Settore costruzioni in crisi, Cna chiede ai Comuni di sostenere l’edilizia locale

L'associazione di categoria ha inviato una lettera ai sindaci della provincia

Il settore delle costruzioni ha particolarmente risentito della fase di congiuntura economica sfavorevole degli ultimi dieci anni. A livello nazionale è stato rilevato un calo degli investimenti nel settore delle abitazioni del 28,6 per cento e nel settore pubblico del 49,4 per cento. Nella nostra provincia il numero delle imprese è passato da 8mila e 628 del 2009 a 6mila e 243 imprese al 31 dicembre 2019, con una perdita di 2mila e 385 imprese e di 3mila e 128 addetti; fra queste, le imprese artigiane rappresentano il 76 per cento del comparto.

Sono questi i dati da cui è partita la Cna di Lucca per scrivere ai sindaci della nostra provincia per avanzare una serie di richieste in risposta alle esigenze del settore.

Una lettera in cui si chiedono una serie di misure per sostenere concretamente le imprese locali, per evitare che questa emergenza sanitaria diventi di natura economico-sociale, con il rischio di perdere centinaia di posti di lavoro e che il nostro territorio s’impoverisca di un patrimonio di professionalità e di competenze insostituibili.

“La nostra ulteriore preoccupazione è che la crisi che sta provocando il covid19, con un blocco totale di due mesi e una ripresa lenta, produca ulteriori perdite di imprese e di lavoratori – ha detto Andrea Giannecchini, presidente della Cna di Lucca -. In questi ultimi anni molte delle imprese del settore costruzioni che svolgevano la loro attività per il privato, prevalentemente se non esclusivamente, si sono orientate, a causa della crisi, verso le gare pubbliche”.

La Cna ritiene che, in funzione di questo fatto, le pubbliche amministrazioni dovrebbero utilizzare le opportunità che le normative offrono per tutelare le aziende della nostra provincia, in considerazione del fatto che in Toscana molto delle risorse delle gare pubbliche escono dalla regione, al contrario di quanto avviene in regioni confinanti: “Come Cna riteniamo che il piano di investimenti pubblici per rimettere in moto il Paese nella cosiddetta fase 3 – sostiene Giannecchini – passi attraverso un rilancio del settore costruzioni in ambito pubblico, attraverso una suddivisione in lotti delle commesse che consenta la partecipazione diretta in forma singola o aggregata delle medie e piccole imprese locali del settore delle costruzioni dell’impiantistica”.

Nello specifico, la Cna ha chiesto alle amministrazioni locali di procedere con bandi semplificati con premialità riconosciute alle imprese del territorio; affidamenti diretti e procedura negoziata con rotazione fra imprese e suddivisione in lotti delle commesse in modo da consentire una partecipazione diretta in forma singola o aggregata delle imprese locali: “Riteniamo che affidarsi alle imprese del territorio – conclude il presidente Cna – sia una scelta politica di responsabilità sociale per gli amministratori locali, oltre a essere conveniente per la pubblica amministrazione e la collettività la prossimità delle imprese. L’altra nostra richiesta è di velocizzare e semplificare le procedure degli appalti pubblici, elemento indispensabile per sostenere la ripresa delle nostre impresa”.

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