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Cgil: “Le amministrazioni pubbliche si adeguino ai protocolli previsti dai decreti”

Il sindacato: "Se i lavoratori pubblici si ammalano si interrompono i servizi ai cittadini. È necessaria ed urgente un’inversione dell’approccio"

La recente normativa sull’adozione di misure urgenti per contenere l’emergenza epidemiologica da Covid-19 richiedono a tutte le pubbliche amministrazioni di adeguare l’organizzazione del lavoro e l’erogazione dei servizi al cittadino, anche commisurando la percentuale di personale che effettua la prestazione in modalità di lavoro agile al concreto evolversi della situazione, nonché alla durata dello stato di emergenza. Ha invitare le amministrazioni a seguire il protocollo è la Cgil.

“Il decreto ministeriale del 19 ottobre ha ribadito che i pubblici dipendenti alternano giornate lavorate in presenza a giornate lavorate da remoto, sempre che, dalla ricognizione dei processi di lavoro effettuata da ciascuna amministrazione, risulti che gli stessi possano essere svolti in modalità agile e che non si tratti di servizi da erogare alla cittadinanza in presenza – dice la segreteria generale della Cgil – Ad oggi la situazione sul territorio della nostra provincia è molto diversificata tra ente ed ente ma sembra ancora prevalere l’orientamento per cui solo la presenza fisica nella sede di lavoro garantisca il servizio“.

“A fronte di alcuni enti che monitorano e reindirizzano la loro organizzazione quasi settimanalmente – dice la segreteria – ci sono enti che non hanno adottato nessun vero atto o lo stanno adottando in fretta e furia quando, ormai sempre più frequentemente, ci sono casi Covid all’interno degli uffici. Spesso non esiste un documento di valutazione dei rischi aggiornato e diffuso tra i lavoratori, non è presente un medico competente che monitora attentamente le varie situazioni ed interviene in maniera puntuale sulle condizioni di fragilità del personale, non si interviene tempestivamente con le sanificazioni”.

“Tutto ciò è inaccettabile ed i sindaci e gli amministratori del territorio devono capire che ora più che mai è il momento di cambiare passo: la sanità toscana non può accollarsi anche l’incapacità organizzativa delle pubbliche amministrazioni. Gli ambienti di lavoro pubblici, come quelli privati, non devono essere luoghi di contagio e di trasmissione del virus – dice Cgil – Se i lavoratori pubblici si ammalano si interrompono i servizi ai cittadini. È necessaria ed urgente un’inversione dell’approccio: non si aspetta il caso Covid-19 per intervenire, si fa tutto quello che è previsto dalla normativa per salvaguardare lavoratori e utenti al fine di garantire nel tempo i servizi e sostenere le categorie più fragili della cittadinanza”.

La  Fp Cgil di Lucca chiede per questo a tutte le amministrazioni “l’aggiornamento periodico dei protocolli anti-contagio convocando o istituendo, dove non è ancora stato fatto, l’apposito comitato per verificarne la corretta applicazione; la messa in atto di tutte le misure organizzative a tutela dei lavoratori e delle lavoratrici; la distribuzione giornaliera degli strumenti di protezione necessari a salvaguardare la salute dei lavoratori e la formazione per il corretto utilizzo dei Dpi e per la gestione dei rapporti con il pubblico degli uffici; la dematerializzazione dei processi lavorativi in modo da permettere la continuità a distanza dei servizi ai cittadini; l’applicazione diffusa del lavoro agile per non gravare sul sistema dei trasporti e contribuire a ridurre le occasioni di contagio, partendo dalla percentuale minima del 50 per cento prevista dalla normativa; la promozione dei test sierologici a cadenza periodica; la sanificazione professionale giornaliera degli ambienti e gli interventi di sanificazione straordinaria in presenza di casi Covid-19”.

“In questo momento ogni ente – conclude Cgil – con i suoi amministratori, i dirigenti e tutti i lavoratori e le lavoratrici, ha la responsabilità di fare la sua parte per garantire le persone ed i servizi pubblici“.

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