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Snaitech, da Fiom azione legale per attività antisindacale

Snaitech, avviata azione legale per attività antisindacale e per vedere riconosciuto il diritto all’applicazione del contratto nazionale metalmeccanico. Questa la decisione della Fiom Cgil che parla di “grave lesione del diritto sindacale”.
“I contratti collettivi aziendali – spiega il coordinatore nazionale della Fiom per il gruppo Snaitech, Massimo Braccini – sono efficaci ed esigibili per tutti i lavoratori se approvati dalla maggioranza dei componenti la Rsu. Le Rsu di Porcari e Roma non hanno partecipato a nessun incontro, né tantomeno hanno firmato nessun accordo. I sindacati del settore commercio non possono firmare accordi per il settore metalmeccanico. Ci appare quindi fuori luogo tutta questa esaltazione di sindacati non rappresentativi che a nostro avviso ha provocato una lesione dei diritti sindacali e di conseguenza contro i lavoratori. La possiamo solo comprendere da parte dell’azienda”.
“Procederemo con l’azione legale al tribunale di Lucca, abbiamo il dovere di far rispettare le regole ed i diritti, il contratto nazionale dei metalmeccanici non lo può disapplicare nessuno.
L’ accordo aziendale che garantisce le famose migliaia di euro (firmato da sindacati minoritari), risulta una affermazione proprio senza fondamento, i premi di questa natura non sono salario garantito, ma aleatorio, legati a dei risultati che devono essere raggiunti. In un’azienda che ha cambiato proprietà e che non ha presentato nessun piano industriale a quali risultati si lega il premio è tutto da capire. Intanto hanno spostato il baricentro a Londra, come prevedibile, poi vedremo quale organizzazione del lavoro e quali livelli occupazionali resteranno nelle sedi italiane. Il rischio è che smontino l’azienda a pezzi, altro che contratto. La cosa grave invece è che l’azienda ha iniziato a chiamare i singoli lavoratori per comunicargli che li passano ad un altro contratto nazionale e per convincerli a farli firmare personalmente un passaggio contrattuale, una cosa gravissima, di una gravità inaudita”.
“Se un accordo sindacale ed il conseguente referendum dava garanzie per applicare un accordo, non ci sarebbe stato bisogno di far firmare i lavoratori. A Roma ed a Milano peraltro non vi è stato nessun referendum nei metalmeccanici, eppure l’accordo dovrebbe valere anche per quei lavoratori. Si è rovesciato il diritto sindacale, questo passaggio “contrattuale” è solo funzionale
all’azienda. La vertenza non è conclusa né da un punto di vista legale, né sindacale”.

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