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Da Massarosa una mascherina in cellulosa e cotone per non inquinare foto

Arya è il prodotto dall’agenzia Oroburro e disegnata da Stefano Giovacchini

Arriva da Lucca una delle risposte più apprezzate per le esigenze di dispositivi di protezione individuale in questo particolare momento della nostra vita condizionata dalla presenza del coronavirus.

Con la collaborazione del centro di ricerca Rifiuti Zero di Capannori e Zero Waste Italia, viene prodotta a Massarosa una mascherina monouso in tessuto filtrante di cellulosa e cotone che protegge le persone e, contemporaneamente, l’ambiente.

Arya è il nome del nuovo prodotto appositamente creato dall’agenzia Oroburro e disegnata da Stefano Giovacchini che tiene conto della nostra salute, ma anche dell’impatto che questi dispositivi avranno sull’ambiente.

“Siamo partiti immaginando il momento esatto in cui la situazione tornerà ad essere quasi normale grazie alle misure di contenimento – dice Alessandro Salarpi di Oroburro – e l’Italia, come tutti gli altri paesi si troverà a dover smaltire miliardi di mascherine facciali progettate e prodotte per un utilizzo assai meno massiccio e quindi ad elevato impatto ambientale. Noi abbiamo voluto trovare una soluzione che permetta di dotare tutta la popolazione di uno strumento idoneo al contenimento della diffusione del virus e allo stesso tempo che prevenga un disastro ambientale”.

Gli studi ipotizzano un fabbisogno mensile di circa un miliardo di mascherine facciali solo per il nostro paese.
In Asia, infatti, l’uso e lo smaltimento delle mascherine rappresentano già un’emergenza della quale i giornalisti documentano il grave danno ambientale.

Il suo design si ispira agli antichi origami giapponesi, e dona ad un unico foglio di carta la capacità di adattarsi al mento e al naso, trasformandolo in un oggetto contemporaneo. Una serie di fustellature permette sia a un bambino che a un adulto di indossarla correttamente.

Il materiale di cui è fatta, un composto filtrante a base cellulosa e cotone utilizzato in svariati processi alimentari, ha già le certificazioni che lo dichiarano innocuo al contatto ed ipoallergenico, ed in questo momento è in fase di validazione per la capacità filtrante batterica.

La produzione avviene attraverso un semplice processo di fustellatura, che potenzialmente può coinvolgere le tantissime aziende tipografiche presenti sul territorio per un’immediata risposta al grande numero di maschere facciali necessario, contenendone il prezzo finale.

“Le caratteristiche di Arya non la rendono idonea all’utilizzo ospedaliero o assistenziale – continua Salarpi – ma ne fanno un oggetto unico per rispondere al bisogno di protezione della popolazione in modo efficace e sostenibile”.

“Abbiamo pensato anche al comfort della mascherina – continua Giovacchini – visto che alcune persone dovranno indossarla a lungo. Per questo non ha la presenza di elastici che possono ferire e può essere indossata anche dai bambini. È inoltre naturale, anallergica e sicura grazie al materiale idoneo al contatto con alimenti”.

Per ulteriori informazioni www.ecoarya.com. Il designer Stefano Giovacchini, componente fra l’altro della direzione della Cna di Lucca, ha da tempo grande attenzione alla salvaguardia dell’ambiente risultando il vincitore del premio Città di Capannori per cui aveva creato un diamante verde di plastica riciclata e la sua collaborazione con aziende come Revet e Hera ambiente.

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