Coldiretti soddisfatta per il rinvio dell’accordo Ceta

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Ceta: rinviata la ratifica dell’accordo anche grazie alla rivolta popolare un accordo sbagliato e pericoloso per l’Italia che ha visto scendere in campo, insieme a Coldiretti, ben 13 comuni della provincia di Lucca. Contro il Ceta erano scesI in campo i comuni di Bagni di Lucca, Barga, Borgo a Mozzano, Camaiore, Camporgiano, Careggine, Castiglione di Garfagnana, Coreglia Antelminelli, Fabbriche di Vergemoli, Forte dei Marmi, Fosciandora, Gallicano, Massarosa, Molazzana, Montecarlo, Pescaglia, Piazza al Serchio, Pieve Fosciana, San Romano in Garfagnana, Viareggio, Villa Collemandina, che avevano dichiarato la disponibilità a sostenere la mobilitazione Coldiretti #StopCeta, per dire no all’accordo che rischia di minare il sistema agroalimentare locale legalizzando, di fatto, la “pirateria alimentare”. “Il rinvio è il primo risultato della rivolto popolare che ha visto i comuni in prima linea. – commenta Maurizio Fantini, Direttore Coldiretti Lucca – A tutti i sindaci, assessori, consiglieri e cittadini va il ringraziamento di Coldiretti per averci aiutato in questo primo round”. Ad esultare per il doveroso rinvio, insieme a Coldiretti, anche l’inedita e trasversale compagine di associazioni che hanno espresso la loro preoccupazione come Cgil, Arci, Adusbef, Movimento Consumatori, Legambiente, Greenpeace, Slow Food International, Federconsumatori, Acli Terra e Fair Watch.

Per la prima volta nella storia l’Unione Europea legittima – denuncia Coldiretti – in un trattato internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy più prestigiosi, accordando esplicitamente il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali. La svendita dei marchi storici del Made in Italy agroalimentare non è solo un danno sul mercato canadese ma – sottolinea Coldiretti – è soprattutto un pericoloso precedente nei negoziati con altri Paesi anche emergenti che sono autorizzati cosi a chiedere le stesse concessioni. “Ci auguriamo che questo rinvio – conclude Fantini – sia l’occasione per aprire un confronto serio e costruttivo per rivisitare il trattato e garantire il rispetto dei principi di sicurezza alimentare, di diritti sociali ed un’adeguata tutela delle produzioni agro-alimentari “made in”, come del resto auspicava la mozione recentemente approvata dal Consiglio Regionale della Toscana sollecitata dal forte pressing della nostra organizzazione nel silenzio incomprensibile, di altre forze sociali e di rappresentanza, non firmatarie del documento, alla ricerca di un commercio libero e giusto- Free end Fair”.

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