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Unicredit per l’Italia: ‘The age of new visions’ fa tappa a Milano con un focus sulla digitalizzazione

Dopo Firenze, si sposta a Milano l’iniziativa realizzata in collaborazione con Pitti Immagine, Camera nazionale della moda italiana, Altaroma e Nomisma

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È sulle potenzialità di un nuovo utilizzo delle risorse digitali che si confronteranno esperti e operatori del comparto, imprenditori e rappresentanti delle istituzioni nel corso della seconda tappa di The age of news visions.

L’iniziativa – organizzata da UniCredit in collaborazione con Pitti Immagine, Camera nazionale della moda italiana, Altaroma e Nomisma che presenterà i risultati di un’analisi condotta su un campione di aziende del Fashion e Luxury italiano – è articolata in tre forum virtuali, dedicati alle strategie di rilancio del comparto moda made in Italy. Tre occasioni di confronto su leve funzionali alla ripresa, come i nuovi modelli di comunicazione, come emerso dal primo incontro a Firenze, lo scorso 10 novembre; l’e-commerce e la digitalizzazione, temi cardine dell’evento in programma oggi a Milano; e la sostenibilità, argomento chiave del terzo e ultimo appuntamento previsto a Roma il prossimo 1 dicembre.

L’incontro di oggi (24 novembre) è aperto dai saluti di benvenuto di Francesco Giordano, Co-Ceo commercial banking Western Europe di UniCredit e di Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine. Il forum, coordinato da Cristiano Seganfreddo, presidente e editore di Flash Art, è arricchito dalle presentazioni di Nomisma e di Carlo Capasa, presidente della Camera nazionale della moda italiana; e dagli interventi di Michele Ciavarella, caporedattore di Style Magazine del Corriere della Sera; Aldo Gotti, direttore generale di Modes; Gaetano Marzotto, presidente Santa Margherita Spa e consigliere di amministrazione di Hugo Boss Ag; Andrea Panconesi, amministratore delegato LuisaViaroma e Giacomo Piazza, co-founder di Twentyfourseven. A chiudere i lavori l’intervento di Lucio Izzi, responsabile corporate sales & marketing di UniCredit.

Francesco Giordano, Co-Ceo commercial banking Western Europe di UniCredit sottolinea: “Come UniCredit affianchiamo e sosteniamo le imprese nella realizzazione delle loro dinamiche di crescita, non solo in termini di supporto finanziario, ma mettendo a loro disposizione le nostre competenze i nostri prodotti innovativi e digitali e la nostra rete internazionale, ancor più in una fase particolare come quella che stiamo vivendo. Abbiamo lavorato assiduamente per mantenere un dialogo costante con imprese, associazioni e istituzioni perché siamo convinti che i grandi cambiamenti in atto necessitano di risposte di sistema. Proprio per questo motivo, a supporto di imprese e famiglie, lo scorso marzo abbiamo lanciato UniCredit per l’Italia. I numeri sono significativi, al 30 settembre le richieste di moratoria da parte delle famiglie erano più di 77 mila per un controvalore di 5,7 miliardi di euro, mentre da parte delle imprese ci sono pervenute più di 138 mila domande pari a 18,4 miliardi. Inoltre, aggiungendo gli interventi previsti dal Decreto Liquidità per le imprese, abbiamo erogato più di 11,5 miliardi di euro a 132 mila aziende italiane e per quanto concerne i finanziamenti fino a 30 mila euro oltre 2,1 miliardi di euro a più di 106 mila aziende. Questo è il nostro modo di essere parte della soluzione”.

Sintesi – L’analisi Nomisma su moda e lusso

Il manifestarsi improvviso dell’emergenza sanitaria ha generato una rivoluzione senza precedenti, facendo nascere nuovi fenomeni e accelerandone altri presenti solo come segnali deboli. È stato chiaro fin da subito come il Covid abbia prodotto su società ed economia effetti che hanno carattere permanente e perdureranno anche nel New Normal. Il Covid ha prodotto un effetto triggered sulla digitalizzazione e ha aperto le porte al futuro. Possiamo ipotizzare che digital non sarà solo la parola del 2020, ma anche dei prossimi anni.

Prima del Covid l’Italia aveva un valore dell’Indice di digitalizzazione dell’economia e della società (Desi) pari a 43,6 contro una media europea di 52,6. Nel 2019, il 90% delle imprese del tessile, abbigliamento e calzature (tra quelle con almeno 10 addetti) poteva contare su una connessione con banda larga (fissa o mobile) e il 47% forniva dispositivi portatili e connessioni mobili ai dipendenti per scopi lavorativi.

Criticità e punti di forza durante l’emergenza sanitaria
Le imprese del settore moda e lusso con il verificarsi dell’emergenza sanitaria e le misure restrittive adottate per limitare il rischio di contagio hanno incontrato ostacoli e criticità connessi alla dimensione fisica della filiera: chiusura dei canali distributivi (44%), sospensione degli eventi fieristici (26%), scarsa digitalizzazione dell’azienda (14%). Allo stesso tempo la presenza sul canale digitale ha rappresentato un punto di forza per un’azienda del Fashion Italiano su quattro (26%). Pur non riuscendo a colmare il vuoto generato dalla temporanea chiusura dei negozi fisici e dalla parallela flessione della domanda, il canale digitale e l’e-commerce hanno rappresentato uno strumento di resilienza in grado di sostenere le vendite e di incrementare l’engagement dei consumatori: comunicando e raccontando il brand e i suoi valori, generando una connessione tra consumatori e azienda e quindi aumentando la loyalty al brand.

Superato il periodo del lockdown è il momento della ripartenza e le imprese italiane del fashion hanno già chiare le strategie necessarie per rispondere agli effetti e ai cambiamenti generati dall’emergenza sanitaria. Tra le leve strategiche è centrale il ricorso alle tecnologie digitali sia nei canali di vendita e fornitura (42%) che nei processi interni (13%) o produttivi (10%). L’emergenza sanitaria ha generato un’accelerazione anche nei processi di alfabetizzazione digitali della società e tra i consumatori italiani acquista maggior appeal la digitalizzazione delle diverse fasi del customer journey, soprattutto nei processi di acquisto di abbigliamento, calzature e accessori. Il canale digital diviene un punto di riferimento tanto nella ricerca di informazioni su prodotto e brand quanto nell’esperienza di acquisto fino al servizio di post-vendita: il 47% degli italiani ricerca online informazioni su azioni e impegni dei brand a riguardo e negli ultimi 6 mesi il 41% dei consumatori ha scoperto almeno un brand di nicchia tramite i social. mentre il 37% ha letto recensioni online su articoli di abbigliamento, calzature o accessori prima di procedere con l’acquisto. Il web è inoltre il luogo in cui i più giovani prendono ispirazione sul proprio stile: il 27% dei Young Millennials e degli appartenenti alla generazioneZ crea il proprio “stile” ispirandosi agli influencer social. Il negozio fisico non perde il suo appeal, ma cambiano le dinamiche: 36% degli online shopper della categoria sfoglia i cataloghi online di abbigliamento, calzature e accessori dei loro brand o catene preferite prima di acquistarli materialmente nei punti vendita fisici.

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