevuto il sentito e commosso omaggio del rettore di Imt, Lorenzo Casini, che è stato suo allievo alla Normale di Pisa e della professoressa Marta Cartabia, ex ministro della giustizia del governo Draghi, che ha pronunciato la laudatio prima della consegna del riconoscimento.

Visita Mattarella, Imt Lucca

Ad aprire la passerella di interventi il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, Massimo Marsili.

Care allieve e cari allievi, è per me un grande onore darvi il benvenuto a Lucca e alla Scuola Imt. La presenza del presidente Mattarella a questa cerimonia inaugurale e il conferimento del dottorato honoris causa al Professor Cassese sono per noi un grato riconoscimento rivolto a quelle energie locali che si unirono e affiancarono l’impegno delle istituzioni nazionali per la nascita della Scuola, giusto vent’anni fa.
La Fondazione prosegue convintamente in questa direzione. La presenza del Presidente Mattarella ci ricorda soprattutto quanto la conoscenza, la ricerca e la formazione delle giovani generazioni siano tratti fondanti la nostra democrazia e imprescindibili per la sua capacità di proiettarsi nel futuro. A voi, nuove allieve e nuovi allievi, rivolgo un augurio sincero. Entrate oggi in una vivace comunità internazionale, dove le idee si incontrano, si discutono, si mettono alla prova. La Scuola Imt è un luogo originale, dove formazione e ricerca non si sviluppano in percorsi separati, ma in un continuo dialogo tra discipline.
Qui economisti, ingegneri, informatici, neuroscienziati, studiosi delle scienze sociali e del patrimonio culturale lavorano fianco a fianco. Non si limitano a pensare alla conoscenza come ad una sommatoria di competenze, la intendono e la praticano contaminandole e mettendole in relazione in modo prismatico per affrontare le sfide più complesse del nostro tempo. Alla Scuola, l’interdisciplinarità non è un assunto: è un metodo, un modo di pensare. Significa imparare a guardare un problema da più prospettive, a praticare il rigore della ricerca scientifica nelle diverse declinazioni delle scienze dure e delle scienze sociali e umanistiche, a costruire linguaggi comuni tra le forme del sapere.
Significa non rifiutarsi di affrontare i problemi complessi che per loro natura non rispettano, né conoscono i limiti e le barriere disciplinari, come ci insegna il grande maestro che riceve oggi il dottorato honoris causa in Sistemi Culturali. Studiare in una scuola come questa significa essere parte di una comunità che unisce l’approccio internazionale alla responsabilità verso il territorio e verso il Paese.
La ricerca non è mai fine a se stessa.È servizio alla collettività: è uno strumento per comprendere e per promuovere una società più bilanciata e sostenibile e ridare slancio a quell’ascensore sociale, la cui fluidità è la matrice essenziale di una democrazia sostanzialmente giusta.
Vi invito quindi a coltivare il dialogo, la collaborazione, la capacità di ascoltare prospettive diverse. In tal modo diventerete non solo ricercatrici e ricercatori eccellenti, ma cittadine e cittadini consapevoli, capaci di unire competenze e valori, conoscenza e responsabilità.
Che nelle aule della Scuola possiate trovare non solo strumenti per la vostra carriera, ma anche il senso del vostro contributo alla società e al suo futuro. Buon anno accademico a tutte e a tutti.

A seguire il sindaco, Mario Pardini, che ha sottolineato la forza del sapere e la forza delle istituzioni che lo preservano.

Oggi – ha ricordato – inauguriamo un nuovo anno accademico della Scuola Imt, nel ventesimo anno dalla fondazione, e celebriamo il conferimento del dottorato di ricerca honoris causa al professor Sabino Cassese. Due momenti che si intrecciano: la forza del sapere e la forza delle istituzioni. Due pilastri su cui si regge la nostra democrazia.
Signor Presidente – ha detto poi rivolgendosi a Mattarella -, bentornato a Lucca. La Sua presenza ci onora profondamente. Lei rappresenta l’idea più alta di Repubblica: quella che unisce, che ascolta, che indica una direzione fatta di fiducia e responsabilità. E il fatto che oggi sia qui, in questa Scuola, accanto ai giovani e alla ricerca, è un segno forte: il futuro del Paese nasce da qui. Nasce dalle aule, dai laboratori, dai luoghi dove si studia e si pensa.
L’Imt è una delle grandi ricchezze di Lucca. Una scuola internazionale, giovane, viva, che porta qui studenti e ricercatori da tutto il mondo. L’Imt dimostra ogni giorno come una città di storia e di mura possa aprirsi al futuro con curiosità e visione
Il messaggio che vorrei lasciare oggi – ha concluso -, da sindaco e da cittadino, è che la Repubblica vive dove vive la conoscenza. Che il sapere è il primo atto di libertà. E che investire nella cultura, nella formazione, nei giovani significa credere davvero nel domani.

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Così, invece, il presidente della Provincia, Marcello Pierucci

Per me – ha detto rivolgendosi a Mattarella -, che ho l’onore di guidare questa Provincia, quello di oggi è senz’altro il momento più alto e significativo del mio mandato. Lei è, per chiunque abbia responsabilità pubbliche, un esempio quotidiano di equilibrio, dedizione e senso dello Stato. La Sua presenza è per noi un onore, ma anche un richiamo al dovere che ciascuno di noi ha nel servire il proprio territorio e il proprio Paese con gli stessi valori che lei da sempre promuove e rappresenta con il suo esempio.
Desidero, inoltre, ringraziarLa per la vicinanza e l’attenzione che ha sempre dimostrato nei confronti delle Province italiane, in anni non semplici per questi enti dopo la riforma che ne ha modificato l’assetto istituzionale. La Sua costante considerazione per il ruolo delle amministrazioni provinciali — come enti fondamentali dell’assetto repubblicano e presidio di coesione territoriale — è per noi motivo di incoraggiamento a continuare a servire le nostre comunità con impegno e serietà.
La cerimonia odierna segna un momento di grande valore per la Scuola Imt Alti Studi Lucca, una realtà che ha saputo coniugare in modo esemplare la vocazione storica e culturale della nostra città con una visione aperta, europea, proiettata verso il futuro.
Imt è una presenza che arricchisce Lucca e tutta la provincia, e che testimonia come anche in una città dalle radici antiche si possa coltivare un sapere in grado di dialogare con il mondo
La cooperazione tra istituzioni, mondo accademico e comunità locale è la chiave per affrontare con fiducia le sfide del presente e costruire un futuro più coeso, più competente e più giusto — valori, questi, che sono anche alla base della nostra Costituzione.

Il presidente Eugenio Giani, dopo un excursus storico sulle istituzioni universitarie in Italia, ha sottolineato l’importanza anche dal punto di vista simbolico dell’inaugurazione dell’anno accademico in San Francesco: “Lucca – ha detto – dal punto di vista simbolico è al centro di valori che danno la sostanza di essere in Italia, in Europa e nel mondo”.

Visita Mattarella, Imt Lucca

La prolusione è toccata al rettore, Lorenzo Casini, che ha annunciato il progetto con la Treccani sulle parole che caratterizzano l’Imt: dottorato, interdisciplinarità, mente, intelligenza artificiale, innovazione, sistemi cyberfisici, sostenibilità e patrimonio culturale.

Anche su queste parole è incentrato il piano strategico dell’università che è stato consegnato ai presenti e che caratterizzerà il mandato del rettore Casini e l’anno accademico 2025/2026 aperto oggi: “Istruire – ha detto – significa leggere e comprendere i diversi contesti e ragionare criticamente. L’intelligenza artificiale, ad esempio, dà molte opportunità ma anche diversi interrogativi. Dobbiamo essere preparati per non rischiare essere spettatori passivi della dittatura dei dati. Il conferimento della laurea è simbolo di tutto questo in quanto incarna la vocazione ad andare oltre i confini”.

Casini ha anche annunciato che in occasione dell’apertura dell’anno accademico è stata coniata con la Zecca una moneta con l’effigie del Volto Santo e che la mattinata si sarebbe chiusa, come è avvenuto, con un omaggio a Puccini e alla Turandot alla vigilia dell’anno del centenario della prima rappresentazione.

È per me un privilegio, un onore – e un momento di profonda responsabilità – parlare oggi, perché celebriamo insieme tre avvenimenti importanti per la Scuola Imt Alti Studi Lucca: festeggiamo il nostro ventesimo anniversario; torniamo a conferire un dottorato honoris causa dopo molti anni e lo conferiremo a uno dei più autorevoli intellettuali del nostro tempo; inauguriamo l’anno accademico.
La Scuola Imt è quindi chiamata a riflettere su ciò che è stata e su ciò che intende diventare. In un luogo come la nostra Lucca, che porta con sé una storia plurimillenaria e un centro abbracciato da mura che è per noi non solo cornice, ma radice e fonte. Già nel Medioevo esisteva a Lucca una Scuola scrittoria e la famiglia francescana si stabilì qui nel 1228, appena due anni dopo la morte di San Francesco, in questo complesso. Questo patrimonio culturale ci consegna una tradizione di conoscenza, riflessione critica e apertura al mondo. È questo il contesto del cammino della Scuola Imt, continuazione di una vocazione antica.
Per celebrare questi venti anni, abbiamo compiuto una riflessione su quali tratti ci caratterizzano.
Ne è nato un progetto scientifico con la Treccani sulle parole della ricerca che hanno guidato e guideranno l’azione della Scuola. Questo dialogo interno e con le istituzioni ha permesso di delineare il nostro primo Piano strategico 2025-2030, che avete ricevuto oggi.
Il Piano strategico definisce la visione e gli obiettivi per il prossimo quinquennio, in continuità con la nostra missione: eccellenza come scuola dottorale, integrazione tra ricerca e formazione, innovazione, interdisciplinarità e respiro internazionale. La Scuola intende continuare a essere capace di orientare istituzioni e imprese nel misurarsi con le grandi questioni contemporanee.
Il Piano, frutto di un ampio processo partecipativo, individua tra le priorità lo sviluppo di tematiche trasversali, come intelligenza umana e artificiale, sicurezza, sostenibilità, patrimonio culturale; il potenziamento del Campus e delle infrastrutture digitali; la valorizzazione del rapporto fra la Scuola e la città di Lucca. Al centro del Piano, vi è il capitale umano, con politiche di welfare, equilibrio di genere, inclusione e internazionalizzazione per rafforzare la Comunità di IMT e proiettare la Scuola verso un futuro di responsabilità.
In questi venti anni, la Scuola è cresciuta in modo significativo. Sul piano internazionale: accogliendo studiose e studiosi da tutto il mondo, consolidando relazioni con prestigiose istituzioni estere, portando qui una comunità cosmopolita.  Sul piano nazionale: come centro di eccellenza per la formazione dottorale e per la ricerca interdisciplinare.
Sul piano del territorio: dialogando con la città, le istituzioni, l’industria e l’impresa lucchesi, la società civile.
Lunga è la lista dei ringraziamenti per questi venti anni, a partire dalla Faculty, dal personale tecnico-amministrativo e dai direttori e rettori che mi hanno preceduto, i professori Pammolli, Bemporad, Pietrini e De Nicola. Un grazie anche al professor Gaetano Quagliarello, presidente del primo Consiglio provvisorio di Imt.
Un ringraziamento va alla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca che ha creduto nella nostra istituzione fin dagli inizi, con Gian Carlo Giurlani e poi con Arturo Lattanzi, Marcello Bertocchini e ora Massimo Marsili.
Un altro ringraziamento va all’insieme del tessuto istituzionale, produttivo e culturale lucchese, che vede nell’alta formazione non un mondo parallelo, ma un alleato e una risorsa per lo sviluppo: grazie per aver creduto nella Scuola in questi venti anni, sia nei momenti in cui avete investito su di noi, sia quando ci avete lasciati crescere.
Infine, un sentito grazie al Presidente Marcello Pera, che venti anni fa volle riportare qui a Lucca una istituzione universitaria, 150 anni dopo la chiusura dell’università lucchese, intuendo la giusta strada di una scuola dottorale fortemente inter-disciplinare.
Da quest’anno, la Scuola IMT si è organizzata anche formalmente attorno a quattro aree scientifiche multidisciplinari, linee di ricerca fondative. Le aree includono ciascuna molte discipline, come economia, statistica, ingegneria,  fisica, informatica, neuroscienze, psicologia, filosofia, estetica, archeologia, storia dell’arte, museologia, diritto, storia.
Quattro aree che non sono isolate una dall’altra: la vera ricchezza della Scuola sta nella capacità di far dialogare e intrecciare, guidati dai problemi e dai temi, competenze, metodologie e sensibilità diverse, formando giovani non dentro silos separati, ma allenati a scavalcare le barriere disciplinari. In un mondo in cui la specializzazione estrema può dividere, l’interdisciplinarità diventa ponte e fonte di nuove domande, nuove prospettive, nuove soluzioni.
In questa prolusione per certi versi atipica, in cui non ho esposto numeri e risultati, vorrei richiamare una delle sfide più urgenti del nostro tempo, che la Scuola deve assumere come impegno centrale: istruire a leggere e comprendere i contesti e i diversi livelli della realtà e dei suoi linguaggi, a decodificare significati impliciti, a ragionare criticamente. È un antidoto indispensabile contro i rischi derivanti dall’avanzamento delle tecnologie. L’intelligenza artificiale promette enormi opportunità, ma pone anche questioni non banali: chi controlla gli algoritmi e con quali scopi?
Se non siamo formati a leggere fra le righe del dato, dell’algoritmo e delle loro conseguenze sociali e individuali, rischiamo di diventare spettatori passivi, vittime della disinformazione, della manipolazione e di quella che è stata definita la “dittatura dei dati”. E ciò si rende ancor più necessario in un mondo popolato da “deep-fake”, polarizzazioni culturali, guerre e conflitti, distruzione di memoria, monumenti e ogni futuro possibile. Ecco perché questa Scuola si impegna per formare persone che sappiano porre domande, decostruire strutture, riconoscere relazioni, intuire ciò che va oltre l’immediato.
Consideriamo, dunque, il conferimento del dottorato honoris causa in “Cultural Systems” al professor Sabino Cassese come simbolo di tutto questo: un grande studioso che ha varcato frontiere disciplinari — dal diritto all’economia, dalla storia sino all’arte e alla musica — e che ha incarnato la vocazione a pensare oltre i confini. Sarà la professoressa Marta Cartabia a pronunciare la laudatio. Dirò solamente che oggi premiamo non solo un individuo, ma un modello di insegnamento, di ricerca e di impegno pubblico. Un maestro per molti di noi. È un riconoscimento che riguarda anche voi, giovani studiose e studiosi, che siete qui oggi e che rappresentate il cuore della Scuola. In linea con questa visione, la Scuola IMT vuole continuare a essere un punto di riferimento per la formazione e la ricerca interdisciplinari e per la costruzione di un pensiero pubblico informato e responsabile.
Oggi è un giorno di festa per noi. Una data che abbiamo scelto di ricordare anche facendo coniare alla Antica Zecca di Lucca una moneta, la Santa Croce, in una edizione speciale dedicata a questa giornata. Moneta che resterà esposta in città nel museo della Zecca.
Come l’anno scorso, anno pucciniano, avremo poi pochi minuti di musica di Giacomo Puccini eseguita da quattro giovani musiciste del Boccherini. Il prossimo 25 aprile si celebreranno i 100 anni dalla prima rappresentazione della Turandot. E il 2026 sarà anche l’anno di San Francesco d’Assisi, ricorrenza dell’ottavo centenario della sua morte: il nostro campus – in questo Complesso francescano – reca con sé la storia e l’eredità di valori antichi che si rinnovano: accoglienza, dialogo, conoscenza – quel che serve alle istituzioni dell’alta formazione.
La ricerca non è un cammino solitario, ma un viaggio condiviso, che non finisce mai, perché il sapere non si eredita, si conquista. Il futuro non è un posto dove andiamo, è stato detto, ma un luogo che costruiamo. E costruirlo insieme è la nostra responsabilità più alta. Lo studio e la conoscenza non possono accettare barriere, muri o steccati: come scriveva Italo Calvino, “se alzi un muro”, pensa sempre “a cosa lasci fuori!”.
Signor Presidente, grazie. La Sua presenza qui oggi dà immenso valore a questa giornata e ci ricorda che la conoscenza, la ricerca, la formazione non sono beni di pochi, ma patrimonio comune, fondamento della Repubblica e del vivere insieme.
Con gratitudine verso tutti coloro che hanno reso possibile questo percorso — docenti, ricercatrici e ricercatori, staff tecnico-amministrativo, allieve e allievi — dichiaro aperto l’anno accademico 2025-2026 della Scuola Imt Alti Studi Lucca.

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La laudatio è della professoressa di diritto costituzionale e pubblica all’Università Bocconi di Milano e presidente emerita della Corte Costituzionale, Marta Cartabia, che ha parlato di Cassese come “un gigante del nostro tempo”, non solo a livello nazionale ma anche internazionale, i cui studi hanno un respiro universale perché vanno al cuore dei problemi, con una ricchezza interpretativa libera e spesso controcorrente.

È per me un onore, un piacere immenso e anche una grande emozione pronunciare una laudatio per Sabino Cassese, in questa magnifica cornice, di fronte a una platea così elevata, in una occasione tanto solenne.
Lodare i meriti di Sabino Cassese non è un compito difficile: c’è solo l’imbarazzo della scelta.
Lodarli tutti e adeguatamente è impresa semplicemente impossibile. La sua lunga vita professionale è straordinariamente ricca e feconda, in molteplici e diversi ambiti, sicché sfugge alle capacità di chiunque, e di certo alle mie, restituirne un ritratto adeguato, completo e fedele: siamo di fronte a uno dei giganti del nostro tempo, che spicca nel panorama nazionale e internazionale.
Selezionerò, dunque, alcuni profili della sua personalità che mi hanno sempre personalmente colpito e che, incidentalmente, riflettono la prospettiva con cui Sabino Cassese si presenta nella sua autobiografia intellettuale, pubblicata nel 2024 e intitolata: Varcare le frontiere.
Sabino Cassese ha costantemente attraversato frontiere, sin dagli anni della sua formazione. Oggi che si può osare un iniziale, provvisorio bilancio dei suoi primi 90 anni, possiamo celebrare una traiettoria culturale che ha varcato le frontiere, infranto limiti, oltrepassato confini almeno in tre direzioni: tra le varie discipline del sapere, tra l’ambito nazionale e quello transnazionale, tra la vita accademica e la sfera pubblica.
La prima intersezione che si ravvisa nella sua opera è quella tra il diritto e gli altri rami del sapere. 
Sabino Cassese, è uno dei giuristi di punta del nostro paese, ma non ama definirsi giurista. Ritiene di essere approdato alla facoltà di legge “per esclusione”, dove – parole sue – ha portato a termine i suoi studi “diligentemente ma con poco entusiasmo”.
È forse questa insoddisfazione per gli studi giuridici, così com’erano concepiti negli anni 50 (peraltro in una delle scuole di punta di tutta l’accademia italiana: la Scuola Normale di Pisa dove Cassese si è formato), che lo ha spinto a guardare oltre e a diventare l’uomo di cultura che è oggi.
Sabino Cassese è, prima ancora che uno studioso, una persona animata da una curiosità autentica per ogni aspetto delle realtà (e per ogni persona che incrocia il suo cammino!).
La sua cultura attinge a infinite risorse: dall’economia alla statistica, dalla filosofia alla storia, dalla letteratura alla musica, alle arti figurative. Non a caso in una recente giornata che si è celebrata in suo onore a Roma lo scorso 20 ottobre, Sabino Cassese è stato omaggiato da grandi esponenti del mondo dell’arte, della letteratura, della scienza politica, della linguistica, della musica, della comunicazione e naturalmente dell’economia.
Nulla di più pertinente, dunque, per onorare un uomo costantemente animato da un’autentica e appassionata sete di conoscenza, di sapere e di cultura che un dottorato in “sistemi culturali”, come questo ateneo ha meritoriamente ritenuto di conferirgli honoris causa.
Grazie al suo sterminato patrimonio intellettuale, nelle sue opere la “purezza” del metodo giuridico si contamina assai proficuamente con quello delle altre scienze sociali. “Il diritto – scrive Cassese – è studio della società, che va fatto adoperando la storia, la sociologia e la scienza politica, l’economia, oltre alle tecniche ermeneutiche che risalgono agli inventori del diritto, gli antichi romani” (S. Cassese, Tra ricordi e diritto, 2009)
E così, il giurista riluttante ha finito per trasformare in profondità, arricchendoli, anche gli studi giuridici, riportandoli dentro l’alveo di quell’unità del sapere che apparteneva, forse, solo ad alcuni dei grandi giuristi delle origini e che l’idea di università porta addirittura inciso nel suo nome.
La naturale vocazione internazionale dell’opera di Sabino Cassese precede di gran lunga la stagione della globalizzazione del diritto – fenomeno che peraltro Egli ha studiato prima e meglio di tanti altri.
La sua capacità di rivolgersi a un uditorio che travalica i confini nazionali non dipende, mi pare, solo dalla sua ampia conoscenza del mondo, delle lingue, dei costumi, dei sistemi giuridici.
I suoi studi hanno un respiro universale perché vanno sempre all’essenziale, al cuore dei problemi, sfrondandoli dagli elementi secondari, accidentali e accessori che offuscano la comprensione.
Da qui la limpidezza del suo scrivere, la sua straordinaria efficacia comunicativa, l’accessibilità del suo argomentare, la cura per farsi comprendere.
Per questo il suo sapere ha una visione lunga e un respiro ampio.
Per questo qualunque sua opera attraversa naturalmente i confini e si pone come punto di riferimento sulla scena internazionale.
Andare all’essenziale è cogliere l’universale. E Sabino Cassese lo fa magistralmente.
La terza frontiera che Sabino Cassese ha costantemente attraversato è quella che separa la vita accademica e la vita istituzionale.
L’intreccio tra vita activa e vita contemplativa (direbbe Hannah Arendt) accompagna tutte le stagioni del percorso di Sabino Cassese.
In un breve scritto di alcuni anni fa, si è definito un geografo-esploratore, richiamando alcune famose pagine di Saint-Exupery: in lui coabitano armoniosamente l’anima del geografo – che fa tesoro delle osservazioni raccolte dagli esploratori, per rielaborarle in una visione d’insieme, fruibile da tutti – e quella dell’esploratore, che cerca da sé le informazioni e scopre nuovi mondi.
Nel suo percorso professionale, la conoscenza “sui libri” si è nutrita sempre anche della conoscenza “sul campo”.
A partire dagli anni trascorsi all’Eni accanto a Enrico Mattei – dal 1957 al 1962, subito dopo la laurea – Sabino Cassese non ha mai smesso di affiancare all’attività accademica un intenso impegno civico e istituzionale. Questo lo ha portato a lavorare in decine di commissioni ministeriali, in commissioni parlamentari d’inchiesta, in istituzioni finanziarie, in qualità di ministro della funzione pubblica nel governo Ciampi e poi alla Corte costituzionale, dove ho avuto l’onore di condividere con Lui tre memorabili anni.
The forum and the tower, sono i luoghi che Sabino Cassese ha costantemente frequentato, come evocati dal titolo di un bel libro di Mary Ann Glendon che raccoglie il profilo di grandi uomini di cultura che non hanno disdegnato di lasciare la quiete dei loro studi per immergersi nei convulsi problemi della vita civile e politica: da Platone, a Holmes, all’amatissimo Tocqueville che lo vede ora impegnato in un’opera titanica. Il nome di Sabino Cassese ben potrebbe collocarsi tra questi grandi, avendo egli stesso dimorato nella torre, senza mai appartarsi dai problemi della sfera pubblica – spesso, contemporaneamente, si noti! – avendo indossato the gown, la toga dell’accademico e vissuto the town, la città.
La sua voce si distingue nel dibattito pubblico contemporaneo per cultura, chiarezza, nettezza, ricchezza argomentativa. Sempre libera, spesso controcorrente.
Il tempo è davvero troppo breve per onorare adeguatamente un grande maestro, qual è Sabino Cassese.
Se ce ne fosse stato il tempo, avrei voluto continuare questa laudatio nel modo in cui Seneca nella sua lettera 95 a Lucilio loda Catone per le sue virtù umane e morali: narrando e illustrando fatti e posizioni che «omnibus saeculis […] durabunt».
Permettetemi, per questo, di concludere con un augurio che desidero formulare prendendo a prestito un verso di Montale, tratto da Maestrale, che mi sembra esprima magnificamente l’infaticabile energia e l’insaziabile sete di conoscenza che Sabino Cassese comunica a chi gli passa accanto: ‘né sosta mai: perché tutte le immagini portano scritto: più in là’. Più in là, caro professor Cassese, sempre più in là.

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Clou della giornata il conferimento del dottorato di ricerca honoris causa in cultural systems al professor Sabino Cassese con questa motivazione, letta dal rettore Casini: “Il professor Cassese è fra i più innovativi e illustri giuristi al livello internazionale. Attraverso i suoi studi ha fornito contributi decisivi e fondativi in una pluralità di ambiti diversi, quali l’ambito giuridico, quelli relativi al patrimonio culturale, all’economia, alla sociologia, alla storia e alle scienze politiche. Dal punto di vista metodologico, ha costantemente praticato con estremo rigore e teorizzato la centralità dei problemi e il superamento delle barriere disciplinari, ispirando filoni di studio interamente nuovi non solo nell’ambito del diritto e dell’economia, ma in settori apparentemente lontani quali quelli relativi al patrimonio culturale. Attraverso il suo impegno di docente universitario ha fondato una scuola di giuristi innovativi e sensibili all’analisi di fenomeni complessi quali la rivoluzione tecnologica, la globalizzazione, la storia e il ruolo dello Stato, l’integrazione europea, i meccanismi decisionali e di strutturazione del potere contaminando allo stesso tempo, col suo sguardo multidisciplinare su tali aspetti, esperti attivi in settori assai diversi. Attraverso il suo impegno come pubblicista ha saputo coinvolgere il grande pubblico nell’analisi puntuale e storica dei fenomeni contemporanei e delle loro implicazioni sociali, istituzionali, economiche e culturali. Il suo costante impegno nelle istituzioni pubbliche e in enti privati con ruoli di alta responsabilità è testimone di un sapiente trasferimento in tali ambiti del suo metodo, del suo sguardo innovativo e centrato sui problemi e del suo rigore. Per l’approccio inter e multidisciplinare della Scuola Imt e per la sua vocazione europea e internazionale, il professor Cassese rappresenta un modello e una costante fonte di ispirazione, sia nell’ambito delle scienze giuridiche ed economiche, sia nell’ambito del patrimonio culturale”.

Inaugurazione dell'anno accademico di Imt

Il conferimento è stato accompagnato dalla consegna del badge per l’accesso all’Imt al professore, giudice emerito della Corte Costituzionale. 

Prima del momento musicale l’emozionante mattinata si è conclusa con la lectio magistralis del professor Cassese, che ha ripercorso 80 anni di storia repubblicana, non senza qualche accenno critico all’ultimo trentennio di vita politica e istituzionale cittadina e sulla crisi dei mezzi di comunicazione, che ha portato alla diffusione di notizie false e fuorvianti.

Chiusura di prospettiva, dopo questo conferimento vissuto come rinnovamento di un momento in cui l’università di rinnova proprio secondo il concetto di universitas, con la risposta alla domanda Cosa ho imparato nella mia vita universitaria?Espressa in tre semplici concetti: non confondere il ruolo di educatore con quella da insegnante, in modo da suscitare interesse e domande. Vivere l’università come cominità di studenti e di studiosi e non come una serie atomizzata di individui (“In questo – ha detto Cassese – l’Imt è una eccezione”) ed infine superare la strenua difesa della specializzazione a favore della interdisciplinarità.

Inaugurazione dell'anno accademico di Imt

Leggi qui l’intera lectio magistralis del professor Cassese

Inevitabile la standing ovation finale, prima del momento musicale che ha chiuso simbolicamente la giornata di festa per l’università lucchese.