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Confesercenti: “Stop agli affitti per le attività chiuse”

Il legale Vallesi: "Per bar e ristoranti resta da definire la questione della pay tv"

Le norme a sostegno di imprese e famiglie inserite nel decreto Cura Italia non hanno ancora affrontato, secondo le categorie, alcune questioni fondamentali soprattutto per le attività commerciali. Primo tra tutte quella dell’eventuale sospensione dell’affitto nel caso l’impresa sia tra quelle chiuse per decreto.

“Bisogna distinguere tra locazioni commerciali (negozi, botteghe, etc.) e quelle ad uso abitativo – spiega l’avvocato Francesca Vallesi, responsabile dello sportello legale Confesercenti Toscana Nord -. Per le prime, secondo quanto previsto dal decreto, è riconosciuto un credito d’imposta nella misura del 60 per cento dell’ammontare del canone di locazione, relativo al mese di marzo 2020, di immobili rientranti nella categoria catastale C/1″.

“Lo sportello legale – va avanti – insieme al settore Start-Up & Sviluppo stanno valutando proprio le questioni alle locazioni dei fondi commerciali così come quelle legate agli ordinativi di fornitura sempre nel caso che l’attività sia chiusa”.

Un’altra questione che sta emergendo in questi giorni, soprattutto da bar e ristoranti, riguarda il pagamento del canone della pay tv. Ancora l’avvocato Vallesi: “Per gli abbonamenti alla tv satellitare bisogna distinguere se si tratta di abbonamenti privati o business (pub, ristoranti, per esempio). In questi ultimi casi, i divieti di apertura hanno generato una impossibilità sopravvenuta che potrebbe giustificare la sospensione dei pagamenti o il recesso anticipato dal contratto”.

Simone Romoli, responsabile Assoturismo Confesercenti Toscana Nord fa invece chiarezza sulla questione dei rimborsi per gli hotel. “Per espressa previsione del decreto Cura-Italia (articolo 88), le disposizioni di cui all’articolo 28 del decreto legislativo del 2 marzo, numero 9 si applicano anche ai contratti di soggiorno da svolgere entro il 3 aprile. Ne consegue che chi aveva prenotato un albergo, ha diritto alla restituzione delle somme versate attraverso un voucher. Stesso discorso anche per coloro avevano prenotato un hotel per lavoro e non ritengono che sussistano comprovate esigenze per viaggiare”.

La conclusione dell’avvocato Francesca Vallesi: “Il nostro servizio resta comunque a disposizione  per approfondimenti di tutte le questioni emergenti con implicazioni di natura legale o di potenziale contenzioso”.

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