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Santa Maria a Colle, commemorato l’eccidio del 1944

Da Simonetta Simonetti, presidente dell’Atvl un forte richiamo ai valori della memoria, dell’educazione e della pace

Un forte richiamo ai valori della memoria, dell’educazione e della pace arriva dalla frazione di Santa Maria a Colle in occasione delle commemorazioni per l’eccidio del 1944. A intervenire è Simonetta Simonetti, presidente dell’Associazione toscana volontari della libertà (Atvl), che riflette sul valore del ricordo a fronte delle drammatiche vicende vissute dal territorio lucchese durante l’occupazione nazifascista e del contesto globale contemporaneo.

La presidente affida alla propria nota una riflessione amara sul confronto tra le generazioni del dopoguerra e il presente: “La mia generazione nata negli anni successivi alla fine della seconda guerra mondiale è stata, suo malgrado, una generazione fortunata perché è cresciuta in un clima di positiva ripresa della normalità. La voglia di ricostruire cose e rapporti umani prevaleva sul dolore dei vuoti lasciati dalla guerra… Quell’ultima guerra, come le definivano allora, era finita e la convinzione che non sarebbe mai più ritornata era, almeno palesemente, sostenuta dalla maggior parte delle persone”.

eccidio, Santa Maria a Colle, Simonetta SImonetti

Uno scenario che si contrappone alla realtà odierna: “Oggi il mondo è stracolmo di guerre, i mass media, con scalette preferenziali a seconda del canale emittente, le trasmettono in un clima di assurda normalità che mi spaventa, mi annienta e aumenta il mio senso di impotenza. Cosa è successo? Un gap generazionale? Quella pace agognata e conquistata nel 1945 quando la lotta resistenziale diventò un moto comune guidato da un unico obiettivo di liberare l’Italia, andava coltivata, promulgata, inserita in qualsiasi rapporto educativo e formativo”

Nel ripercorrere i tragici fatti di Santa Maria a Colle, Simonetti ricorda come il territorio fu teatro della ferocia della XVI Panzergrenadier Division delle Ss e in particolare del sergente medico Papuska: “Come Atvl siamo a partecipare al ricordo dell’eccidio di Santa Maria a Colle che avvenne in quella tragica estate del 1944 quando la rappresaglia nazifascista diventò ancora più feroce, un’ulteriore testimonianza dell’inarrestabile devastazione causata dalla guerra… Grazie al parroco del luogo don Pio Serafini, al tenente medico dottot Pilade Nardi e al maggiore Raffaello Fambrini si era organizzato un piccolo ospedale per venire incontro alle più pressanti urgenze sanitarie della popolazione locale e di quella aggiunta, numerosissima e miserabile, degli sfollati. La situazione precipita il 18 agosto 1944”.

eccidio, Santa Maria a Colle, Simonetta SImonetti

I crimini commessi in quei giorni videro la perdita di dodici vite umane: “Il 18 agosto 1944 il sottufficiale medico sergente Papuska, un assassino psicopatico, della XVI Panzergrenadier Division delle Ss, si rende responsabile dell’omicidio in corte Cosci di Raffaello Giannini: lo preleva in casa sua e lo trasferisce a Nozzano dove lo ammazza… Il 23 agosto lo stesso Papuska uccide, sotto gli occhi della madre, Alberto Vannucci e suo cugino Cherubino e obbliga l’anziana donna a scavare una fossa nel campo di patate di fronte a casa per seppellire i due corpi. Costringe due fratelli, Pompilio e Aurelio Vannucci, fratelli di Alberto e Pietro Vannucci, a seguirlo verso il comando tedesco. Li fredda, a colpi di pistola, lungo la strada. Il giorno seguente, nel corso di un’ennesima sortita nella corte Al Treppia, uccide Alessandro Palagi“.

Un orrore che venne fermato solo dall’intervento di una cittadina: “Gli stessi don Serafini e il dottor Nardi sono oggetto di persecuzioni e minacce di morte e sono costretti ad abbandonare il paese per rifugiarsi a Lucca. Solo la coraggiosa denuncia di questi crimini operata dalla maestra Cesira Fambrini al Comando tedesco riesce a ottenere l’allontanamento del sergente Papuska da Santa Maria a Colle. Follia umana, senso del potere, la voglia di sopraffare l’altro, la voglia di “comandare”, di distruggere sono le tristi componenti di chi continua a fare guerra, quando annientare l’altro, il nemico viene vista come l’unica soluzione al disagio comportamentale che lo detiene prigioniero”.