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Parte la guerra dei ristoratori lucchesi a TripAdvisor

ristorante-buca-di-sant-antonio-20110603-195618Sono sul piede di guerra contro TripAdvisor i ristoratori lucchesi dopo il problema delle recensioni anonime su internet sollevato da Giovanni Minoli nel corso di un’inchiesta del programma Mix 24 su Radio 24. Ieri mattina (9 aprile) il giornalista aveva infatti intervistato a tale proposito anche Giuliano Pacini della Buca di Sant’Antonio, che già da tempo lotta contro la cattiva – e molte volte falsa – pubblicità online. Qualche ora dopo un fake di Giovanni Minoli pubblicava una recensione, tutt’altro che positiva, non solo sulla Buca di Sant’Antonio ma anche sugli Orti di Via Elisa, riaprendo così la questione. Tastare il polso della situazione non è semplice, ma a quanto pare anche nella nostra città il problema è reale e i ristoratori non ne possono più. Sono davvero molti i ristoranti colpiti da calunnie? E quanto le recensioni anonime danneggiano i locali? “Già da un paio di anni, come categoria, abbiamo preso posizione sul rischio di questi commenti – afferma Pacini, direttamente coinvolto nelle vicende delle ultime ore -, che sempre più penalizzano i ristoranti della città. Dobbiamo mettere un freno alle recensioni non veritiere e per questo abbiamo cercato di prendere contatto con TripAdvisor per proporre di togliere l’anonimato dalle recensioni. Quello che è accaduto a Minoli è una strana coincidenza, speriamo che almeno lui, o chi per lui, riesca a trovare il bandolo di questa matassa. Dispiace solo che questo strumento, che potrebbe essere utile per comunicare con i clienti, si trasformi invece in un’arma pericolosa”.

Anche Benedetto Stefani, di Ascom Ristoratori, esprime a chiare lettere la propria amarezza: “L’80% delle recensioni sono false e pilotate, nel bene e nel male, ma confido nell’intelligenza dei clienti e spero che se ne accorgano da soli, anche senza sollevare polveroni – afferma -. Anche a me una volta è capitata una cosa del genere, con un cliente che ha scritto su internet che il cibo non era stato di suo gradimento e che io avevo parlato male del ristorante di fronte. Una cosa assurda. Noi come categoria abbiamo cercato, anche a livello nazionale, di interagire con TripAdvisor ma non è semplice, non ci sono responsabili da contattare. Che su cento recensioni ce ne siano ad esempio dieci che non parlano bene di un dato ristorante è normale, ma la cosa assurda è che non si possa verificare l’attendibilità di certe affermazioni che spesso, nei toni, sono volutamente calunniose. Si tratta di una questione delicata – prosegue Stefani – perché i danni vengono non solo dalle cattive recensioni ma anche dal chiacchiericcio che si crea attorno ad esse. Poi chissà, magari tutto fa pubblicità. Come si dice, che se ne parli bene o male l’importante è parlarne”. Ma Stefani solleva anche un altro problema, che sempre rientra nell’ampia categoria della critica culinaria, ma diametralmente opposto: quello delle recensioni sulle guide. “Anche questo è vergognoso, al pari delle recensioni anonime su internet, perché si tratta ugualmente di recensioni pilotate, dato che i ristoranti pagano per essere presenti sulle migliori guide. Non a caso ospitano raramente i ristoranti aperti da poco, che non possono permettersi certe cifre”.

 

Ultima modifica ilGiovedì, 10 Aprile 2014 17:00

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