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La fotonotizia di Lucca in Diretta

Speranza negli anticorpi monoclonali e sì a vaccini e green pass. Scaramelli a Lucca presenta il libro sul ‘suo’ Covid

Incontro al Baluardo San Salvatore con il primario di malattie infettive Sauro Luchi che dice: "Non capisco come chi fa il medico possa dire no alle somministrazioni"

Ben 49 giorni di contagio da coronavirus. La malattia superata con la forza della fede, ma anche con la fiducia nella scienza. E come corollario una famiglia che si riscopre ancora più unita e in grado di stringersi in un abbraccio che è salvezza e speranza.

Di tutto questo, così come della situazione sanitaria in Italia e in Toscana al perdurare della pandemia, si è discusso ieri (8 settembre) al baluardo San Salvatore con il vicepresidente del consiglio regionale toscano Stefano Scaramelli, capogruppo di Italia Viva in Regione e con il primario di malattie infettive Sauro Luchi. Lo spunto è stato il libro dello stesso Scaramelli Chiudi la finestra. La sfida invisibile al Covid. 

Un’ora e mezzo, moderata dal direttore di Lucca in Diretta, Enrico Pace, in cui, oltre a ripercorrere la storia personale e umana di Stefano, fra i primi colpiti dal contagio in Toscana nel marzo del 2020, quando era presidente della commissione regionale sanità, si è parlato anche di attualità, fra campagna di vaccinazioni e green pass.

Scaramelli ha ribadito la sua adesione personale e di Italia Viva alla necessità di introdurre l’obbligatorietà del green pass anche per i dipendenti pubblici. Sul tema degli operatori sanitari, invece, è intervenuto Sauro Luchi: “Non capisco – ha detto – come uno che di professione fa il medico possa dirsi contrario alle vaccinazioni. I vaccini e la potabilità dell’acqua sono stati, nella storia, le principali cause della diminuzione della mortalità nel mondo”.

Al centro della discussione anche la sperimentazione dell’utilizzo degli anticorpi monoclonali per la cura del virus. Una sperimentazione portata avanti, in Toscana, da Rino Rappuoli della Gsk Vaccines e dalla Fondazione Toscana Life Sciences e che è a un punto molto avanzato. Proprio la famiglia di Stefano Scaramelli, una volta guarita, ha contribuito alla ricerca donando il sangue per gli studi necessari. E proprio nel sangue del consigliere regionale è stato trovato l’anticorpo da cui si è proceduto per andare avanti con l’applicazione nella cura del virus.

Un modo, quello di trovare una cura al di là dei vaccini, per aprire le finestre alla speranza. Proprio quelle finestre tenute chiuse dal figlio di Stefano, Lorenzo, l’unico rimasto indenne in famiglia dal contagio.

 

 

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