L’ordine degli infermieri festeggia la Giornata del Sollievo: “Io mi prendo cura è una scelta quotidiana”
Il dottor Tommaso Galeazzi, esperto in terapia del dolore e cure palliative, spiega il significato della ricorrenza per i professionisti
L’Ordine delle professioni infermieristiche ricorda che oggi (31 maggio) ricorre la Giornata del Sollievo, una ricorrenza in cui la figura dell’infermiere riveste un ruolo di fondamentale importanza. “Ogni giorno – spiega il dottor Angelo Fattorusso, segretario del Consiglio direttivo dell’Opi Lucca – i professionisti infermieri, infatti, operano con dedizione a diversi livelli assistenziali per lenire la sofferenza e donare sollievo ai propri assistiti.
Per l’occasione, il consiglio direttivo dell’Opi di Lucca ha invitato il dottor Tommaso Galeazzi, infermiere esperto in cure palliative e terapia del dolore iscritto all’albo, a condividere una riflessione che racchiude il nucleo profondo del suo lavoro quotidiano.
Quando mi è stato chiesto di scrivere una riflessione sulla XXV Giornata del Sollievo, ho pensato al dialogo tra un sanitario e un paziente: “Le volevo comunicare che le sue analisi sono migliorate, domani la dimettiamo”. “Grazie, mi ha fatto tirare un bel sospiro di sollievo!”
Chiaramente questa è una versione troppo semplicistica di cosa sia la Giornata del Sollievo, tuttavia proprio la comunicazione con una persona che esprime un qualsiasi bisogno (sanitario, psicologico o sociale) è un elemento centrale del messaggio “Io mi prendo cura” che caratterizza la giornata di quest’anno.
Infatti, l’articolo 4 del codice deontologico degli infermieri sancisce che il tempo di relazione è tempo di cura.
Sollievo, dunque, significa anche saper ascoltare: la parola, il silenzio condiviso, la capacità di accogliere la sofferenza e accompagnare la fragilità diventano parte integrante della cura.
Il sollievo non ha confini, riguarda ogni persona che attraversa un momento di sofferenza: pazienti oncologici, pazienti affetti da patologie croniche e neurodegenerative, gli anziani fragili, i bambini con patologie complesse e chiunque affronti un dolore fisico, psicologico o spirituale.
La cultura del Sollievo nasce da uno sguardo attento alle fragilità umane. Uno sguardo che riconosce
valore agli ultimi, a chi vive situazioni di vulnerabilità, solitudine o sofferenza.
Una comunità diventa davvero umana quando sa avvicinarsi alle ferite delle persone con rispetto, delicatezza e responsabilità condivisa.
In questa prospettiva, la cura assume un significato profondo: alleviare il dolore, custodire la speranza, restituire dignità e relazione anche nei momenti più difficili della vita. E proprio in questo contesto che è importante parlare di cure palliative.
Le cure palliative rappresentano una risposta concreta a questi bisogni. Il loro obiettivo è migliorare la qualità della vita attraverso il controllo del dolore e dei sintomi, il sostegno emotivo, relazionale e sociale, e un accompagnamento capace di custodire la dignità della persona lungo tutto il percorso di malattia.
Pensate a chi ha ricevuto la fatidica frase: “Purtroppo non c’è più niente da fare”. Ha ricevuto una sentenza, una prognosi infausta. Questa perdita di speranza viene raccolta, elaborata e revisionata dalle cure palliative per dare dignità alla persona, per ascoltarla e per sostenere la consapevolezza della malattia. Le cure palliative hanno uno sguardo obliquo della persona: oltre a vedere gli elementi che emergono e visibili a tutti, riescono a notare quello che c’è dietro (paure, insicurezze eccetera), avvicinandosi ancor di più alla persona integrando professionalità, umanità e prossimità.
La Giornata del Sollievo rappresenta allora un invito rivolto a tutti: professionisti sanitari, volontari, istituzioni, famiglie e cittadini.
“Io mi prendo cura” diventa una scelta quotidiana fatta di ascolto, presenza e responsabilità verso chi soffre. Perché il Sollievo nasce dall’incontro tra competenza e umanità, e trova la sua espressione più autentica nella capacità di stare accanto alla persona con cura e dignità


