Il commerciante Riccardo Isola: “Andrà tutto bene? Senza soldi sicuramente no”

Parla il titolare del ristorante L'isola che non c'era: "Servono interventi veri, a cominciare dai Comuni"

Sulla situazione drammatica in cui versa il commercio a Lucca a causa dell’emergenza coronavirus riflette Riccardo Isola, titolare del ristorante L’isola che non c’era: “Andrà tutto bene? – dice – Senza soldi sicuramente no”.

“È certamente da apprezzare – spiega – lo slogan nato in Lombardia e poi estesosi in tutto il resto d’Italia in cui dicendo Andrà tutto bene ci si appella a quella speranza senza la quale non si può uscire da una situazione difficile come quella del coronavirus. Preoccupa quando esponenti della giunta dichiarano che Nessuno rimarrà indietro, soprattutto se non da giorni ma da settimane le dichiarazioni non sono seguite dai fatti concreti – si legge nella riflessione – Infatti, ad oggi, la giunta comunale ha semplicemente prorogato, e non annullato, al 30 di giugno tutti i pagamenti delle tasse locali su imprese ed attività commerciali costrette a fermarsi per la crisi sanitaria, mentre sono state confermate l’Imu e la tassa sui rifiuti. Inutile negare che un tale atteggiamento genera sfiducia, sconforto e preoccupazione tra coloro che fanno impresa“.

“Fa certamente piacere l’appello del nostro sindaco – continua Isola – ai proprietari dei fondi di ridurre il canone di affitto unito a quello di una sua esponente di giunta la quale afferma che I prezzi di mercato di un anno fa non sono praticabili ed aggiunge Mi auguro che i proprietari dei fondi si mettano una mano sul cuore. Mi domando senza polemica se anche i nostri amministratori faranno quanto chiedono ai proprietari dei fondi per quanto di loro competenza o se altresì faranno orecchie, appunto, da mercante. Inoltre, quanto questi appelli possano essere credibili se fatti da chi fino ad oggi ha aumentato praticamente tutti i balzelli comunali con rincari fino al 100 per cento della tassazione sul suolo pubblico? Mi domando quindi se non dovrebbe essere l’amministrazione, stavolta, a cambiare radicalmente rotta a dare il buon esempio, con atti concreti, senza invece continuare ad aspettare, come dichiarato più volte, un nuovo decreto del governo ad aprile”.

“Il nostro sindaco, magari in un sussulto di orgoglio, potrebbe prendere carta e penna e scrivere al ministro Gualtieri dicendogli che la situazione delle attività commerciali è disperata, che il decreto fa acqua da tutte le parti, che il credito di imposta del 60 per cento sui canoni di affitto è una presa in giro. L’ennesimo inganno che gli italiani non si meritano.  In questo momento grave sono necessarie iniziative straordinarie, azioni forti, magari dirette a sparigliare la liturgia della politica, che si basa sulla sobrietà o al massimo sull’appello inviato ai giornali, che con tutta sincerità appare inutile, futile e fine a se stessa”.

“Semplicemente servono non continui buoni propositi ed appelli al vento, che talvolta sembrano essere una sorta di scaricabarile, ma veri tagli sulle imposte e soldi, soldi veri – prosegue – Soldi necessari innanzitutto per sgravare proprio i Comuni dal peso della gestione economica della crisi e per continuare a metterli in grado di erogare i servizi necessari, soldi per ripianare il buco nel bilancio comunale dai mancati incassi di imposte come la cosap, oneri di urbanizzazione, l’addizionale Irpef. Ma anche per ripianare il buco che interesserà la galassia delle società partecipate come Sistema Ambiente, alla quale verrà a mancare verosimilmente gran parte della Tari”.

“Soldi che – conclude – serviranno per sostenere le aziende, per cercare di farle sopravvivere. Sempre che il nostro sindaco non pensi che siano sufficienti per i comuni l’elemosina dei 400 milioni di euro e per le partite iva la mancetta ridicola e forse anche offensiva delle 600 euro”.

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