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Gestore pubblico per l'acqua, sindaco indica rotta

Tambellini sindaco ok 6Acqua bene completamente pubblico. Tornerà in house la gestione della risorsa, con una struttura di valenza territoriale che rispetti le peculiarità di ogni territorio. È il lavoro che sta portando avanti il sindaco Alessandro Tambellini, nelle vesti di presidente dell’Autorità idrica toscana, insieme agli altri sindaci e al presidente della Regione, Enrico Rossi.

“Insieme alla Regione e a tutti i membri di Ait - spiega Tambellini - stiamo portando avanti un percorso importante, oserei dire storico, che darà attuazione all’esito del referendum del 2011 e quindi al volere dei cittadini. Il percorso è così strutturato: prevediamo di andare a fine delle concessioni esistenti e, una volta terminata quella fase, costruire una struttura interamente pubblica, che sia organizzata in modo diverso da come ora prevede la legge. Oggi la legge, infatti, indica come modalità quella di un gestore unico regionale. Noi invece stiamo lavorando per realizzare un gestore unico territoriale: il servizio idrico è fondamentale e non può essere strutturato secondo criteri che ne prevedono l’accentramento in una struttura unica per tutta la Toscana. Al contrario, la volontà di tutti è riconoscere il valore dei vari territori e le differenze che in questi ultimi anni i vari gestori del servizio idrico integrato hanno saputo sviluppare per rispondere il più possibile alle esigenze delle varie comunità e alle caratteristiche delle diverse aree della regione. È un lavoro complesso che vedrà il suo compimento tra non prima di dieci anni, ma l’iter per arrivare a questo naturale obiettivo è partito oggi”.
"L’acqua - ha aggiunto - rappresenta da sempre un bene comune anche in Italia, ma sulla gestione delle infrastrutture idriche che sono necessarie per portarla nelle nostre case le idee sono le più disparate: gestione pubblica - perorata dal referendum del 2011, che raccolse 27 milioni di voti – o gestione privata, o più spesso pubblico-privata? “Noi propendiamo fortemente per la prima opzione, quella pubblica. E anche da questo punto di vista la Toscana sta facendo scuola: quella che stiamo mettendo in piedi sul territorio regionale è una delle esperienze più avanzate nel panorama nazionale per quanto riguarda la gestione dell’acqua, abbiamo una legislazione di riferimento per altre regioni e un ente di governo di ambito, l’Ait, che è considerato la punta di diamante della regolazione locale nel settore dei servizi idrici”.
Il problema più sensibile per raggiungere l’obiettivo voluto resta quello delle risorse economiche. “Fino al termine di ciascuna concessione come Autorità idrica toscana abbiamo programmato la realizzazione di numerosi investimenti per la manutenzione straordinaria e per la realizzazione di nuove opere. Il processo di pubblicizzazione richiede quindi di valutare quanto serve per liquidare il privato e calcolare l’ammontare del valore degli investimenti, realizzati insieme con il gestore privato. Bisogna inoltre valutare l’ammontare dei nuovi investimenti, che dovranno essere effettuati senza soluzione di continuità data la necessità di mantenere efficiente ed espandere il ciclo integrato dell’acqua, dalla fornitura di acqua potabile alla raccolta e trattamento dei reflui in fognatura, così essenziale per la salvaguardia ambientale. Per questo una volta perseguito l’obiettivo della nuova gestione con una società a completa partecipazione pubblica dei Comuni toscani, si tratterà di individuare un soggetto finanziario, anch’esso di estrazione pubblica (ad esempio collegato a Cassa depositi e prestiti o alla Bei), che possa sostenere il notevole sforzo finanziario necessario a liquidare i partner privati attuali e a realizzare i nuovi investimenti programmati dall’azienda. I criteri di fondo resteranno gli stessi: sostenibilità ed efficienza, perché l’acqua è un bene comune, va governato con cura e lungimiranza”.

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