Crisi e chiusure per il covid19, i negozi in sciopero fiscale

Confcommercio: "Una protesta legittima, le nostre imprese non ce la fanno ad andare avanti"

Confcommercio Toscana lancia lo sciopero fiscale per 50 mila imprese della nostra regione. E Confcommercio Province di Lucca e Massa Carrara si allinea, rilanciando con forza questo messaggio anche sui territorio di propria competenza.

Nella mattinata di oggi (20 novembre) la presidente della confederazione a livello regionale Anna Lapini ha scritto al presidente nazionale Carlo Sangalli per comunicare che 50 mila imprese toscane non pagheranno più tasse e imposte. “Una forma di protesta – spiega il presidente di Confcommercio Lucca e Massa Carrara Rodolfo Pasquini – alla quale la categoria si sente costretta da mille validissimi motivi, ultimo dei quali uno che supera e comprende tutti gli altri: le nostre aziende non hanno più risorse e preferiamo continuare a pagare prioritariamente dipendenti e fornitori rispetto ad uno Stato che non comprende, anzi calpesta, le nostre ragioni di esistere”.

Nulla a che fare con l’evasione o l’elusione fiscale, dunque – fenomeni che l’associazione di categoria condanna – ma una ribellione pacifica e silenziosa contro un sistema statale che continua a trattare le imprese e i professionisti come “bancomat”, senza tutela né rispetto, spiegano da Confcommercio.

Prima dell’era Covid, solo in Toscana le imprese di commercio, turismo e servizi (214 mila sul totale di oltre 410 mila) garantivano il 75% del Pil (77 miliardi di euro) e il 64% dell’occupazione con 718 mila lavoratori impiegati. In dieci anni, dal 2010 al 2019, erano cresciute nel complesso del +4%, contro le performance negative di agricoltura e industria. Poi, nel 2020, il brusco stop imposto dalla pandemia, che già ha portato i consumi indietro di trenta anni (in Toscana si sono perduti 2.700 euro a testa, secondo le stime Confcommercio) e che ora rischia di compromettere l’esistenza di un intero sistema imprenditoriale.

“Le nostre aziende – prosegue Pasquini – sono attonite, atterrite e disorientate da una situazione mai vista prima, che sta producendo effetti disastrosi ben al di là di ogni peggiore previsione. E noi che abbiamo chiesto sempre e soltanto di poter lavorare al servizio dei nostri clienti e delle nostre città, ci troviamo oggi nell’impossibilità di farlo per motivi non certo imputabili a nostre responsabilità. Ma mentre ci è di fatto impedito, per legge, di lavorare e quindi di fatturare e di incassare, chi ci governa non si è preoccupato di fermare i costi delle nostre aziende, che invece continuano a correre”.

La situazione ha evidenti risvolti paradossali, come già rimarcato nei giorni scorsi da Confcommercio Lucca e Massa Carrara: “Mentre si prospettano ristori spesso irrisori – insiste Pasquini -, non si è ritenuto neanche di concederci la sospensione della contribuzione fiscale, non considerando che non lavorando, e quindi non incassando, non abbiamo risorse per far fronte a questi impegni. Ma non è finita qui: in base a criteri che ci appaiono incomprensibili, il sacrificio che ci viene chiesto ricade sulle spalle di alcuni e non di tutti. Col rischio di vanificare il sacrificio e, soprattutto, di spostare arbitrariamente i consumi da un settore all’altro. Perché è evidente che se un negozio di abbigliamento o di articoli per la casa non potrà stare aperto in questo periodo, gli acquisti di Natale saranno concentrati su altri settori ai quali invece è concesso di lavorare. È mai possibile che, solo per fare alcuni esempi, i centri commerciali e la grande distribuzione possano trattare la vendita di prodotti che a noi non è consentito vendere, i commercianti su aree pubbliche non siano autorizzati a vendere, per esempio, fiori o calzature per bambini, mentre invece lo sia concesso alle analoghe attività a posto fisso?. Una disparità di trattamento che causa incredulità, rabbia e sconforto. Per questo abbiamo deciso di alzare la voce e fare di tutto per impedire il progetto di liquidazione di un intero settore economico, quello del commercio al dettaglio”.

“Mentre l’evasore fiscale è un ladro della collettività – dice invece il direttore di Confcommercio Lucca e Massa Carrara Sara Giovannini – e come tale va condannato, chi protesta contro l’iniquità dello Stato adottando uno strumento legittimo come lo sciopero fiscale compie un atto ben diverso e ben più condivisibile anche da un punto di vista sociale. Si tratta di una azione di protesta collettiva che rientra nell’ambito dei diritti sanciti dalla Costituzione”.

“I legali ai quali si è rivolta Confcommercio Toscana – conclude Giovannini – hanno così elencato le tasse e imposte che possono essere oggetto di sciopero fiscale, avvertendo però che l’ente creditore del tributo non riscosso potrà comunque pretenderne il pagamento e comminare le relative sanzioni”.

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