Confartigianato Lucca in assemblea: “Aiuti diretti per dare liquidità alle imprese”

Le criticità dell'era Covid dalle parole della presidente Fucile e del direttore Roberto Favilla

Ieri sera (6 luglio) nella sala riunioni della Confartigianato di Lucca in viale Castracani all’Arancio, si è svolta l’assemblea generale annuale dei delegati della Confartigianato Imprese Lucca, tenuta dalla presidente, Michela Fucile insieme al direttore, Roberto Favilla.

Corpose le relazioni di presidente e direttore.

“È difficile relazionare in maniera asettica sul 2019 – dice la presidente Fucile – senza considerare, minimamente, quanto accaduto da marzo 2020 in poi. Lo tsunami coronavirus, infatti, è di una tale portata da collocarsi, per le conseguenze economiche, a livello dei peggiori eventi al punto tale che già si parla di un’economia mondiale prima e dopo il Covid. Il Pil italiano, per dare un quadro numerico immediato della gravità della situazione, è calato nel primo trimestre 2020 del 4,9 per cento. Tale gap si può recuperare solo con la crescita. Più crescita vuol dire più impresa, quindi bisogna cercare di incentivarla, sia con la creazione di nuove che con lo sviluppo di quelle esistenti, anche se l’attuazione di quanto detto non è altrettanto scontata, poiché favorire l’impresa significa, innanzitutto occuparsi dei temi fiscali, il punto dolente per ogni imprenditore: noi siamo favorevoli, lo abbiamo sempre detto, alla flat tax, accompagnata da una reale semplificazione, che ora è resa possibile dalla digitalizzazione del fisco e ad una lotta all’evasione che però cominci dallo scovare le grandi sacche di sottrazione agli obblighi fiscali, certamente nascoste nelle grandi dimensioni economiche e finanziarie e molto più ramificate di quanto si pensi”.

“Un altro tema dolente per l’impresa – prosegue Fucile – è il finanziamento dell’attività mediante il ricorso a strumenti finanziari, primo tra tutti il credito bancario. La modificazione in atto nella regolamentazione e nella stessa struttura dell’industria bancaria italiana sta marginalizzando il piccolo credito, lo sta rendendo non conveniente per le banche, con gli effetti negativi connessi. Una mitigazione di questi problemi può venire da una applicazione severa e rigorosa del processo di riforma del Fondo centrale di garanzia, capitalizzandolo e riportandolo alla sua originaria funzione in favore delle piccole imprese. I dati del comparto artigiano lucchese evidenziano che il numero di imprese attive in provincia al 31 dicembre 2019 si attesta a 11112 unità, in calo di 140 unità rispetto a dodici mesi prima. Le iscrizioni di imprese artigiane hanno però evidenziato un lieve recupero, con 784 unità nell’anno, dato che rappresenta il valore più elevato degli ultimi quattro anni”.

“Il calo di imprese – spiega ancora la presidente – si concentra soprattutto nel comparto delle costruzioni ma in crisi ci sono anche le imprese dei settori dell’autotrasporto, del lapideo, la nautica e tutto il manifatturiero in genere e nonostante la forza del cartario, la nostra provincia, nel comparto artigiano continua a stentare e la Versilia continua ad essere la zona maggiormente in difficoltà. I servizi tengono come pure l’export, che dà segnali di ripresa, ma le difficoltà si registrano un po’ ovunque. Lucca e provincia sono ricche di veri e propri tesori custoditi e conservati a nostro beneficio e a quello dei visitatori, ma in questo ci sono punti di debolezza che richiedono interventi coraggiosi, che potrebbero essere utili per esempio ad arginare un traffico caotico, perfino quello pesante al di fuori delle mura e ad alleviare le criticità all’interno della città. Per questo torno a sollecitare il sindaco affinché intervenga per dare seguito ai nostri progetti di rivitalizzazione del centro storico con l’obiettivo di far tornare le attività artigiane compatibili all’interno. Siamo stufi di vedere sorgere grandi catene o fondi sfitti e vorremmo veder realizzato il progetto della via dell’artigianato da noi più volte richiesto. Sarebbe assai singolare che una proposta da noi fatta ormai da diversi anni, venisse realizzata da altri con l’avallo di questa amministrazione”.

“Nel marzo 2020 – questi i dati – sono state presentate, nella nostra provincia, domande di cassa integrazione (Fsba) da parte di 1681 imprese artigiane per 5850 lavoratori. La somma complessiva erogata in tale mese si è attestata a 2.645.000 euro. Nel mese di aprile è stata fatta richiesta di cassa integrazione da 1857 imprese artigiane per un totale di 6572 lavoratori. Sono stati messi in pagamento 5.008.000 euro ma di questi ne sono stati liquidati finora circa un quarto in quanto ancora non sono arrivate le risorse necessarie. Alla luce di questi dati, siamo molto preoccupati per la tenuta dell’occupazione una volta scaduto il termine del blocco dei licenziamenti imposto dal governo (17 agosto). Non a caso il governo sta pensando di posticiparlo fino alla fine dell’anno”.

Entra nel dettaglio , anche dal punto di vista politico, il direttore Roberto Favilla: “Nell’anno 2019 a livello politico abbiamo assistito al passaggio da un governo Lega-Cinquestelle ad un governo Pd-Cinquestelle supportato da altri due piccoli partiti – dice Favilla – I provvedimenti adottati dal governo giallo-verde hanno mostrato tutti i loro limiti, ci riferiamo in particolare al reddito di cittadinanza, forma di assistenzialismo a cui noi avremmo preferito il reddito da lavoro. Non ci piace che ci siano imprenditori che dopo 40 anni di attività percepiscano un trattamento pensionistico inferiore a quello del reddito di cittadinanza“.

“Un accenno all’emergenza Covid 19 che da marzo 2020 è sulla bocca di tutti è importante – prosegue – Noi vogliamo soffermarci sulla fase della ripartenza che è certamente quella più difficile dato che le nostre imprese hanno perso risorse e si sono ulteriormente indebolite. Lo stesso rapporto con i clienti è cambiato e cambierà ulteriormente, andrà distanziato, cadenzato, prenotato, sarà più formale insomma. E le nuove tecnologie di comunicazione, videoconferenze eccetera, occuperanno spazi sempre più importanti anche nelle relazioni commerciali. Noi stessi siamo stati chiamati da centinaia di aziende per svariati motivi quali la necessità di conoscere il loro codice Ateco, per la compilazione della domanda per ottenere il contributo dei 600 euro, per i finanziamenti dei 25mila euro, per la compilazione dei protocolli da inviare alla Regione, per sapere quando riaprivano le varie attività, per la sanificazione degli ambienti di lavoro, eccetera. È stata una vera e propria emergenza mai riscontrata prima, che ha richiesto senz’altro un piano speciale per sostenere l’economia e lo richiede a tutti i livelli, ma in primis richiede un grande impegno da parte dell’Europa”.

“Ciò che più preoccupa tra gli associati – prosegue – è il clima di enorme sfiducia e della grande preoccupazione di non farcela a riprendere l’attività d’impresa soprattutto per le ditte individuali quelle senza dipendenti che sono diverse centinaia e costituiscono l’elemento portante per il sistema economico del territorio e che, purtroppo non hanno una solidità economico-patrimoniale. Occorre dunque ridare liquidità alle imprese con aiuti diretti. Certo non pretendiamo che si faccia come in Germania dove una piccola impresa, a seconda delle dimensioni ha ricevuto un pacchetto di aiuti fra i 9 ed i 15 mila euro per ben tre mesi. Ma non possono certo bastare quei 600 euro che ci ha dato lo stato italiano. Cosa chiediamo alle istituzioni? Un reddito di lavoro, non di cittadinanza, come già detto, visto che questo andrebbe a favore di chi contribuisce a generare il Pil dando di più a chi ha perso di più, magari basandoci sulla dimensione d’impresa e prendendo a riferimento le aziende con più o meno di 10 addetti. Occorre procedere ad alleggerire i canoni di locazione pagati dalle imprese. Monitorare costantemente l’attuazione prevista per l’erogazione del credito con attività di vigilanza da parte delle istituzioni sull’operato delle b anche. Sostenere la formazione quella obbligatoria a distanza. Occorre premiare quelle imprese che intendono investire in attrezzature, macchinari e immobili. Occorre sbloccare le grandi opere ove anche le aziende artigiane possono trovare lavoro, i cantieri per la riqualificazione di aree della città di Lucca, esempio la manifattura tabacchi, il Carmine, le infrastrutture viarie. Anche il rifacimento dell’ex istituto Giorgi rappresenta per la città una riqualificazione importante dove potrebbero trovare posto diverse funzioni…”.

Nella riunione è emersa la richiesta da parte del direttore della costituzione di un ministero per le micro e piccole imprese, per avere, “finalmente – ha detto – un interlocutore credibile e che faccia realmente gli interessi delle piccole imprese che sono totalmente diversi da quelli delle industrie. Solo così riusciremo a dare dignità a milioni di aziende che, ogni giorno, si impegnano per mandare avanti il paese”.

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