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Accorpamenti scolastici, Donatella Buonriposi: “La qualità può essere salvaguardata”

La consulente della Provincia parla del presente e del futuro della scuola e delle ricadute che il calo degli iscritti potrebbero comportare

“Ogni anno si è assistito, nella scuola, alla stagione degli accorpamenti. Al momento degli organici di diritto e poi di fatto: quando era il momento di definire quali scuole dovevano vivere e quali scuole dovevano morire utilizzando una applicazione puramente numerica”. Lo afferma Donatella Buonriposi, ex dirigente scolastica e consulente della Provincia di Lucca, nella sua lettera nella quale espone la sua proposta riguardo gli accorpamenti scolasti.

“A farla da padrone – prosegue – erano le scuole più numerose, mentre le piccole scuole di montagna erano quelle che ci rimettevano di più. Certo dove la denatalità si faceva più sentire con l’inevitabile spopolamento, molte piccole scuole venivano depennate. Oggi è ancora così benché siano passati oltre i 40 anni. E ne potrei raccontare tantissime da quando sono entrata nella scuola, nell’ormai lontano 1982/83”.

“Da quando facevo l’assessore – aggiunge l’ex dirigente scolastica – che definì il piano dei 7 istituti comprensivi, rimasti così fino ad oggi. Si può dire che ho seguito lo Sviluppo dell’alunno, fino alla sua totale formazione  o quasi ultima fase, dell’orientamento. Fase importantissima in cui si determina il suo futuro. Da quando la scuola rappresentava davvero un ascensore sociale, fino a quest’ultima fase in cui ogni ragazzo ha diritto a trovare il suo talento in questa società che però lo costringe ad andarsene, se vuole trovare un lavoro, una casa e magari pensare di mettere su famiglia. Cosa che però non può fare più in Italia, ma deve andare all’ estero e senza possibilità di ritorno. La denatalità è un fatto che colpisce tutta l’Europa, ma in particolare l’Italia, e stando alle modificazioni geopolitiche, l’Europa sta invecchiando sempre di più, fino a correre il rischio di una sua scomparsa a fronte di una immigrazione irregolare, disordinata e priva di regole ben precise. Tanti ragazzi stranieri che arrivano, non accompagnati, sono spesso poi lasciati a se stessi e non trovando quell’ Eldorado che gli era stato raccontato, si ritrovano per strada a delinquere”.

“Fatta questa premessa, doverosa e portatrice di grossi problemi sociali torniamo ai nostri accorpamenti per il 2026/27 In Toscana. Giani, sta bloccando il processo di accorpamento degli istituti scolastici imposto dal ministro e dal governo attuale perché la situazione è in evoluzione“.

Che cosa ha deciso la Regione? A inizio 2025 – dichiara – la Giunta regionale ha deliberato la sospensione cautelativa dei 16 accorpamenti scolastici previsti per l’anno scolastico 2026/27. Formalmente la Regione ha approvato, come richiesto, l’elenco delle scuole da accorpare, ma ha congelato l’efficacia della decisione: non attuerà concretamente le fusioni fino a quando non saranno definiti gli esiti dei ricorsi presentati, con la sospensione al momento viene mantenuto l’attuale numero delle autonomie scolastiche: 466. La Regione contesta i criteri usati dal ministero per stabilire quali scuole sono da accorpare: secondo la Toscana, il calcolo si sarebbe basato su una stima della popolazione scolastica piuttosto che sui dati effettivi dell’Ufficio scolastico regionale secondo la Regione Toscana questa discrepanza sarebbe rilevante: si parla di circa 8mila studenti in più rispetto a quanti stimato dal ministero secondo i dati reali dell’Usr. L’assessore regionale, considera gli accorpamenti sbagliati e ingiusti nel merito e nel metodo”.

Cosa succede in concreto, rifacendo un po’ di ordine: scuole, territori, tempistica. Gli accorpamenti – dice Donatella Buonriposi – riguardano 16 istituti distribuiti in varie province: 4 nella Provincia di Lucca, 3 a Massa Carrara 2 a Pistoia, 2 a Firenze, 2 a Grosseto, 2 a Siena. Alcuni istituti sono particolarmente noti come il liceo Michelagelo di Firenze. Nel frattempo i sindacati Toscana chiedono che si avvii un tavolo permanete con scuole, istituzioni e sindacati, oltre che rappresentanze studentesche per creare alternative condivise con gli accorpamenti”.

Cosa può succedere adesso? La sospensione resterà in vigore fino all’esito dei ricorsi straordinari un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica (e in parte anche giuridico). Se i ricorsi dovessero avere esito favorevole, la Regione potrebbe essere costretta a procedere con gli accorpamenti, salvo un intervento normativo del Parlamento come auspicato da alcuni; nel frattempo le scuole interessate, le famiglie e i sindacati restano in allerta e chiedono maggiore trasparenza e partecipazione sulle decisioni relative alla rete scolastica”.

“Vediamo ora solo gli accorpamenti in Lucchesia, Media Valle e Versilia. Gli accorpamenti proposti in Lucchesia risultano essere i più numerosi (Lucca n 4 + 3 di Massa = 7) a fronte di due su Firenze, 2 su Grosseto e 2 su Siena. Le scuole coinvolte sarebbero: Liceo Carducci + Barsanti e Matteucci di Viareggio, Istituto Don Lazzari-Stagi+ Istituto Piaggia di Viareggio, Istituto Comprensivo Montecarlo+ IC Porcari e IC Bagni di Lucca +Borgo a Mozzano”.

Ecco i principali parametri sulle soglie numeriche oggi previsti. Il riferimento nazionale – prosegue la consulente della Provincia di Lucca – è 938 alunni per istituzione scolastica, il tetto massimo non può superare 7389 sedi. Per alcune zone di montagna, aree interne/isolate possono essere previsti 600 alunni per valutare la sostenibilità dell’autonomia di un istituto. Le sedi saranno sicuramente ridotte con l’obiettivo di passare da 8089 sedi (2023) a circa 7389 nel 2026/27, con eventuale perdita di insegnanti e personale ATA. Per questo la Regione Toscana fa il ricorso, perché secondo i dati dell’USR ci sarebbero 8000 ragazzi in meno. Il parametro numerico serve come linea guida, ma non è l’unico fattore, vanno considerati anche le distanze geografiche, offerta formativa, servizi sul territorio, condizioni locali”.

“Nel caso del comprensivo Bagni di Lucca e Borgo a Mozzano quasi sicuramente l’autonomia la prenderebbe Borgo, lo stesso dicasi per Porcari, in ogni caso si ridefinisce la soglia amministrativa, un unico codice, un’unica dirigenza, un’unica segreteria. Teoricamente, l’offerta formativa può restare invariata, l’accorpamento riguarda soprattutto la struttura amministrativa, Docenti e personale Ata“.

“La carenza di alunni – spiega Donatella Buonriposi – la sentiamo soprattutto negli istituti comprensivi, mentre regge la scuola superiore che ancora non risente della denatalità, ma lo sarà per poco. Gli istituti rischiano il così detto inverno delle nascite, ossia quel periodo per indicare quando nascono pochi bambini. Molti edifici rischiano di restare vuoti (alcuni sindaci hanno fatto scuole nuove senza fare le proiezioni per il futuro). Gli istituto comprensivi sono più gestibili e si spera che il governo vada solo in questa direzione, mentre più problematico sarebbe per gli istituti superiori. Con la perdita dell’autonomia scolastica, ora che si parla tanto di orientamento questo rischierebbe carenze reali. Due temi fortemente collegati tra di loro, ma che spesso vengono trattati separatamente. La richiesta al governo è che si tenga conto di questo aspetto. Con un accorpamento molti di questi progetti possono sparire o essere uniformati, perché la nuova super scuola deve coordinare più plessi e più territori con risorse ridotte”.

Quale sarebbe la ricaduta direttamente sugli studenti e sul loro Orientamento? Meno personalizzazione e l’0rientamento diventa più generico, meno attento ai bisogni individuali e alle caratteristiche degli studenti, le risorse si devono spalmare su più sedi. Vedi il caso dello Stagi di Pietrasanta, che solo ora comincia a rialzare la testa. A suo tempo per favorire questo passaggio io gli assegnai l’agrario. Tanto richiesto dai docenti. Oggi racchiude il liceo artistico, vanto di quel Territorio che lo caratterizza e vari indirizzi tecnici. Recentemente ha dimostrato vitalità, è arrivata a circa 600 iscritti, numero che secondo la scuola evita l’accorpamento per il 2026/27 e la perdita di una sua identità locale, faticosamente riacquisita. Lo stesso dicasi per Il Carducci, il Piaggia e il Barsanti e Matteucci dove i numeri vanno rivisti, ridotti e riadattati alle nuove esigenze di qualità. La qualità può essere salvaguardata. È vero che l’orientamento nasce fin dalla culla, ma l’abbandono scolastico è una realtà. Si potrebbe concludere che la vita si impara: si passa dal gioco alla scelta consapevole. Si tratta di approfondire l’autovalutazione e l’autoconsapevolezza – conclude – per prepararsi alla scelta del post-diploma, all’Università, al lavoro o alla formazione costruendo un proprio curriculum vitae, fino alla simulazione di una impresa. Questo lo si può fare solo al superiore e Dio solo sa quanto ce ne sarebbe bisogno“.