Nuovo decreto, Confartigianato Lucca: “Serve un aiuto immediato e tangibile”

E lancia la proposta: "Lo Stato dia alle imprese cifre pari all’80% della media dei redditi dichiarati negli ultimi due o tre anni"

Un aiuto immediato e tangibile”. È questa la richiesta di Confartigianato Lucca a fronte delle restrizioni imposte dal nuovo decreto del presidente del consiglio dei ministri a bar, pasticcerie e al mondo della ristorazione.

“L’ultimo decreto ci lascia sempre più disorientati in quanto ci rendiamo conto di essere di fronte ad un governo che naviga a vista e che non riesce a programmare misure serie per il contenimento della diffusione del covid19 per più di una settimana – replica Confartigianato Lucca -. Certo la tutela della salute è sancita dalla Costituzione, come anche il diritto al lavoro, ma non ci pare che istituzioni e cittadini siano chiamati a contribuire allo stesso modo. In questo obbligo sacrosanto ci chiediamo, come mai lo Stato, memore della prima ondata della pandemia e dopo che si era preso l’impegno di creare ulteriori tremila posti di terapia intensiva, di incrementare quelli della sub intensiva, di assumere 50 mila fra medici e infermieri non abbia realizzato nemmeno la metà degli impegni presi?”.

“Eppure gli artigiani, le piccole imprese hanno dovuto mettere in atto misure che hanno comportato una spesa economica significativa ed in alcuni casi rivoluzionato il loro modo di lavorare – va avanti Confartigianato – Hanno comprato mascherine, visiere, gel, igienizzato i locali, distanziato le postazioni di lavoro, controllato la febbre ai dipendenti, fatto turnazione del personale e quanto altro era stato richiesto dalle linee guida nazionali e regionali. Chi non faceva tutto questo rischiava di prendere sanzioni pesanti o chiudere le attività. Ma il governo che è inadempiente circa l’adozione di misure sopra ricordate e che, badate bene, esso stesso si era dato, da chi viene sanzionato? Da nessuno, perché ora la colpa la si scarica sulle Regioni facendo presente che queste hanno procedure complesse e tempi lunghi per fare le procedure d’appalto o per indire dei concorsi come se queste fossero delle scusanti”.

“Noi non ci stiamo, il governo aveva quantomeno il compito di redigere un cronoprogramma per l’acquisto delle strumentazioni e l’assunzione dei medici e vigilare che fosse rispettato per non trovarci impreparati di fronte ad una seconda ondata, da molti paventata, della pandemia – prosegue Confartigianato – Niente di tutto questo è stato fatto da maggio a settembre quando anzi si è allentata la morsa delle misure per il distanziamento sociale, sull’uso delle mascherine, vanificando, a nostro avviso, i risultati che erano stati raggiunti con i provvedimenti presi nei mesi precedenti. Ora si corre ai ripari, penalizzando ancora una volta, chi lavora, chi ha tenuto per anni in piedi il Paese, chi non ha gravato sulla collettività per il reddito di cittadinanza, o altre forme di assistenzialismo, ma anzi ha garantito uno stipendio ai propri dipendenti”.

“Siamo molto sorpresi – continua Confartigianato Lucca – che le tensioni sociali, sfociate in guerriglia urbana a Napoli e Roma, vengano considerate strumentali e pilotate. Se a tali fenomeni i nostri governanti danno questa chiave di lettura ci pare stiano sottovalutando un malcontento generalizzato che cova sotto le ceneri e che sta pian piano emergendo. Per noi questi focolai preludono a iniziative ben più gravi che potrebbero diffondersi a macchia d’olio e che abbiamo il timore possano sfociare, a breve, in situazioni di tensione sociale difficilmente controllabili. Da mesi vi stiamo dicendo che i nostri artigiani sono alla canna del gas, non solo hanno avuto un calo generalizzato di lavoro, ma quelle forme di ristoro, date dal governo Conte ad aprile e giugno, sono vergognose sia per l’entità delle somme erogate, sia per i tempi con cui sono arrivate”.

“Confartigianato fa una proposta concreta: lo Stato dia alle imprese, sotto forma di ristoro come ora si usa dire, cifre pari all’80% della media dei redditi dichiarati dalle imprese negli ultimi due/tre anni, naturalmente rapportate al calo lamentato al momento attuale – spiega -. Tutto ciò va fatto non in maniera indiscriminata, ma sulla base di una certificazione redatta e firmata da chi tiene i dati contabili. In varie circostanze siamo stati invitati dalle Istituzioni ad adoperarci per la coesione sociale e lo abbiamo fatto per oltre 70 anni, dal 1947 quando Confartigianato Lucca è stata costituita; ora non siamo più sicuri di poterlo garantire. Basta spostarci per le strade della nostra provincia per vedere quanti negozi e laboratori artigiani hanno chiuso; sono centinaia i cartelli con la dicitura affittasi”.

“Ai nostri politici locali e alle istituzioni rappresentiamo non solo il malessere di quelle attività che hanno subito limitazioni con il decreto del 24 ottobre 2020, ma anche delle altre che, pur continuando a stare aperte, non hanno commesse di lavoro o, se le hanno sono fortemente diminuite. Il grido di un ‘aiuto subito e tangibile’ viene quindi non solo da pasticcerie, gelaterie, pizzerie e palestre, ma anche da edili, dalle aziende del manifatturiero quali falegnamerie, imprese della metalmeccanica, ma anche da tassisti, autotrasportatori, insomma da tutto il mondo artigiano – conclude Confartigianato Lucca -. Facciamo massa critica anche con le altre organizzazione della micro piccola media impresa, perché non si tratta più di portare avanti interessi corporativistici, ma di salvare la componente produttiva e sana del paese. Solo unendo tutte le forze riusciremo a sopravvivere, e tutti dobbiamo essere consapevoli che lo facciamo per il bene di tutta la collettività”.

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