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Braccini (Fiom Cgil): “Ancora un quadro di instabilità per la Kme”

Il sindacato annuncia iniziative sindacali a tutela delle garanzie occupazionali

Si è riunito oggi (16 giugno) il coordinamento sindacale nazionale Fiom Cgil del gruppo Kme, in remoto, per esaminare lo stato della situazione aziendale degli stabilimenti in Italia.

Il commento di Massimo Braccini, coordinatore nazionale Fiom gruppo Kme, è interlocutorio: “Permane – dice – un quadro di instabilità economica nel gruppo ed un calo degli ordinativi, accompagnato da un aumento dell’utilizzo della cassa integrazione. Durante la fase della crisi dovuta al Covid non è stato possibile concordare un protocollo di gruppo sulla sicurezza con l’azienda, benché abbiano informato costantemente le Rsu sulle misure che intendevano applicare. A Fornaci di Barga 35 lavoratori sono collocati a zero ore in cassa integrazione, non rispettando l’accordo del 22 ottobre 2018 che prevedeva almeno 8 giorni di attività lavorativa minima mensile”.

“La società Sct di Serravalle Scrivia – prosegue Braccini –  dopo il passaggio della Kme Brass ai cinesi, sembrava che anch’essa venisse ceduta, ma ad oggi questa operazione non sembra concretizzarsi, creando così ulteriore incertezza tra i lavoratori. Nel settore delle lingottiere a Fornaci di Barga si registra un calo drastico degli ordinativi e vorremmo comprendere meglio i livelli di produzione complessivi specifici di questa lavorazione anche negli altri stabilimenti del gruppo Kme. Abbiamo ben chiaro che la crisi dovuta all’emergenza sanitaria ha rallentato le produzioni in tutti i settori e che la metallurgia ne stia risentendo, ma per quanto riguarda Kme erano anni che si registravano flessioni produttive e utilizzo di ammortizzatori sociali. Altresì, la ciclica stagionalità riguardo il settore del rame per quest’anno non sembra stia decollando”.

“In questo quadro – prosegue il sindacalista – non appare palese la missione industriale futura del gruppo e dei suoi assetti strategici. Il gruppo Kme in Italia deve ritornare ad essere autonomo sia dal punto di vista produttivo che economico rispetto agli altri stabilimenti del gruppo, in particolare modo nel rapporto tra gli stabilimenti italiani e quelli tedeschi. Questo necessita di ulteriori impegni finanziari ed investimenti da parte della proprietà in Italia e chiarezza sul mantenimento di tutti gli stabilimenti. Le lavoratrici ed i lavoratori del gruppo Kme vivono nell’incertezza lavorativa da troppi anni e serve un chiaro piano di prospettiva che lasci intravedere un percorso volto al ritorno ad una condizione di stabilità. Riteniamo che il settore metallurgico debba risentire della massima attenzione da parte del governo come quello siderurgico, e che non vadano esclusi possibili interventi pubblici, ben sapendo che senza un piano industriale di prospettiva nessun intervento di sostegno sarebbe possibile”.

“La Fiom – conclude Braccini – nel chiedere un incontro all’azienda, valuta anche necessario proclamare iniziative sindacali a tutela delle garanzie occupazionali ed in difesa dei siti produttivi”.

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