Coldiretti: “Buco da 200 milioni per gli agriturismi toscani”

La preoccupazione dell'associazione di categoria: "Aziende al collasso per le restrizioni"

Un buco di 200 milioni per gli agriturismi toscani, stretti tra lo stop della zona arancione e il crollo del turismo, con il rischio di compromettere il Natale.

È quanto emerge da un’analisi di Coldiretti Toscana e Terranostra Campagna Amica Toscana in merito all’emergenza Covid, con l’ingresso della Toscana nella zona arancione a partire da domani (11 novembre) classificata tra le regioni con ‘uno scenario di elevata gravità e un livello di rischio alto’.

“È un duro colpo inferto ai nostri agriturismi, ed alle imprese agricole collegate, che nel periodo del lungo lockdown da marzo a maggio sono stati al collasso per la chiusura della strutture. Il primo lockdown ha azzerato le presenze in campagna nei tradizionali weekend di primavera e di Pasqua mentre durante l’estate ha pesato l’assenza praticamente totale degli stranieri che in alcune regioni rappresenta la maggioranza degli ospiti degli agriturismi – denuncia Fabrizio Filippi, presidente di Coldiretti Toscana – In Italia sono 24mila gli agriturismi che offrono la possibilità di stare all’aria aperta lontano dalle preoccupazioni e di questi ben 4500 si trovano in Toscana dove leader dell’ospitalità agrituristica regionale è Siena con 1150 aziende seguita da Grosseto con 960 e Firenze con 600. I posti letto dell’agriturismo toscano contano 31mila camere e 700 piazzole che accolgono oltre 60mila persone”.

“È importante aver chiarito – aggiunge Luca Serafini presidente di Terranostra Campagna Amica Toscana – che è possibile negli agriturismi offrire pasti ai clienti che vi alloggiano anche nelle zone arancioni dove la ristorazione è vietata, perché la Faq del governo chiarisce i contenuti del decreto consentendo senza limiti di orario la ristorazione solo all’interno della struttura ricettiva in cui si è alloggiati”.

“Sulle aree del territorio nazionale caratterizzate da uno scenario di elevata gravità e in quelle di massima gravità – sottolinea Coldiretti Toscana – il nuovo decreto sospende tutte le attività di ristorazione e quindi, anche la somministrazione di pasti e bevande da parte degli agriturismi. Si tratta – precisa la Coldiretti – di un colpo drammatico a più di una azienda agrituristica su 5 attiva livello nazionale con la cancellazione di oltre 140mila posti a tavola”.

“Nelle zone critiche rosse e arancioni è infatti consentita la sola consegna a domicilio – continua la Coldiretti – nonché fino alle 22 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle vicinanze dei locali. Limitazioni permangono però anche sulla parte del territorio nazionale fuori dalle due fasce più critiche dove – evidenzia la Coldiretti – le attività di ristorazione sono consentite solo dalle ore 5 alle 18 con la possibilità sempre della consegna a domicilio, nonché fino alle 22 della ristorazione con asporto. Per la gran parte delle aziende, che si trovano lontano dai centri urbani, la pausa pranzo non è sufficiente per garantire la copertura dei costi e quindi si preferisce chiudere. Una situazione di crisi che rischia di essere aggravata dalle lentezze della burocrazia per l’arrivo degli aiuti alle aziende. Servono quindi ristori immediati per non far chiudere per sempre attività che rappresentano un modello di turismo sostenibile grazie ai primati nazionali sul piano ambientale ed enogastronomico”.

“Le limitazioni alle attività di impresa devono dunque prevedere un adeguato sostegno economico e iniezioni di liquidità lungo tutta la filiera – conclude il presidente Filippi – e interventi a fondo perduto per salvare gli agriturismi, un esempio straordinario del turismo rurale ed enogastronomico. Gli agriturismi, spesso situati in zone isolate della campagna in strutture familiari con un numero contenuto di posti letto e a tavola e con ampi spazi all’aperto, sono forse i luoghi dove è più facile garantire il rispetto delle misure di sicurezza per difendersi dal contagio fuori dalle mura domestiche”.

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