La novità
|Rinasce il Museo Giordano: l’ex ospedale psichiatrico Maggiano ritrova la sua memoria
Dopo il restauro dell’ex biblioteca apre il nuovo percorso museale. Inaugurata anche la sala ‘Da vicino nessuno è normale’ con le sculture di Matteo Raciti
Con la riapertura del Museo Giovanni Battista Giordano, all’interno dell’ex ospedale psichiatrico di Maggiano, si compie un passo fondamentale per la restituzione alla città di un luogo di memoria, studio e riflessione. L’inaugurazione, prevista per sabato (13 dicembre), rappresenta il compimento di un progetto che affonda le sue radici nel 1979, quando il medico psichiatra Giovanni Baria Giordano, allora primario della Divisione Maschile e direttore della biblioteca scientifica, avviò il primo grande lavoro di catalogazione della vasta strumentazione storica dell’istituto. Collaboratore di Mario Tobino, Giordano intraprese un meticoloso lavoro di inventariazione: dagli strumenti del laboratorio chimico alle apparecchiature terapeutiche, fino agli oggetti che raccontavano la vita quotidiana dell’ospedale.
Oggi quel progetto trova una nuova, compiuta realizzazione grazie al restauro degli spazi dell’ex biblioteca, reso possibile dai fondi della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca. Le sale restaurate accolgono il grande fondo di strumentazione storica dell’istituto e gli spazi dedicati alla storia dell’ex ospedale, organizzati in un percorso museale articolato in quattro aree tematiche.
La visita si apre con l’inquadramento storico dell’ex convento di Fregionaia e della sua trasformazione in manicomio, per poi condurre nella sezione dedicata alle tecniche del manicomio, dove trovano posto strumenti che raccontano il modo in cui la psichiatria – secondo le teorie dell’epoca – tentava di intervenire sui pazienti: camicie di forza, il Guanto di Patrizi per la misurazione degli umori nelle perizie psichiatriche, materiali dell’infermeria e i primi psicofarmaci.
Proseguendo, emerge la dimensione concreta e umana della vita manicomiale: fotografie, oggetti e manufatti riportano alla luce l’ergoterapia e la socioterapia, la cura attraverso il lavoro, attraverso cui i degenti realizzavano tavoli, scarpe, ombrelli, tessuti, prodotti delle officine meccaniche, dei telai, del calzaturificio e della falegnameria. Un manicomio che era anche una fabbrica, dove il lavoro diventava allo stesso tempo terapia e necessità organizzativa.



Accanto a questa dimensione produttiva, il museo racconta anche la precoce attenzione di Maggiano per la terapia morale: già nella seconda metà dell’Ottocento il direttore Neri acquistò un armonium – presente oggi nel percorso – per consentire ai ricoverati di ascoltare e suonare musica.
Un ruolo di intensa forza narrativa è svolto dai disegni di Fidia Palla, artista ricoverato per oltre vent’anni, che nei suoi tratti ha documentato volti, camerate, attese e la quotidianità sospesa dell’istituto. Una testimonianza unica, concessa da Giulia e Ilaria Talini, eredi dell’artista.

Con gli anni Cinquanta si afferma un nuovo sguardo: la stagione della socioterapia e dell’arteterapia, della partecipazione attiva e della cura attraverso l’arte. Di questo restano le opere in ceramica e pittura realizzate dai degenti.
Questa evoluzione culmina nella sezione dedicata al Festival della Canzone, straordinaria esperienza che tra la metà e la fine degli anni Sessanta coinvolse ricoverati di tutta Italia. Il manicomio di Maggiano divenne il centro nazionale di questa sperimentazione: i degenti scrivevano testi, componevano musiche, realizzavano spettacoli teatrali e numeri di varietà. In mostra, fotografie a colori, disegni dei partecipanti e la fisarmonica di Franco Perna, ideatore e organizzatore del festival, donata dalla figlia Rita.
L’ultima parte del percorso è dedicata alla strumentazione del laboratorio chimico, presente a Maggiano fin dalla fine dell’800 già inaugurato nel 2024 in memoria della dottoressa Barbara Capovani. Qui è possibile osservare lo sviluppo tecnico dello studio del sangue, dei campioni anatomici, degli strumenti per la distillazione, degli apparecchi di ingrandimento fotografico, delle centrifughe meccaniche e dei reperti anatomici. È esposto anche un raro strumento foto ingrandente su binario, insieme a un prezioso ergografodi Mosso, utilizzato in medicina sociale per misurare la fatica e lo stress lavorativo; strumento questo che ebbe un ruolo importante nelle lotte per l’affermazione dell giornata lavorativa di otto ore. Chiude l’allestimento la ricostruzione di un intero reparto di radiologia, testimonianza dell’alta integrazione tra cura mentale e innovazioni diagnostiche.


“Abbiamo avuto il piacere e desiderio di mostrare tutto ciò che si faceva a Maggiano – ha dichiarato Isabella Tobino, presidente della Fondazione Mario Tobino -, tutta la storia dall’inizio del secolo fino alla sua chiusura, attraverso vari reperti concessi dalla Asl e altri oggetti, come disegni o quadri, che dimostrano tutte le attività che venivano fatte all’interno della struttura. Il nostro desidero è che tutti posano conoscere questa storia perché grazie a questa possiamo affrontare meglio il nostro presente e futuro e ciò che ci aspetta in rapporto a problematiche legate alla salute mentale, che purtroppo stanno coinvolgendo sempre più i giovani”.
Isabella Tobino
L’inaugurazione del 13 dicembre sarà riservata la mattina alle istituzioni, mentre dalle 15 alle 17 il museo sarà aperto gratuitamente al pubblico. Dal 2026 sarà visitabile il lunedì, mercoledì e venerdì durante gli orari di apertura della Fondazione Mario Tobino.
La nuova sala d’arte di Matteo Raciti: Da vicino nessuno è normale
Contestualmente all’apertura del museo, viene inaugurata anche la sala che accoglie le grandi sculture in cartapesta e ferro di Matteo Raciti, un allestimento permanente dal forte carattere grottesco che dialoga profondamente con gli spazi abbandonati dell’ex ospedale psichiatrico. Le opere si radicano nella memoria dei luoghi, nelle vite che vi sono trascorse, restituendo un racconto intenso sulla fragilità umana.
La sala ospita anche l’installazione fotografica di Valentina Ragozzino, che documenta in bianco e nero la nascita delle sculture a partire dall’argilla: un materiale duttile e modellabile, metafora dell’inconscio che prende forma attraverso esperienze, traumi e trasformazioni.
Questo spazio entra a far parte del percorso delle visite guidate Sorella Follia della Fondazione Tobino.
Il progetto di Raciti nasce nel 2021 al Carnevale di Viareggio, come gruppo scultoreo itinerante dedicato al tema della malattia mentale. L’artista utilizza il grottesco per scardinare etichette e favorire uno sguardo empatico, in cui ognuno può riconoscere la propria parte nascosta e vulnerabile. Nel 2023 la mostra Da vicino nessuno è normale, curata da Chiara Martine Menchetti e allestita negli spazi del manicomio di Maggiano, ha segnato un ulteriore passaggio di questo percorso emotivo e artistico, capace di “far tremare il cuore e farci uscire dall’indifferenza”.
Per ulteriori informazioni, visitare il sito della Fondazione Mario Tobino .


