Bong: cosa sono e come si usano

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Utilizzare i bong per chi ha a che fare con questi accessori per la prima volta può apparire un compito difficile. In realtà sono sufficienti pochi accorgimenti per acquisire tutta la dimestichezza necessaria a usufruirne quando e come si vuole senza alcuna fatica. Il primo passo da compiere consiste nel versare l’acqua all’interno del tubo, verificando che la quantità di acqua sia sufficiente a fare in modo che l’estremità del gambo in basso possa essere coperta; al tempo stesso, però, è necessario evitare che l’acqua del bong venga risucchiata. Lo step successivo prevede di tritare la cannabis, che deve essere sminuzzata in modo che si possa raggiungere una consistenza abbastanza fine. Quando è pronta, la cannabis può essere inserita nel braciere, ma è bene avere l’accortezza di non pressare troppo, perché comunque si deve assicurare il passaggio di aria.

Guida all’utilizzo del bong

A questo punto si accende il braciere dopo aver messo le labbra sul bocchino. Nel momento stesso in cui si esegue questa operazione, occorre bloccare il foro di carburazione con un dito (sempre ammesso che il bong ne abbia uno), così da essere certi che il fumo giunga in bocca. Ora si può iniziare a inalare, cominciando con boccate di fumo piccole. Non c’è bisogno che il fumo venga trattenuto all’interno dei polmoni: si può espirare senza problemi. Ovviamente le boccate di fumo possono essere rese più gradevoli in tanti modi differenti: per variare un po’, per esempio, si può aggiungere del succo di frutta, del tè o del ghiaccio. In qualsiasi caso è importante che il bong venga sempre tenuto pulito, così che possa essere sperimentata un’esperienza piacevole.

Pro e contro del bong

Proprio la necessità di una manutenzione costante è forse il solo difetto che deriva dall’impiego di un bong, soprattutto se si ha a che fare con un bong difficile da pulire: non tutti hanno la stessa forma e, di conseguenza, in alcuni casi l’impegno richiesto può essere superiore che in altri. Proprio perché le opzioni a disposizione sul mercato sono tante, ci si può imbattere in modelli molto costosi e in prodotti che, invece, hanno prezzi decisamente più accessibili: vale sempre la pena di esplorare con attenzione i cataloghi dei bong shop. C’è da tener presente che rispetto al fumare una canna l’uso dei bong è un po’ più ostico, se non altro perché ci sono varie componenti alle quali si deve prestare attenzione. Ma tutti i vantaggi che ne derivano sono tali da compensare questi piccoli inconvenienti!

Perché scegliere il bong

Utilizzare un bong, infatti, vuol dire dover sorbirsi molti meno preparativi in confronto a quel che bisogna fare quando si rolla una canna. L’inalazione, inoltre, è molto più rinfrescante e gradevole, anche perché l’acqua permette di filtrare il fumo. Non ci si può dimenticare del fatto che le boccate di fumo sono decisamente profonde; per di più ciascuna boccata si rivela meno irritante sui polmoni e sulla gola. Le varianti a disposizione sono praticamente infinite, con accessori come percolatori e scanalature per ghiaccio che regalano opzioni fantastiche. Insomma, è solo grazie a un bong che si ha la possibilità di gustare i sapori e gli aromi della cannabis in maniera eccellente.

La storia dei bong

Bisogna tornare indietro di più di 2mila anni per risalire alle origini dei bong o, per essere più precisi, alle prime testimonianze che fanno riferimento all’impiego di questi accessori. Ricerche compiute da poco in Russia, infatti, hanno permesso di scoprire bong decisamente fantasiosi in oro appartenenti a tribù eurasiatiche. Ma si sa che oggetti simili a bong si usavano anche in Asia centrale e in Africa: ne sono stati ritrovati modelli realizzati con corna di animali o in ceramica, creati tra il 1100 e il 1400 dopo Cristo. Ma perché i bong si chiamano così? L’ipotesi più accreditata è che il termine derivi da “baung”, il nome che nella lingua thailandese viene adoperato per definire i bong a tubo, realizzati in bambù, che sono molto diffusi in quella zona dell’Asia. Sembra che l’impiego dell’acqua nei bong sia stato introdotto in Cina, ma anche se ciò non fosse vero quel che è certo è che tanti imperatori sono stati sepolti insieme con le proprie pipe.

Come è fatto un bong

Il braciere, il tubo, la base, il gambo e la frizione sono i componenti più importanti di un bong. Il braciere, in particolare, è l’elemento di forma rotonda in cui devono essere messe le infiorescenze che sono state essiccate per venire bruciate: in alcuni casi può essere rimosso. La base si trova, ovviamente, nella parte in basso del bong: in genere ha la forma di un becher o di una boccia, anche se in realtà può assumere qualsiasi tipo di configurazione. Il gambo, invece, è il piccolo tubo rigido attraverso il quale il fumo si può trasferire dal braciere verso la base, così che l’acqua lo possa filtrare.

La frizione e il tubo

La frizione è definita anche carburatore o foro di carburazione: si tratta, infatti, di un foro di piccole dimensioni grazie a cui il consumatore ha la possibilità di rimuovere dalla camera del bong in fumo in tempi più veloci. Nei bong più rudimentali è necessario togliere il braciere per poter utilizzare come frizione il suo foro, mentre nei modelli più all’avanguardia la frizione è già incorporata. Il tubo, invece, è il componente che termina nel bocchino: è qui che si trova il fumo che è stato filtrato. A volte il tubo può essere dotato di scanalature per il ghiaccio o di paraspruzzi.

I bong in vetro

Il suggerimento è quello di preferire sempre i bong realizzati in vetro, dal momento che tale materiale non condiziona in alcun modo i sapori della cannabis. A livello pratico, poi, il fatto che il vetro sia trasparente non è un aspetto da sottovalutare: in questo modo, infatti, è possibile notare subito i residui di resina che a mano a mano si vanno depositando nel bong, e che così possono essere rimossi con facilità. Certo, il vetro è sempre un materiale dedicato, non ideale da portare fuori casa.

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