Presentato in diocesi il dossier sulle povertà: sono 2513 le persone che si sono rivolte ai centri d’ascolto Caritas
Il report ‘Abbi Cura’ restituisce l’immagine di una situazione sociale in cui fattori lavorativi, familiari e abitativi si intrecciano
Presentato questa mattina (29 aprile) il Dossier 2026 sulla povertàe le risorse in diocesi, curato dall’Ufficio pastorale Caritas della Diocesi di Lucca. Il titolo di quest’anno è Abbi cura. Nel 2025, il sistema dei Centri d’Ascolto della Diocesi ha intercettato complessivamente 2513 persone, a cui si aggiungono 217 utenti seguiti dal Gruppo Volontari Accoglienza Immigrati.
“La cura non è un intervento che si possa limitare all’erogazione di alcuni beni e servizi in risposta ad altrettanti bisogni – spiega l’arcivescovo Paolo Giulietti – ma è fondata su una relazione autentica e profonda, che consente di cogliere elementi altrimenti nascosti e di osservare i percorsi delle persone e delle famiglie in modo certamente più approfondito rispetto al mero possesso dei dati. Questo approccio, possibile grazie al prezioso servizio dei volontari che presidiano i numerosi Centri d’Ascolto presenti in Diocesi, rende giustizia alla visione evangelica della solidarietà, per cui non importa solo il cosa si dà, ma anche il come lo si offre».
“Il titolo del Dossier Caritas, Abbi cura, si ispira alla parabola del Buon Samaritano – aggiunge il direttore della Caritas, don Simone Giuli – e si lega direttamente al tema scelto per quest’anno: il legame profondo tra povertà sanitaria e alimentare. Questi due aspetti sono oggi sempre più uniti e ci riportano con forza alla questione centrale della cura. È ormai evidente che chi non ha risorse sufficienti per un’alimentazione sana finisce inevitabilmente per trascurare la propria salute. Nel tentativo di risparmiare, si adottano spesso abitudini alimentari dannose o si rinuncia a visite, esami e interventi medici necessari”.
Abbi cura, dunque, rappresenta l’ultimo tassello di una catena di analisi di dati e informazioni che da oltre venti anni raccontano i cambiamenti sociali, ma anche quella concreta trama di ascolto e relazione che i volontari – di 34 Centri di Ascolto della Caritas (CdA), 2 empori e 5 associazioni – testimoniano quotidianamente sul territorio. Il volume, che presenta i dati raccolti nel 2025, si compone di due sezioni. La prima è dedicata all’analisi quantitativa relativa agli accessi ai cda. Nella seconda sezione, invece, l’approfondimento diventa qualitativo per approfondire alcune dimensioni emergenti della povertà contemporanea, come quella sanitaria e alimentare. Nel complesso, questo dossier restituisce l’immagine di una povertà sempre più articolata e multidimensionale, in cui fattori economici, lavorativi, familiari e abitativi si intrecciano.
Il numero totale dei bisognosi risulta in linea con gli anni ma tuttavia rimane un numero stabilmente alto (nel 2024 erano 2.601, nel 2023 erano 2.472). La distribuzione territoriale evidenzia una forte concentrazione nella città di Lucca e nella Piana (1.705 utenti), seguita dalla Versilia (585) e dalla Valle del Serchio (223). Questa articolazione riflette non solo la densità demografica, ma anche la diversa strutturazione dei servizi e la capacità di attrazione dei singoli centri. Tra gli utenti che si rivolgono ai CdA c’è una prevalenza femminile (55,8%), sebbene con un progressivo riequilibrio rispetto alla componente maschile. Dal punto di vista anagrafico, la popolazione accolta si concentra prevalentemente nelle fasce adulte, con una forte incidenza tra i 45 e i 64 anni (il 50%). Tra gli italiani prevalgono le classi di età più avanzate, mentre tra gli stranieri si osserva una maggiore presenza nelle età centrali della vita lavorativa.
Le differenze di genere si intrecciano con quelle legate alla cittadinanza: tra le donne prevalgono le italiane, mentre tra gli uomini si registra una maggiore presenza di stranieri. Comunque risultano richieste da 1229 italiani e 1284 stranieri, dimostrando un sostanziale equilibrio tra i due gruppi. “L’immagine delle richieste d’aiuto che arrivano prevalentemente dagli stranieri è ormai tramontata”, spiega Elisa Matutini, sociologa dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Le persone straniere provengono da circa 70 Paesi, con una significativa incidenza di cittadini dell’Africa settentrionale, dell’Asia e dell’Europa orientale non comunitaria. Tra le nazionalità più rappresentate emergono Marocco, Sri Lanka, Romania e Albania. Interessante evidenziare la quasi equa distribuzione tra cittadini comunitari e non comunitari: significa che la vulnerabilità non riguarda esclusivamente le migrazioni extra-europee, ma coinvolge anche cittadini dell’Unione Europea.
La famiglia è il fulcro delle fragilità sociali che incontrano i CdA. Se tra gli stranieri prevalgono i nuclei coniugali con figli (povertà intergenerazionale), tra gli italiani cresce l’isolamento delle persone sole e dei separati. Questo scenario evidenzia come la vulnerabilità domestica, aggravata dalla carenza di reti di supporto, colpisca duramente i minori con forti ricadute educative e sociali. Il basso livello d’istruzione (licenza media) resta prevalente, ma la crescita di diplomati e laureati tra gli utenti segna un mutamento della povertà. La presenza di figli spesso incide nei bilanci familiari determinando lo scivolamento nella povertà e spesso porta a casi di povertà oscillante, ovvero uno stato di povertà seria alternata ad un relativo miglioramento che non permette però un consolidamento.
Se la disoccupazione rimane la causa principale di fragilità (64%), emerge con forza il fenomeno dei working poor. Infatti il 20,5% degli assistiti ha un’occupazione, ma in contesti così precari o irregolari da non essere minimamente sufficiente a soddisfare le persone. La maggioranza degli utenti vive in affitto, mentre una quota minoritaria dispone di un’abitazione di proprietà. Emergono inoltre forme di precarietà abitativa, come la convivenza con amici o parenti, il ricorso ad alloggi di fortuna o l’assenza di una dimora stabile. Queste situazioni, più frequenti tra gli stranieri, evidenziano condizioni di marginalità acuta. L’accesso all’edilizia popolare, più diffuso tra gli italiani, sottolinea inoltre le disuguaglianze nell’accesso alle politiche pubbliche. Per gli stranieri è difficile accedere all’edilizia pubblica.
Infine risulta importante sottolineare come solo il 46,3% degli utenti che si rivolgono ai CdA è contemporaneamente seguito dai servizi pubblici, con una significativa disparità tra italiani e stranieri. I CdA, dunque, svolgono una funzione essenziale non solo come luoghi di risposta immediata ai bisogni, ma anche come nodi di connessione tra le persone e il sistema di welfare. Essi contribuiscono a costruire percorsi di inclusione sociale attraverso attività di mediazione, orientamento e accompagnamento. Riguardo l’ambito della povertà alimentare si contano 1500 famiglie che mensilmente vengono supportate. Il valore commerciale dei beni distribuiti è di oltre 400 mila euro.
Alle 17 il dossier viene presentato pubblicamente alla curia di Monte San Quirico.

