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|Sfratti, crescono i procedimenti di convalida al tribunale di Lucca: sono già 41 nel 2026
Con l’entrata in vigore della Riforma Cartabia e il successivo ‘correttivo’, i tempi per rientrare in possesso degli immobili da parte dei proprietari si sono ridotti circa del 25%
Tempi più difficili per gli affittuari morosi, dopo l’introduzione della Riforma Cartabia e il successivo “correttivo” entrato pienamente in vigore il 26 novembre del 2024. I tempi, da parte dei proprietari, per rientrare in possesso degli immobili si accorciano sensibilmente del 20-30% rispetto al passato, grazie alla digitalizzazione e all’eliminazione di alcuni passaggi di cancelleria. Nonostante questa accelerazione delle carte, il ‘collo di bottiglia’ dipende ancora dal carico di lavoro dell’ufficiale giudiziario e del coordinamento con le forze dell’ordine in caso di loro intervento. In queste ultime settimana, il Tribunale di Lucca ha emesso numerosi procedimenti per la convalida di sfratto: 9 solo nel mese di febbraio e 41 in questo 2026.
L’ultimo in ordine temporale si è chiuso con un’ordinanza di sfratto esecutivo che ha visto contrapporsi gli eredi di un proprietario di un immobile e un inquilino moroso. Il giudice del Tribunale di Lucca ha quindi convalidato lo sfratto per morosità, mettendo la parola fine ad un contenzioso che si protraeva per diversi mesi. La disputa si è verificata per il mancato pagamento dei canoni di locazione e bollette per una cifra concordata in giudizio di 5.500 euro, al netto di un recente bonifico parziale dell’inquilino, con lo scopo di sanare la posizione.
Preso atto dell’impossibilità di sanare completamente il debito, il Tribunale ha emesso un provvedimento di convalida di sfratto, fissando il rilascio immediato dell’immobile. Essendo già decorso il tempo concesso per il pagamento volontario, i proprietari hanno ora il diritto di rientrare in possesso dei locali senza ulteriori attese giudiziarie.
Quali sono i successivi passi per rientrare veramente in possesso dell’immobile?
Nonostante la perentoria decisione del tribunale, i proprietari per rientrare fisicamente all’interno dell’immobile dovranno seguire una procedura ben specifica, sempre che l’inquilino non decida di togliere il disturbo spontaneamente, senza dover ricorrere all’intervento delle forze dell’ordine.
Per prima cosa verrà notificata all’inquilino l’ordinanza di convalida, già esecutiva, assieme all’atto di precetto. L’occupante da quel momento avrà dieci giorni di tempo per lasciare l’abitazione. Se allo scadere del termine l’immobile è ancora occupato, entra in gioco l’ufficiale giudiziario che notifica il ‘preavviso di rilascio’. Il primo accesso in media avviene ad un mese e mezzo dalla fine del precetto, ma spesso serve a verificare lo stato dei luoghi, concedendo una proroga. Se l’inquilino resiste bisogna fare richiesta alle forze dell’ordine, carabinieri o polizia e solitamente la loro disponibilità e coordinamento dell’ufficiale giudiziario sono il vero e proprio ‘collo di bottiglia’ del procedimento.
In totale, grazie alle nuove norme, il tempo necessario per rientrare in possesso dell’immobile dalla data della sentenza si attesta oggi mediamente tra i 3 e i 6 mesi, con un risparmio di circa il 25% rispetto al regime precedente. Resta ferma, in questo caso specifico, la possibilità per i proprietari di agire contestualmente con pignoramenti per il recupero del credito di 5.500 euro sancito dal giudice.


