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Proprio come Maggiano, anche l’ex Sanatorio meriterebbe un recupero, sia per il valore architettonico che per la posizione privilegiata

Non c’è solo l’ex manicomio di Maggiano a testimoniare il declino di grandi complessi monumentali nel lucchese e anche il consigliere con delega alla sanità, Alessandro Di Vito ne aveva parlato. A breve distanza, sulla collina di Arliano, sorge l’ex Sanatorio: un’imponente struttura edificata tra la fine degli anni ’20 e l’inizio degli anni Trenta, oggi ridotta a un guscio vuoto.

ex ceis, sanatorio di arliano

Vero gioiello dell’architettura razionalista, l’edificio si sviluppa su una superficie di ben 4200 metri quadrati. La sua pianta è inconfondibile: un maestoso corpo centrale che ricorda la prua di una nave protesa verso la valle, affiancato da due ali perfettamente simmetriche. Questa particolare architettura “a battello”, orientata verso la costa, non era un semplice vezzo estetico, la struttura era concepita affinché i pazienti affetti da tubercolosi potessero beneficiare direttamente della luce solare e dell’aria salubre proveniente dal mare.

La storia dell’immobile è stata turbolenta. Con lo scoppio del secondo conflitto mondiale, il complesso fu riconvertito in ospedale militare, per poi riprendere la sua funzione sanitaria nel dopoguerra. Nel corso dei decenni, i suoi ampi saloni hanno cambiato volto più volte: è stato sede di una scuola media, residenza per anziani e, infine, comunità di recupero per tossicodipendenti e malati di Aids gestita dal Ceis. Un lento declino iniziato negli anni ’90 ha portato alla definitiva chiusura e al conseguente abbandono.

Oggi, l’ex sanatorio appare come un relitto spiaggiato sulla collina. Sebbene gli accessi siano stati sigillati per ragioni di sicurezza, i segni del tempo e dei vandalismi sono evidenti all’interno. Di proprietà dell’Asl e inserito nell’elenco dei beni alienabili, l’edificio attende una nuova vita. Proprio come Maggiano, anche la struttura di Arliano rappresenta un pezzo di storia lucchese che meriterebbe un recupero urgente, sia per il suo valore architettonico che per la posizione privilegiata in cui si trova: una ‘nave’ di cemento che, nonostante tutto, continua a veleggiare silenziosa sopra la valle.