Discoteche restano chiuse, Spera (Conflavoro): “Ma chiediamo tutele giuridiche ed economiche”

Il presidente del settore commercio e turismo dell'associazione: "Capiamo l'impossibilità di riaprire, ma abbiamo diritto ad essere aiutati e protetti"

Covid, confermata la chiusura delle discoteche. E Martino Spera, titolare del Mai Mai e presidente di Conflavoro commercio e turismo di Lucca esprime la sua opinione.

“L’attuale situazione dei contagi da Covid-19 in Italia – dice – sembra dimostrare che il nostro paese ha saputo gestire in maniera ottimale la pandemia. Le istituzioni sono state attente e caute, dando prova di tempestività e determinazione nell’assumere decisioni difficili. La grande maggioranza degli italiani ha recepito le direttive del governo e le ha attuate in maniera esemplare. Le Pmi stanno dimostrando organizzazione e professionalità nell’adeguarsi a quanto imposto dallo stato in materia di salvaguardia della salute pubblica. Tutto questo ha portato a ottimi risultati in materia di prevenzione del contagio“.

“In questo contesto – dice Spera – il mondo dello spettacolo e del divertimento in ambienti chiusi è stato ligio alle prescrizioni: le attività sono rimaste bloccate e non hanno mai riaperto. L’opinione largamente prevalente è di prolungare le chiusure fino alla conclusione della pandemia anche in autunno e nell’ormai vicino inverno, a fronte dell’impossibilità da parte degli esercenti di gestire grandi masse di persone al chiuso nel rispetto delle restrizioni imposte dalla pandemia. Il periodo estivo con le riaperture – e le drammatiche chiusure – delle discoteche all’aperto ce lo ha, purtroppo, confermato. Lo sforzo effettuato dalle imprese del settore commercio e turismo per contemperare le ragioni delle proprie imprese con quelle – rilevantissime – di tutela della salute è fuori discussione. Siamo coscienti che ai nostri esercizi, che non erogano servizi essenziali, possa essere imposto il sacrificio della chiusura nel tentativo di mantenere basso il livello dei contagi. Mentre il resto del paese si rimette faticosamente in moto, al settore dell’intrattenimento si continua a chiedere di restare fermo per ragioni che siamo i primi a comprendere e condividere”.

“Ciò che invece appare ormai inaccettabile – dice Spera – è che gli sforzi della categoria non vengano in alcun modo riconosciuti dal governo nazionale, al di là degli slogan da copertina o diretta tv con i quali i rappresentanti delle istituzioni elogiano l’Italia e gli italiani. Ciò che chiediamo è una tutela di tipo giuridico ed economico: non lottiamo per aprire, consapevoli che ciò non sia al momento possibile, per quanto ciascuno di noi desideri tornare alla normalità. Al contrario, si potrebbe dire che noi lottiamo per restare chiusi. Nella situazione venutasi a creare è impensabile, infatti, che al blocco “imposto” a un intero settore, che impiega migliaia di lavoratori e muove milioni di euro, non si accompagnino misure di sostegno che tengano in adeguata considerazione tutti i problemi collegati alla chiusura prolungata e all’improduttività dell’azienda, al fine di scongiurare il rischio inevitabile ed annunciato di fallimenti e chiusure definitive”.

“In un contesto in cui lo stato resta assente – dice Martino Spera – il sistema bancario eroga liquidità con tecniche discutibili, cercando di assicurarsi con i finanziamenti garantiti dal medio credito il recupero di gran parte degli affidamenti e finanziamenti concessi in periodo pre Covid-19 e costringendo, spesso, a stipulare assicurazioni esose. In un momento tanto difficile aspiriamo non solo ad aiuti economici a fondo perduto, ma anche ad interventi normativi nei quali si prenda atto, ancora una volta al di là delle dichiarazioni da conferenza stampa, della gravità della situazione, che non potrà essere affrontata con strumenti giuridici che non rispecchino l’eccezionalità del momento. Così, ad esempio, in materia di affitti, gli strumenti vigenti appaiono inadeguati: attività commerciali chiuse per decreto da mesi non possono accontentarsi del solo credito d’imposta del 60% poiché il rimanente 40% è una frazione comunque troppo onerosa”.

Il contenzioso con i creditori, in primis i proprietari dei fondi e i fornitori – dice ancora il presidente- dovrebbe rimanere sospeso, al pari di quello con gli enti locali. Tasse e balzelli dovrebbero essere sospesi per tutto il 2020. È difficile accettare che debba spettare, ancora una volta, come è già avvenuto anche recentemente, ai giudici di merito adottare decisioni pionieristiche che forzano il diritto vigente le quali, per questa ragione, anche quando rispondono a ragioni di equità e giustizia sociale, sono instabili, imprevedibili e rischiano di essere riformate”.

“Per concludere, le aziende del mondo del divertimento e dello spettacolo – dice – hanno il dovere di rimanere chiuse nel rispetto di una politica di salvaguardia della salute pubblica, ma hanno altresì il diritto di essere aiutate e protette. La loro preservazione consentirà, quando la pandemia sarà conclusa, un’immediata ripartenza con conseguente sollievo occupazionale ed economico per il settore. Affossarle adesso, come sta avvenendo in mancanza di interventi di sostegno mirati, renderà le riaperture lente e farraginose e, in molti casi, impossibili, con ovvie ripercussioni su tutto il tessuto economico”.

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