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Crisi del lavoro stagionale, Mauro Meloni: "Le riforme fiscali e del lavoro sono inadeguate"

cameriere genericaDopo lo sfogo, tramite la stampa, di un imprenditore del ramo del food che lamentava di non trovare lavoratori stagionali in Versilia e, dopo le scatenate analisi su Facebook nelle quali sono intervenuti anche alcuni politici locali, a dire la sua è Mauro Meloni, proprietario di una rosticceria in San Marco, a Lucca, sostenendo l'inadeguatezza delle riforme del mercato del lavoro che non sostengono gli imprenditori i quali, a loro volta, spesso non hanno le giuste risorse economiche per gestire i dipendenti.

"Ho aspettato - dice - qualche giorno prima di scrivere questo pensiero perché bocce ferme e fredde le parole si scelgono meglio e non ci si lascia fuorviare da rabbia o foga. Pochi giorni or sono è apparso sulla stampa l'accorato sfogo di un imprenditore del ramo del food, che lamentava di non trovare lavoratori stagionali. Il locus facti è la Versilia. D'acchito sulle pagine del più ambito e seguito social, Facebook, si sono scatenate le analisi e le puntigliose sentenze di molti, fra i quali alcuni politici locali. Di fronte alla dozzinalità dell'assioma imprenditoriale, non si trovano lavoratori perchè non c'è voglia di lavorare, si risponde con altrettanta leggerezza: se i ristoratori e, genericamente, i datori di lavoro, pagassero il dovuto, ci sarebbero anche candidati per simili lavori. Due mezze verità o due quarti di bugia in uno specchio deformato che fa vedere uno spicchio di realtà, un pò come la storia dell'elefante e dei ciechi: ognuno ne tocca una parte che scambia per il tutto. Le parole , però, non sono dettagli, mai. E allora, dirò la mia, da piccolo, piccolissimo imprenditore del settore".
"Nel corso degli anni - dice Mauro Meloni -, anche io mi sono imbattuto in persone aspiranti personale che avevano poca voglia di lavorare. Alcuni scambiano il lavoro per una fiction televisiva sulla cucina: ma c'è sudore, fatica, ore in piedi, tensione, tempi contingentati e orari lunghi, e quando i più festeggiano si è nel pieno dell'attività. D'altro canto è anche vero che ci sono imprenditori che pagano male, pagano in ritardo o non pagano addirittura. che si approfittano dei dipendenti e della scarsità di posti in giro. che preferiscono manodopera straniera e senza paracadute così da tenerli a nero e mandarli via quando il vento si fa troppo pericoloso. di storie ne conosco e ne sento a bizzeffe. Così come ci sono bravi ragazzi e ragazze, uomini e donne volenterosi e encomiabili che si spaccano la schiena, anche gli imprenditori non sono tutti profittatori. Sarebbe un pò come dire che i politici sono tutti ladri. La vita del piccolo imprenditore in Italia è da tempo fatta di ansia: scadenze che rincorrono scadenze, tasse e tariffe, controlli e una concorrenza sempre più numerosa, con aperture a pioggia concesse da regolamenti fatti a maglie variabili e fondati sul dogma che il mercato fa la selezione e provvederà il naturale processo di eliminazione a scremare il settore. Le parole raccontano una storia: far impresa significa appunto rischiare del proprio, avere, o supporre di avere un'idea e portarla avanti, oggi vivi in costante apprensione: se ti si guasta un frigo e con questi caldi, temi subito perchè devi raschiare il fondo del barile e devi aggiornare i programmi e i computer perchè c'è la fatturazione elettronica e poi lo scontrino elettronico devi controllare quello che fa il tuo commercialista perchè anche lui affoga e si perde in una selva oscura di norme in continua involuzione in un ginepraio incoerente che tutto permette e tutto contemporaneamente vieta, che cambiano in continuazione perchè legge fiorentina fatta la sera, guasta la mattina. E in tutto questo dovresti studiare e approfondire, immaginare,elaborare e creare e dell'idea romantica di far impresa non rimane poco o nulla. e se fallisci non c'è stato che ti finanzia. anzi finisci nella lista nera degli appestati. Naturalmente questo non giustifica il farabutto che non paga chi offre il proprio lavoro e la proria fatica. Ma è un tassello del mosaico che va osservato davvero tutto, prima di usar vane parole". 
"E qui viene la responsabilità della politica: la tassazione  (latu sensu intesa) - dice Meloni - è insostenibile perchè vari governi, da quelli della Prima repubblica, ai più moderni a guida forza italia, o Ulivo e poi Pd, non hanno affrontato i veri nodi di un sistema economico clientelare e ingessato, dove si cercano i soldi per ridurre il debito pubblico sempre con i soliti mezzi e sempre tartassando i soliti noti (chi ha la partita iva sa di che parlo). Sugli attuali governanti, una prece: sono più impegnati a farsi i dispettucci che a proporre un progetto economico degno di nome. Poche idee ma molta confusione e, d'altro canto, se i lavoratori stagionali, come la gran parte dei lavoratori dipendenti hanno tutele ridicole è anch'essa responsabiltà della classe dirigente. Le riforme del mercato del lavoro sono spesso pasticci. Manca una visione d'insieme e di largo respiro. Quindi, la politica dovrebbe sì denunciare e raccogliere denunce, ma soprattutto dovrebbe studiare e proporre, ascoltare e elaborare. Di certo quello che un politico, anche con minime responsabilità, non può permettersi, è la faciloneria e il pressapochismo. Atteggiamenti, questi, che hanno contribuito a ridurre un paese come il nostro, ricchissimo di potenzialità, sull'orlo del baratro, a zerbino d'Europa e a supermercato del resto del mondo".

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Via Lucio III Papa, area a verde usata come discarica

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